Hans Kelsen e il duplice volto del diritto

di Achille Zarlenga

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Hans Kelsen, di nazionalità austriaca, nasce da una famiglia ebraica di Praga; dopo aver concluso gli studi si dedica all’attività di insegnamento e, nel 1920, redige il progetto della costituzione austriaca. Di formazione neokantiana fu il maggior rappresentante del normativismo politico e lo scritto che lo consacrò all’interno del panorama giuridico fu Das Problem der Souveränität und die Theorie des Völkerrechts (Il problema della sovranità e la teoria del diritto internazionale) uscito nel 1920. Sono proprio questi gli anni in cui, a Vienna, si viene a  costituire l’omonima scuola che ebbe una importanza fondamentale nella fondazione della scienza pura del diritto, Kelsen ― insieme a Verdross e Merkl ― fu infatti uno dei fondatori della Reine Rechtslehre. Scopo principale di questo indirizzo di pensiero era proprio quello di ricondurre il diritto ad un ordinamento giuridico uno e unitario, realizzabile attraverso una concezione ‘monista’. Fu proprio questa la risposta kelseniana alla dilagante crisi instaurata dal dualismo insito nella dottrina del diritto internazionale, teatro di scontro tra un ordinamento giuridico statale e quello che, seguendo il suo procedimento speculativo, viene a chiamarsi «sovra-ordinamento». Nello scritto del ‘20 il praghese si mostra consapevole di un dato essenziale: tale problema reca in nuce la possibilità di «due ordinamenti diversi e dipendenti l’uno dall’altro, o quella di due sistemi di norme gerarchicamente disposti»[1]; prima di continuare è necessario soffermarsi su un concetto essenziale del suo pensiero, quello di norma, più precisamente di “norma fondamentale” (Grundnorm) il cui compito è duplice: da un lato  deve ricondurre in unità tutte le varie fonti del diritto e dall’altro deve evitare il regressum ad infinitum. Continua a leggere

Il sogno in psicoanalisi

di Marco Nicastro

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Re Davide in Blu di Chagall

Il sogno per Freud e i primi analisti

Freud (1913/1915) si interessò al sogno come del resto aveva fatto tutta un’antica tradizione religiosa e filosofica dall’antichità fino al romanticismo, tradizione che vedeva nell’attività onirica un fenomeno importante ma oscuro per la vita dell’uomo che necessitava, proprio per questo, dell’intervento di un interprete accreditato diverso dal soggetto autore del sogno. Continua a leggere

Divisione del desiderio e servitù volontaria

di Silverio Zanobetti 

[Pubblicato in “Passparnous” XXXV, Novembre 2015 (sezione di filosofia “Alphaville”)].

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Étienne de La Boétie

 

Questo intervento è stato proposto in occasione dell’incontro al Gabinetto Viesseux (26 ottobre 2015) organizzato dall’associazione Quinto Alto. Gli altri interventi (di Giuseppe Panella e FrancescoMaria Tedesco) problematizzavano la questione da angolature sì diverse, riuscendo però a sviluppare, durante l’incontro, un dialogo vivace e stringente sul tema oggetto di dibattito e sull’attualità politica. I punti emersi grazie al dibattito e ai loro interventi meriterebbero spazio in queste pagine. Quello che segue è soltanto la trascrizione a grandi linee del mio intervento. Il testo di De la Boetie si trova gratuitamente al seguente link: http://www.inventati.org/apm/abolizionismo/boetie/boetie.pdf

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COME CURA LA PSICOANALISI LACANIANA

di Roberto Pozzetti

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Introduzione

La psicoanalisi sorge come metodo di cura di una serie di disturbi psichici e, in particolar modo, dell’isteria a partire dall’incontro di Breuer e Freud con le loro pazienti. Le estensioni di tale metodo e della teorizzazione che ne è derivata alla lettura di fatti sociali, culturali e politici non ne modifica questo statuto essenziale e non ne fa una visione del mondo, una Weltanschauung. Lo sosteneva lo stesso Freud: “La psicoanalisi, a mio parere, è incapace di crearsi una sua particolare Weltanschauung” .
Molte volte è l’orientamento analitico lacaniano a instillare questo dubbio tanto che molti si chiedono se i lacaniani pratichino effettivamente la psicoanalisi e non compiano soltanto delle mere astrazioni, analoghe a quelle dei filosofi.
Lacan fu, al contrario, un clinico rigoroso il quale si dedicò ogni giorno alla pratica della psicoanalisi, dal 1944 presso Rue De Lille, 5. Mantenne un legame con la clinica psichiatrica per tutta la sua vita svolgendo conferenze e incontri di formazione in centri ospedalieri di Parigi e di altre città francesi . Continua a leggere

Sergio Benvenuto, La psicoanalisi e il reale, Orthotes Editrice, Nocera (NA) 2015

benevenuto 1di Alessandra Campo

L’ultimo lavoro di Sergio Benvenuto può essere interpretato, senza troppe forzature, come un saggio sulla realtà della psicoanalisi. Ciò nel duplice senso di un’indagine volta a definirne le condizioni di esistenza, possibilità e validità e, insieme, di un giudizio che ne intavoli (“collocare sulla tavola”) l’essenziale. Continua a leggere