Primo Levi, Ad ora incerta. Poesie. Garzanti, 2004.

di Marco Nicastro 

garzanti_levi_adoraincerta_25Sebbene Franco Fortini in una delle note critiche inserite alla fine della raccolta convenga – del resto in accordo con l’Autore – sulla “debolezza” qualitativa e tematica di queste poesie, personalmente sono convinto del contrario: si tratta di veri componimenti poetici, liricamente consapevoli, se intendiamo per poesia e per lirica la capacità di esprimere profondamente la tragicità e l’intensità della vita attraverso un proprio autentico timbro ed una propria peculiare modalità d’espressione (in tal senso la poesia non è strettamente legata al verso e si può essere molto poetici anche scrivendo in prosa; ciò emerge molto chiaramente dagli scritti più ispirati del Levi prosatore).  Continua a leggere

Crisi di coppia ? Bisogna essere in tre per amare

di Roberto Pozzetti

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“Chiunque sia toccato da Eros,

anche se fino allora digiuno di abilità poetica,

diventa un poeta”

(Agatone, Simposio di Platone)

  1. L’ascolto delle trame d’amore

All’alba di ogni lunedì, dopo la pausa del weekend, ricominciamo con entusiasmo ad accogliere, ascoltare e sostenere degli esseri umani. A dedicare buona parte della nostra esistenza ad aiutare, in varie forme, coloro che ci pongono una domanda di disponibilità e di presenza. Nella tranquillità della stanza, in uno spazio riservato, in un tempo soggettivo di quiete pacificante riprendiamo ad impegnarci nella nostra principale passione: quella della psicoanalisi e della clinica di orientamento psicoanalitico applicata a svariate situazioni, ognuna con la sua singolarità. Fra di loro, la sofferenza dovuta all’attraversamento di una separazione conflittuale riveste un posto davvero eminente. Effettivamente spicca l’ambito delle separazioni nella nostra esperienza sia per la frequenza di tale passaggio così diffuso nella contemporaneità sia per l’intensità del dolore, arduo da lenire, in questi momenti luttuosi. Continua a leggere

Sergio Benvenuto, Antonio Lucci, Lacan, oggi. Sette conversazioni per capire Lacan, Mimesis, Milano 2014, pagg. 220.

di Fabio Milazzo

[Questa recensione è stata originariamente pubblicata su  Psychiatry On Line Italia – ISSN 1591-0598]

«Lacan, prese le mosse, nel suo “ritorno a Freud”, dalla lettura linguistica dell’intero edificio psicoanalitico,  riassunta da quella che, forse, è la sua formula più nota:

“L’inconscio è strutturato come un linguaggio”. […]

L’inconscio freudiano, infatti, fu motivo di scandalo non tanto per via dell’affermazione secondo cui il Sé razionale è subordinato al ben più vasto dominio dei ciechi istinti irrazionali,

quanto perché esso dimostrò come l’inconscio stesso obbedisca a una grammatica e a una logica sue proprie:

l’inconscio parla e pensa»

Žižek, Leggere Lacan. Guida perversa al vivere contemporaneo, P.25

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Sragioni. Una lettura di Freud attraverso Derrida.

di Brian Vanzo 

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“Ma come troveremo noi stessi in quel vuoto e ripugnante ficcare il naso nelle cose della psiche, in un volgare auto-rispecchiamento?” (M. Heidegger, Seminari di Zollikon, Guida Editore, Milano 2000)

“Non è facile suonare lo strumento della mente” (S. Freud)

Queste pagine di  approfondimento nascono dal desiderio di approcciare in modo eretico – e perciò parziale e non esaustivo, anche se non fazioso – il pensiero freudiano e la sua complessità. Per farlo seguirò le orme di un grande pensatore del ‘900, Jaques Derrida, che ha saputo allargare l’orizzonte della psicoanalisi, fecondandola con i linguaggi e le problematiche della filosofia. Continua a leggere

Note di lettura a: Mario Galzigna Storia di una passione. Poesie. Il Poligrafo, Padova 2011, pp. 119.

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Il tema assai coinvolgente – lo sviluppo e lo spegnersi graduale di una passione amorosa – della silloge poetica di Mario Galzigna, elegantemente edita dal Poligrafo di Padova, viene efficacemente racchiuso in una forma poetica concettuale, in cui le emozioni, le fantasie, le pulsioni e le intemperanze di una relazione sono lucidamente ricondotti ad un ordine superiore (estetico, formale) che l’autore può a volte trovare nella costanza del verso (sempre endecasillabo), a volte nei riferimenti diretti ad altri autori tramite le note inserite alla fine di ogni componimento. Queste rappresentano i contributi di insostituibili illustri compagni con cui il poeta dialoga, in una sorta di coro immaginario, nei momenti di travolgente passione, di sofferenza, di solitudine e senso di vuoto che la fine di un rapporto d’amore sempre lascia dietro di sé.  Anzi, direi che proprio la presenza di questo tipo di note, assolutamente inusuali nei componimenti poetici, costituisca un elemento di originalità che certamente valorizza la raccolta e che fa parte integrante di essa, fornendo quasi le coordinate letterarie e filosofiche per orientarsi nell’esperienza vissuta dall’autore.

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Jünger, Il dolore nell’età della tecnica.

di Achille Zarlenga 

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«Il dolore è una di quelle chiavi che servono ad aprire non solo i segreti dell’animo ma il mondo stesso. Quando ci si avvicina a quei punti in cui l’uomo si mostra all’altezza del dolore, o superiore a esso, si accede alle sorgenti della sua forza e al mistero che si nasconde dietro il suo potere. Dimmi il tuo rapporto con il dolore e ti dirò chi sei!»(1)

E.Jünger, Über den Schmerz, in id. , Blätter und Steine

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Jacques Le Goff, La nascita del Purgatorio, Einaudi, Torino 1996.

nascita_del_purgatoriodi Emanuela Catalano

 

 

«Il Purgatorio supera in poesia il cielo e l’inferno,

 in quanto rappresenta un avvenire del quale entrambi sono privi».

Genio del Cristianesimo, F.-R. de Chateaubriand

 

Rileggendo La nascita del Purgatorio (edito da Einaudi nel 1982), uno dei saggi a mio parere più affascinanti e approfonditi sull’argomento, mi rendo conto di quanto le questioni e gli interrogativi che vertono sul destino dell’anima o, meglio, sulle sue sorti dopo la morte del corpo siano state da sempre oggetto di indagine, di riflessione e di preoccupazione da parte dei più ma anche più semplicemente di mera fascinazione e curiosità. Continua a leggere