Lo stato della poesia italiana contemporanea: cronaca di una morte annunciata.

di Marco Nicastro

«Se alcun libro morale potesse giovare,

io penso che gioverebbero massimamente i poetici:

dico poetici prendendo questo vocabolo largamente,

cioè libri destinati a muovere l’immaginazione;

e intendo non meno di prose che di versi.

Ora io fo poca stima di quella

poesia che, letta e meditata, non lascia al lettore nell’animo un tal sentimento nobile,

che per mezz’ora, gl’impedisca di ammettere un pensier vile,

e di fare un’azione indegna».

Giacomo Leopardi – Operette morali

Giacomo_Leopardi_A-Silvia Continua a leggere

Oggettualizzazione. Di una lettura della persona umana nel rapporto con il sesso

di Alessandro Pizzo 

Una recensione

Nussbaum_Martha2

Nella recente traduzione italiana del saggio Objectification, con il titolo di Persona oggetto, edito dalla Erickson di Trento[1], Martha Nussbaum sdogana il tema caro alla filosofia femminista della riduzione ad oggetto del corpo femminile, svelando come nelle dinamiche sessuali l’oggettualizzazione non corrisponda puntualmente ed inevitabilmente con la mercificazione del corpo altrui e come, piuttosto, nelle persone durante gli atti erotici pulsino ben altri moventi e ben altre personalità, non per forza negative e non per forza brutalizzanti la persona femminile o il ruolo sociale da essa giocata.  Continua a leggere

“Delle stelle l’occaso, e nell’incontro, l’oriente: de-siderare (?) d’esser-ci”

Di Giancarlo Pera 

“Perché noi occidentali crediamo nelle stelle e negli oroscopi che cadono dalle stelle

e abbiamo dimenticato che i nostri gesti lenti, agili o violenti

modificano le stelle, il loro equilibrio, la loro luce, il loro giro?”

Umberto Galimberti, 1989

palomar

Albrecht Dürer, Il disegnatore della donna sdraiata, 1538, immagine voluta da Italo Calvino per la copertina di “Palomar” (1983)

Avevo lasciato Palomar, dramatis persona che ‘di ciò che sa diffida’ nel mentre che ‘ciò che ignora tiene il suo animo sospeso’, sulla sua sdraio, in una ‘bella notte stellata’ che ‘soverchiato, insicuro, s’innervosisce sulle mappe celesti come su orari ferroviari scartabellati in cerca di una coincidenza. (…) contorcendosi verso sud o verso nord, ogni tanto accendendo la lampadina e avvicinandosi al naso le carte che tiene dispiegate sui ginocchi’. Continua a leggere

Paolo Quintili, L’illuminismo a fumetti, l’illuminismo inglese e scozzese, Editori Riuniti, Roma 2001.

di Francesco Clemente 

quintiliA distanza di un po’ più di un decennio dalla sua prima uscita, il libro  a fumetti di Paolo Quintili intitolato «L’Illuminismo a fumetti», «l’illuminismo inglese e scozzese» spicca per ironia e spirito innovativo nella trattazione di argomenti storico-filosofici riferiti a più di tre secoli fa. Continua a leggere

Massimo Recalcati, L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Einaudi, Torino 2014, pp. 160.

di Emanuela Catalano 

Perché ci si droga? Non lo capisco, ma in qualche modo lo spiego. Ci si droga per mancanza di cultura.
Parlo, s’intende, della grande maggioranza o della media dei drogati. È chiaro che chi si droga lo fa per riempire un vuoto, un’assenza di qualcosa, che dà smarrimento e angoscia. È un sostituto della magia. Ernesto De Martino lo chiama “paura della perdita della propria presenza”; e i primitivi, appunto, riempiono questo vuoto ricorrendo alla magia, che lo spiega e lo riempie.
Nel mondo moderno, l’alienazione dovuta al condizionamento della natura è sostituita dall’alienazione dovuta al condizionamento della società: passato il primo momento di euforia (illuminismo, scienza, scienza applicata, comodità, benessere, produzione e consumo), ecco che l’alienato comincia a trovarsi solo con se stesso: egli, quindi, come il primitivo, è terrorizzato dall’idea della perdita della propria presenza.
In realtà, tutti ci droghiamo. Io (che sappia) facendo cinema, altri stordendosi in qualche altra attività. L’azione ha sempre una funzione di droga. “Che” Guevara si drogava attraverso l’azione rivoluzionaria […]; anche il lavoro che serve a “produrre” è una specie di droga. Ciò che salva dalla droga vera e propria (cioè dal suicidio) è sempre una forma di sicurezza culturale. Tutti coloro che si drogano sono culturalmente insicuri. Il passaggio da una cultura umanistica a una cultura tecnica pone in crisi la nozione stessa di cultura. Vittime di questa crisi sono soprattutto i giovani. Ecco perché ci sono tanti giovani che si drogano. Mancare di certezze culturali, e quindi della possibilità di riempire il proprio vuoto di alienati, se non altro per mezzo dell’autoanalisi e della coscienza (individuale e di classe), vuol dire, in termini banali, anche essere ignoranti. La crisi della cultura fa sì, infatti, che molti giovani siano letteralmente ignoranti. Insomma, che non leggano più, o che non leggano con amore”.

Pier Paolo Pasolini
da “Il Tempo”, 28 dicembre 1968

ora-di-lezioneVoglio prendere spunto da questa citazione di Pasolini per parlare dell’ultimo libro di Recalcati, il quale, in una disamina molto dettagliata e convincente, dipana una questione delicata e di grande attualità che, come tale, ci riguarda tutti: mi riferisco ancora una volta alla scuola, non perché ci lavori e su di esso verta tutta la mia attenzione o perché assorba tutte le mie energie ‘mentali’ ma perché non è possibile prescindere o eludere la questione dell’educazione e istruzione delle nuove generazioni tout court. Continua a leggere

Silvia Vizzardelli, Io mi lascio cadere. Estetica e psicoanalisi, Quodlibet, Macerata 2014.

quodlibetdi Alessandra Campo 

“Non è dato alla natura umana di essere nelle cose ma di cadere in esse”[1].

Si cade. Per terra, dalle nuvole, tra le braccia di qualcuno o spinti da un demone. Si cade, sul posto, in un punctum, caecum. Punto estetico in cui inizio e fine coincidono e che, secondo il poeta persiano Omar Khayyam, vissuto nel XII secolo, è la vita vera. “C’è un momento in mezzo, tra sobrietà ed ebbrezza”[1], in cui si cade, anzi meglio, si asseconda la caduta. Continua a leggere