Thomas Metzinger, Il tunnell dell’io. Scienza della mente e mito del soggetto, Raffaello Cortina, 2010

di Fabio Milazzo

“Io” sono un simulacro.

Questa brutale affermazione è una delle “verità”scientifiche maggiormente condivise dalla comunità di scienziati che si occupa di “studiare la mente” (anche se, forse pochi la sottoscriverebbero in questa forma).

 Il sè, ciò a cui siamo maggiormente legati, ciò che orienta le nostre scelte, le nostre decisioni, ciò per cui ci affanniamo, lottiamo, gioiamo, amiamo, ciò che difendiamo come il bene più prezioso, non è altro che un’illusione. Questo affermano le neuroscienze. Per inciso ricordo che l’intera tradizione buddhista si sostiene su un assunto simile secondo il quale: noi non siamo. O, per meglio dire: noi, come tutto ciò che c’è,  siamo una vacuità.

Thomas Metziger, un filosofo che si occupa di problematiche legate allo studio della mente, in un recente volume edito per i tipi della Raffaello Cortina, analizza e critica quello che definisce come “il mito del soggetto”.

L’affermazione, come dicevo, non è nuova. Gli studi che possiamo definire post-cartesiani, sia in ambito filosofico che in quello delle scienze della mente, sono abbastanza perentori: “non esiste una cosa simile a quello che comunemente chiamiamo sè . Non esiste quella sostanza sulla quale abbiamo eretto la nostra civiltà, diremmo enfaticamente. Al contrario di ciò che la maggior parte delle persone crede, nessuno è mai stato o ha mai avuto un sè”(Metzinger). 

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