Il sogno in psicoanalisi

di Marco Nicastro

chagall

Re Davide in Blu di Chagall

Il sogno per Freud e i primi analisti

Freud (1913/1915) si interessò al sogno come del resto aveva fatto tutta un’antica tradizione religiosa e filosofica dall’antichità fino al romanticismo, tradizione che vedeva nell’attività onirica un fenomeno importante ma oscuro per la vita dell’uomo che necessitava, proprio per questo, dell’intervento di un interprete accreditato diverso dal soggetto autore del sogno. Continua a leggere

Sergio Benvenuto, La psicoanalisi e il reale, Orthotes Editrice, Nocera (NA) 2015

benevenuto 1di Alessandra Campo

L’ultimo lavoro di Sergio Benvenuto può essere interpretato, senza troppe forzature, come un saggio sulla realtà della psicoanalisi. Ciò nel duplice senso di un’indagine volta a definirne le condizioni di esistenza, possibilità e validità e, insieme, di un giudizio che ne intavoli (“collocare sulla tavola”) l’essenziale. Continua a leggere

Massimo Recalcati, L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Einaudi, Torino 2014, pp. 160.

di Emanuela Catalano 

Perché ci si droga? Non lo capisco, ma in qualche modo lo spiego. Ci si droga per mancanza di cultura.
Parlo, s’intende, della grande maggioranza o della media dei drogati. È chiaro che chi si droga lo fa per riempire un vuoto, un’assenza di qualcosa, che dà smarrimento e angoscia. È un sostituto della magia. Ernesto De Martino lo chiama “paura della perdita della propria presenza”; e i primitivi, appunto, riempiono questo vuoto ricorrendo alla magia, che lo spiega e lo riempie.
Nel mondo moderno, l’alienazione dovuta al condizionamento della natura è sostituita dall’alienazione dovuta al condizionamento della società: passato il primo momento di euforia (illuminismo, scienza, scienza applicata, comodità, benessere, produzione e consumo), ecco che l’alienato comincia a trovarsi solo con se stesso: egli, quindi, come il primitivo, è terrorizzato dall’idea della perdita della propria presenza.
In realtà, tutti ci droghiamo. Io (che sappia) facendo cinema, altri stordendosi in qualche altra attività. L’azione ha sempre una funzione di droga. “Che” Guevara si drogava attraverso l’azione rivoluzionaria […]; anche il lavoro che serve a “produrre” è una specie di droga. Ciò che salva dalla droga vera e propria (cioè dal suicidio) è sempre una forma di sicurezza culturale. Tutti coloro che si drogano sono culturalmente insicuri. Il passaggio da una cultura umanistica a una cultura tecnica pone in crisi la nozione stessa di cultura. Vittime di questa crisi sono soprattutto i giovani. Ecco perché ci sono tanti giovani che si drogano. Mancare di certezze culturali, e quindi della possibilità di riempire il proprio vuoto di alienati, se non altro per mezzo dell’autoanalisi e della coscienza (individuale e di classe), vuol dire, in termini banali, anche essere ignoranti. La crisi della cultura fa sì, infatti, che molti giovani siano letteralmente ignoranti. Insomma, che non leggano più, o che non leggano con amore”.

Pier Paolo Pasolini
da “Il Tempo”, 28 dicembre 1968

ora-di-lezioneVoglio prendere spunto da questa citazione di Pasolini per parlare dell’ultimo libro di Recalcati, il quale, in una disamina molto dettagliata e convincente, dipana una questione delicata e di grande attualità che, come tale, ci riguarda tutti: mi riferisco ancora una volta alla scuola, non perché ci lavori e su di esso verta tutta la mia attenzione o perché assorba tutte le mie energie ‘mentali’ ma perché non è possibile prescindere o eludere la questione dell’educazione e istruzione delle nuove generazioni tout court. Continua a leggere

Sergio Benvenuto, Antonio Lucci, Lacan, oggi. Sette conversazioni per capire Lacan, Mimesis, Milano 2014, pagg. 220.

di Fabio Milazzo

[Questa recensione è stata originariamente pubblicata su  Psychiatry On Line Italia – ISSN 1591-0598]

«Lacan, prese le mosse, nel suo “ritorno a Freud”, dalla lettura linguistica dell’intero edificio psicoanalitico,  riassunta da quella che, forse, è la sua formula più nota:

“L’inconscio è strutturato come un linguaggio”. […]

L’inconscio freudiano, infatti, fu motivo di scandalo non tanto per via dell’affermazione secondo cui il Sé razionale è subordinato al ben più vasto dominio dei ciechi istinti irrazionali,

quanto perché esso dimostrò come l’inconscio stesso obbedisca a una grammatica e a una logica sue proprie:

l’inconscio parla e pensa»

Žižek, Leggere Lacan. Guida perversa al vivere contemporaneo, P.25

Continua a leggere

Sragioni. Una lettura di Freud attraverso Derrida.

di Brian Vanzo 

derrida

“Ma come troveremo noi stessi in quel vuoto e ripugnante ficcare il naso nelle cose della psiche, in un volgare auto-rispecchiamento?” (M. Heidegger, Seminari di Zollikon, Guida Editore, Milano 2000)

“Non è facile suonare lo strumento della mente” (S. Freud)

Queste pagine di  approfondimento nascono dal desiderio di approcciare in modo eretico – e perciò parziale e non esaustivo, anche se non fazioso – il pensiero freudiano e la sua complessità. Per farlo seguirò le orme di un grande pensatore del ‘900, Jaques Derrida, che ha saputo allargare l’orizzonte della psicoanalisi, fecondandola con i linguaggi e le problematiche della filosofia. Continua a leggere

Mladen Dolar, La voce del padrone. Una teoria della voce tra arte, politica e psicoanalisi, Orthotes editrice, Napoli-Salerno 2014, pagg. 217.

di Fabio Milazzo 

[Questa recensione è stata originariamente pubblicata su  Psychiatry On Line Italia – ISSN 1591-0598]

«Mladen Dolar non sembra un idiota e non parla come un idiota,

ma non lasciatevi ingannare-

Mladen Dolar non è un idiota»

Slavoj Žižek

 

 

dolarMladen Dolar, con Alenka Zupančič, è il fondatore della Scuola Psicoanalitica di Ljubljana, giunta alla ribalta internazionale sulla scorta dei successi editoriali di un altro suo membro: Slavoj Žižek. Proprio quest’ultimo, in diversi contesti, ha fatto frequenti riferimenti al suo «amico marxista Mladen Dolar» tessendone le lodi per le capacità analitiche e teoretiche dimostrate[1]. Abilità che vengono alla luce nel volume «La voce del padrone, una teoria della voce tra arte, politica e psicoanalisi», pubblicato per le edizioni Orthotes e magistralmente curato da Luigi Francesco Clemente. Il testo, originariamente pubblicato da MIT Press nella collana diretta proprio da Žižek, «Short Circuits», focalizza un aspetto dell’esperienza umana su cui poco si è spesa la filosofia: la voce. Ad eccezioni delle brillanti analisi di Derrida, sviluppate in particolare in «La voce e il fenomeno», l’argomento ha avuto un posto marginale nell’agone filosofico che perlopiù ne ha valutato il ruolo strumentale e subordinato in ordine alla produzione delle idee. In ciò ha ovviamente pesato una metafisica della presenza che storicamente ha fatto della voce il canale di trasmissione privilegiato della ratio, all’interno di un sistema di pensiero che si è identificato principalmente con il Logos. In tale ottica Derrida ha criticato proprio il presunto carattere metafisico della voce, strumentoprivilegiato per l’affermazione dell’irriflesso principio della presenza secondo il quale l’Essere è ridotto ad un ente pronto e disponibile per le esigenze logocentriche del soggetto. Continua a leggere

I FILOSOFI, PRECURSORI DEGLI PSICOANALISTI

di Roberto Pozzetti 

Lacan2

 

La psicoanalisi ha sempre intrattenuto un fitto dibattito con numerose opere filosofiche, situate in diversi momenti e luoghi della storia dell’elaborazione del sapere. Non a caso, Freud definiva i filosofi “nostri precursori”. Troviamo in effetti di frequente questi riferimenti nei testi del padre della psicoanalisi, uomo di modeste origini, non privo comunque di una onesta formazione intellettuale ma che non amava il fumoso addensarsi di questioni di certa filosofia tanto da definire la dialettica idealista, anche nella sua derivazione marxiana, “un sedimento di quell’oscura filosofia di Hegel”[1]. In quali ambiti Freud cita i filosofi ? Leggendo le sue Opere, nella loro evoluzione, possiamo facilmente accorgerci che tali citazioni si situano quasi sempre in riferimento ad una precisa tematica, basilare nella psicoanalisi: quella della pulsione. Nel Trieb troviamo difatti una via di volta essenziale della psicoanalisi e Lacan la includeva fra i quattro concetti fondamentali della psicoanalisi con inconscio, transfert e ripetizione. Continua a leggere