Hans Kelsen e il duplice volto del diritto

di Achille Zarlenga

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Hans Kelsen, di nazionalità austriaca, nasce da una famiglia ebraica di Praga; dopo aver concluso gli studi si dedica all’attività di insegnamento e, nel 1920, redige il progetto della costituzione austriaca. Di formazione neokantiana fu il maggior rappresentante del normativismo politico e lo scritto che lo consacrò all’interno del panorama giuridico fu Das Problem der Souveränität und die Theorie des Völkerrechts (Il problema della sovranità e la teoria del diritto internazionale) uscito nel 1920. Sono proprio questi gli anni in cui, a Vienna, si viene a  costituire l’omonima scuola che ebbe una importanza fondamentale nella fondazione della scienza pura del diritto, Kelsen ― insieme a Verdross e Merkl ― fu infatti uno dei fondatori della Reine Rechtslehre. Scopo principale di questo indirizzo di pensiero era proprio quello di ricondurre il diritto ad un ordinamento giuridico uno e unitario, realizzabile attraverso una concezione ‘monista’. Fu proprio questa la risposta kelseniana alla dilagante crisi instaurata dal dualismo insito nella dottrina del diritto internazionale, teatro di scontro tra un ordinamento giuridico statale e quello che, seguendo il suo procedimento speculativo, viene a chiamarsi «sovra-ordinamento». Nello scritto del ‘20 il praghese si mostra consapevole di un dato essenziale: tale problema reca in nuce la possibilità di «due ordinamenti diversi e dipendenti l’uno dall’altro, o quella di due sistemi di norme gerarchicamente disposti»[1]; prima di continuare è necessario soffermarsi su un concetto essenziale del suo pensiero, quello di norma, più precisamente di “norma fondamentale” (Grundnorm) il cui compito è duplice: da un lato  deve ricondurre in unità tutte le varie fonti del diritto e dall’altro deve evitare il regressum ad infinitum. Continua a leggere

Jacques Le Goff, La nascita del Purgatorio, Einaudi, Torino 1996.

nascita_del_purgatoriodi Emanuela Catalano

 

 

«Il Purgatorio supera in poesia il cielo e l’inferno,

 in quanto rappresenta un avvenire del quale entrambi sono privi».

Genio del Cristianesimo, F.-R. de Chateaubriand

 

Rileggendo La nascita del Purgatorio (edito da Einaudi nel 1982), uno dei saggi a mio parere più affascinanti e approfonditi sull’argomento, mi rendo conto di quanto le questioni e gli interrogativi che vertono sul destino dell’anima o, meglio, sulle sue sorti dopo la morte del corpo siano state da sempre oggetto di indagine, di riflessione e di preoccupazione da parte dei più ma anche più semplicemente di mera fascinazione e curiosità. Continua a leggere

F.Furet-D.Richet, La rivoluzione Francese, Laterza, Bari 1974 (ed. orig. 1965-1966), pagg. XIII-684.

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di Fabio Milazzo

La storiografia che si è occupata della Rivoluzione francese, per forza di cose, è sempre stata militante. Per le ricadute che l’avvenimento ha avuto sulla tarda modernità e sul XX secolo innanzitutto. Basti pensare  all’influenza che concetti quali quello di «Nazione»[1] e di «giacobinismo» hanno avuto per la geografia politica del Novecento per rendersi conto che ogni presa di posizione sulla madre di tutte le rivoluzioni ha un significato politico. E’ il principale motivo delle feroci polemiche che seguono ogni ermeneutica storiografica che si discosta dalla vulgata. Continua a leggere

Maddalena Rostagno, Andrea Gentile, Il suono di una sola mano. Storia di mio padre Mauro Rostagno, Il Saggiatore, Milano 2011.

Rostagnodi Emanuela Catalano

Venticinque anni fa, il 26 settembre 1988, il giornalista Mauro Rostagno veniva assassinato a Trapani, in Sicilia, in un agguato di stampo mafioso. Aveva 46 anni. Il processo contro i suoi presunti assassini inizia nell’aula bunker del tribunale di Trapani ventitré anni dopo. I tempi della giustizia, si sa, sono lenti.

È un ritratto bellissimo e struggente, quello che emerge dal libro di Maddalena Rostagno; non deve essere stato facile per lei, a distanza di anni dall’omicidio di Mauro, rovistare tra i ricordi, alla ricerca di quella verità per troppo tempo disattesa ed elusa e della sete di giustizia in quelle carte giudiziarie, dominando la sua rabbia e facendo fronte a quel dolore ancora troppo forte per la prematura e ingiusta perdita del padre. Ma lei ce l’ha fatta e ci restituisce un ritratto tenero, commovente e lucidissimo del padre, delle sue mille vite e dell’amore che nutrì nei suoi confronti. Ha scritto di lui Adriano Sofri: “Di tutti quelli che ho conosciuto, era il più pronto a prendersele tutte le vite che abbiamo in offerta”. Continua a leggere

Lucia Barbera, L’assistenza all’infanzia abbandonata nella Sicilia d’età borbonica, Aracne, Roma 2012, pagg. 440.

lucia barberadi Emanuela Catalano

È con un misto di commozione e orgoglio che mi accingo oggi a recensire  l’imponente libro di Lucia Barbera, frutto di dura fatica, lungo e meticoloso lavoro di ricerca, innumerevoli notti in bianco, immane passione e dedizione assoluta. L’opera colpisce per il tema trattato, un capitolo troppo spesso e molto volentieri “dimenticato” dalla storiografia tradizionale; non se ne trova infatti traccia né nei manuali di storia del liceo, se non in qualche breve appendice in calce ai capitoli, o ‘moduli’ per usare una terminologia oggi più in voga, né tanto meno l’argomento trattato della Barbera è frutto di studio serio e sistematico, indagine e approfondimento nelle Facoltà universitarie italiane. Fortunatamente numerosi studi e convegni stanno riportando in auge questo tema, specie a livello europeo, nella speranza che la conoscenza e la discussione di queste tematiche possano sensibilizzare la popolazione vis-à-vis di un argomento così delicato.

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Giovanni Arrighi e l’eterno ritorno del Capitale.

di Fabio Milazzo

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I Cicli di accumulazione del Capitale.

“Crisi” è uno di quei termini che quotidianamente vengono fatti rimbombare nelle nostre orecchie e che, proprio per questo, spesso, assumono il valore di rumore di fondo. Lo statuto ordinario depotenzia questi termini e li rende indifferenti per il nostro sistema percettivo che non li si discrimina più cognitivamente.

Porre sotto attenzione questo “silenzio del rumore” equivale a significarlo, a riscoprirlo, ad indagarlo nelle sue componenti troppo spesso celate nelle pieghe dell’ordinario.

Crisi, capitalismo e finanza, sono concetti che devono essere tratti fuori da quello stato di invisibilità dovuto alla loro soverchiante evidenza, proprio come la “lettera” di E.A.Poe che si cela perché sta sempre davanti all’osservatore che non riesce a distinguerla dallo sfondo. Continua a leggere

Lucy Riall, Risorgimento. Storia e interpretazioni, Donzelli ed., Roma 2007, pagg. VIII-183.

di Fabio Milazzo

Lucy Riall è una storica irlandese, insegna al Birkbeck College dell’Università di Londra, dove tiene la cattedra di Comparative History of Europe (19th to 20th centuries). I suoi interessi vertono sulla storia d’Italia, in particolare su quella del Mezzogiorno in epoca “Risorgimentale”. Come tanti altri studiosi prima di lei, pensiamo a H.Bresc, D.Abulafia, M. Aymard, solo per fare dei nomi, ha eletto il Sud d’Italia a baricentro gravitazionale dei propri interessi di storica. A differenza di altri, in mente ho soprattutto il nome di Denis Mack Smith, il suo lavoro non è viziato da quella distorsione concettuale che vizia tanti studiosi che si approcciano ad una galassia per molti versi “troppo” conosciuta ma per lo più attraverso “luoghi comuni” e categorie vacue.

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