Hans Kelsen e il duplice volto del diritto

di Achille Zarlenga

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Hans Kelsen, di nazionalità austriaca, nasce da una famiglia ebraica di Praga; dopo aver concluso gli studi si dedica all’attività di insegnamento e, nel 1920, redige il progetto della costituzione austriaca. Di formazione neokantiana fu il maggior rappresentante del normativismo politico e lo scritto che lo consacrò all’interno del panorama giuridico fu Das Problem der Souveränität und die Theorie des Völkerrechts (Il problema della sovranità e la teoria del diritto internazionale) uscito nel 1920. Sono proprio questi gli anni in cui, a Vienna, si viene a  costituire l’omonima scuola che ebbe una importanza fondamentale nella fondazione della scienza pura del diritto, Kelsen ― insieme a Verdross e Merkl ― fu infatti uno dei fondatori della Reine Rechtslehre. Scopo principale di questo indirizzo di pensiero era proprio quello di ricondurre il diritto ad un ordinamento giuridico uno e unitario, realizzabile attraverso una concezione ‘monista’. Fu proprio questa la risposta kelseniana alla dilagante crisi instaurata dal dualismo insito nella dottrina del diritto internazionale, teatro di scontro tra un ordinamento giuridico statale e quello che, seguendo il suo procedimento speculativo, viene a chiamarsi «sovra-ordinamento». Nello scritto del ‘20 il praghese si mostra consapevole di un dato essenziale: tale problema reca in nuce la possibilità di «due ordinamenti diversi e dipendenti l’uno dall’altro, o quella di due sistemi di norme gerarchicamente disposti»[1]; prima di continuare è necessario soffermarsi su un concetto essenziale del suo pensiero, quello di norma, più precisamente di “norma fondamentale” (Grundnorm) il cui compito è duplice: da un lato  deve ricondurre in unità tutte le varie fonti del diritto e dall’altro deve evitare il regressum ad infinitum. Continua a leggere

COME CURA LA PSICOANALISI LACANIANA

di Roberto Pozzetti

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Introduzione

La psicoanalisi sorge come metodo di cura di una serie di disturbi psichici e, in particolar modo, dell’isteria a partire dall’incontro di Breuer e Freud con le loro pazienti. Le estensioni di tale metodo e della teorizzazione che ne è derivata alla lettura di fatti sociali, culturali e politici non ne modifica questo statuto essenziale e non ne fa una visione del mondo, una Weltanschauung. Lo sosteneva lo stesso Freud: “La psicoanalisi, a mio parere, è incapace di crearsi una sua particolare Weltanschauung” .
Molte volte è l’orientamento analitico lacaniano a instillare questo dubbio tanto che molti si chiedono se i lacaniani pratichino effettivamente la psicoanalisi e non compiano soltanto delle mere astrazioni, analoghe a quelle dei filosofi.
Lacan fu, al contrario, un clinico rigoroso il quale si dedicò ogni giorno alla pratica della psicoanalisi, dal 1944 presso Rue De Lille, 5. Mantenne un legame con la clinica psichiatrica per tutta la sua vita svolgendo conferenze e incontri di formazione in centri ospedalieri di Parigi e di altre città francesi . Continua a leggere

La flipped classroom. Invertire la dinamica di insegnamento – apprendimento

di Alessandro Pizzo

la-classe-capovolta-libro-74151Una recensione “estesa”

Maurizio Maglioni e Fabio Biscaro hanno pubblicato con la Erickson una breve guida sul flipped learning, ovvero su una nuova metodologia didattica che promette di rinnovare la funzione propria del docente migliorandone la presa sui propri alunni, e, per logica conseguenza, le prestazioni scolastiche di questi ultimi.

Punto di partenza della guida è la presa di coscienza del «mutamento profondo» (p. 13) della comunità scolastica che ha eroso la stessa funzione sociale dei docenti, oramai non più «depositari del Sapere» (p. 13). Internet e i nuovi devices hanno detronizzato il ruolo di specialista dei docenti, ma, al tempo stesso, hanno reso ancora più difficile la vita agli apprendimenti scolastici.

Secondo gli autori, più che a tale sorpassata funzione di mediatori di saperi esperti, i docenti dovrebbero riprendere coscienza del loro ruolo di educatori, vale a dire di adulti che accompagnano i soggetti in formazione durante l’età evolutiva. Pertanto, asseriscono, mediante un capovolgimento della normale didattica scolastica e assumendo il ruolo di guida educativa, i docenti potrebbero benissimo adattarsi ai nuovi tempi, innovando nel contempo la loro stessa funzione professionale. Continua a leggere

Jünger, Il dolore nell’età della tecnica.

di Achille Zarlenga 

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«Il dolore è una di quelle chiavi che servono ad aprire non solo i segreti dell’animo ma il mondo stesso. Quando ci si avvicina a quei punti in cui l’uomo si mostra all’altezza del dolore, o superiore a esso, si accede alle sorgenti della sua forza e al mistero che si nasconde dietro il suo potere. Dimmi il tuo rapporto con il dolore e ti dirò chi sei!»(1)

E.Jünger, Über den Schmerz, in id. , Blätter und Steine

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