Il sogno in psicoanalisi

di Marco Nicastro

chagall

Re Davide in Blu di Chagall

Il sogno per Freud e i primi analisti

Freud (1913/1915) si interessò al sogno come del resto aveva fatto tutta un’antica tradizione religiosa e filosofica dall’antichità fino al romanticismo, tradizione che vedeva nell’attività onirica un fenomeno importante ma oscuro per la vita dell’uomo che necessitava, proprio per questo, dell’intervento di un interprete accreditato diverso dal soggetto autore del sogno. Continua a leggere

COME CURA LA PSICOANALISI LACANIANA

di Roberto Pozzetti

lacan-teaching1

Introduzione

La psicoanalisi sorge come metodo di cura di una serie di disturbi psichici e, in particolar modo, dell’isteria a partire dall’incontro di Breuer e Freud con le loro pazienti. Le estensioni di tale metodo e della teorizzazione che ne è derivata alla lettura di fatti sociali, culturali e politici non ne modifica questo statuto essenziale e non ne fa una visione del mondo, una Weltanschauung. Lo sosteneva lo stesso Freud: “La psicoanalisi, a mio parere, è incapace di crearsi una sua particolare Weltanschauung” .
Molte volte è l’orientamento analitico lacaniano a instillare questo dubbio tanto che molti si chiedono se i lacaniani pratichino effettivamente la psicoanalisi e non compiano soltanto delle mere astrazioni, analoghe a quelle dei filosofi.
Lacan fu, al contrario, un clinico rigoroso il quale si dedicò ogni giorno alla pratica della psicoanalisi, dal 1944 presso Rue De Lille, 5. Mantenne un legame con la clinica psichiatrica per tutta la sua vita svolgendo conferenze e incontri di formazione in centri ospedalieri di Parigi e di altre città francesi . Continua a leggere

Sergio Benvenuto, La psicoanalisi e il reale, Orthotes Editrice, Nocera (NA) 2015

benevenuto 1di Alessandra Campo

L’ultimo lavoro di Sergio Benvenuto può essere interpretato, senza troppe forzature, come un saggio sulla realtà della psicoanalisi. Ciò nel duplice senso di un’indagine volta a definirne le condizioni di esistenza, possibilità e validità e, insieme, di un giudizio che ne intavoli (“collocare sulla tavola”) l’essenziale. Continua a leggere

“Delle stelle l’occaso, e nell’incontro, l’oriente: de-siderare (?) d’esser-ci”

Di Giancarlo Pera 

“Perché noi occidentali crediamo nelle stelle e negli oroscopi che cadono dalle stelle

e abbiamo dimenticato che i nostri gesti lenti, agili o violenti

modificano le stelle, il loro equilibrio, la loro luce, il loro giro?”

Umberto Galimberti, 1989

palomar

Albrecht Dürer, Il disegnatore della donna sdraiata, 1538, immagine voluta da Italo Calvino per la copertina di “Palomar” (1983)

Avevo lasciato Palomar, dramatis persona che ‘di ciò che sa diffida’ nel mentre che ‘ciò che ignora tiene il suo animo sospeso’, sulla sua sdraio, in una ‘bella notte stellata’ che ‘soverchiato, insicuro, s’innervosisce sulle mappe celesti come su orari ferroviari scartabellati in cerca di una coincidenza. (…) contorcendosi verso sud o verso nord, ogni tanto accendendo la lampadina e avvicinandosi al naso le carte che tiene dispiegate sui ginocchi’. Continua a leggere

Massimo Recalcati, L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Einaudi, Torino 2014, pp. 160.

di Emanuela Catalano 

Perché ci si droga? Non lo capisco, ma in qualche modo lo spiego. Ci si droga per mancanza di cultura.
Parlo, s’intende, della grande maggioranza o della media dei drogati. È chiaro che chi si droga lo fa per riempire un vuoto, un’assenza di qualcosa, che dà smarrimento e angoscia. È un sostituto della magia. Ernesto De Martino lo chiama “paura della perdita della propria presenza”; e i primitivi, appunto, riempiono questo vuoto ricorrendo alla magia, che lo spiega e lo riempie.
Nel mondo moderno, l’alienazione dovuta al condizionamento della natura è sostituita dall’alienazione dovuta al condizionamento della società: passato il primo momento di euforia (illuminismo, scienza, scienza applicata, comodità, benessere, produzione e consumo), ecco che l’alienato comincia a trovarsi solo con se stesso: egli, quindi, come il primitivo, è terrorizzato dall’idea della perdita della propria presenza.
In realtà, tutti ci droghiamo. Io (che sappia) facendo cinema, altri stordendosi in qualche altra attività. L’azione ha sempre una funzione di droga. “Che” Guevara si drogava attraverso l’azione rivoluzionaria […]; anche il lavoro che serve a “produrre” è una specie di droga. Ciò che salva dalla droga vera e propria (cioè dal suicidio) è sempre una forma di sicurezza culturale. Tutti coloro che si drogano sono culturalmente insicuri. Il passaggio da una cultura umanistica a una cultura tecnica pone in crisi la nozione stessa di cultura. Vittime di questa crisi sono soprattutto i giovani. Ecco perché ci sono tanti giovani che si drogano. Mancare di certezze culturali, e quindi della possibilità di riempire il proprio vuoto di alienati, se non altro per mezzo dell’autoanalisi e della coscienza (individuale e di classe), vuol dire, in termini banali, anche essere ignoranti. La crisi della cultura fa sì, infatti, che molti giovani siano letteralmente ignoranti. Insomma, che non leggano più, o che non leggano con amore”.

Pier Paolo Pasolini
da “Il Tempo”, 28 dicembre 1968

ora-di-lezioneVoglio prendere spunto da questa citazione di Pasolini per parlare dell’ultimo libro di Recalcati, il quale, in una disamina molto dettagliata e convincente, dipana una questione delicata e di grande attualità che, come tale, ci riguarda tutti: mi riferisco ancora una volta alla scuola, non perché ci lavori e su di esso verta tutta la mia attenzione o perché assorba tutte le mie energie ‘mentali’ ma perché non è possibile prescindere o eludere la questione dell’educazione e istruzione delle nuove generazioni tout court. Continua a leggere

Crisi di coppia ? Bisogna essere in tre per amare

di Roberto Pozzetti

ed896309-f3c0-4d9e-b701-8fb032c2122f_590_590_0

“Chiunque sia toccato da Eros,

anche se fino allora digiuno di abilità poetica,

diventa un poeta”

(Agatone, Simposio di Platone)

  1. L’ascolto delle trame d’amore

All’alba di ogni lunedì, dopo la pausa del weekend, ricominciamo con entusiasmo ad accogliere, ascoltare e sostenere degli esseri umani. A dedicare buona parte della nostra esistenza ad aiutare, in varie forme, coloro che ci pongono una domanda di disponibilità e di presenza. Nella tranquillità della stanza, in uno spazio riservato, in un tempo soggettivo di quiete pacificante riprendiamo ad impegnarci nella nostra principale passione: quella della psicoanalisi e della clinica di orientamento psicoanalitico applicata a svariate situazioni, ognuna con la sua singolarità. Fra di loro, la sofferenza dovuta all’attraversamento di una separazione conflittuale riveste un posto davvero eminente. Effettivamente spicca l’ambito delle separazioni nella nostra esperienza sia per la frequenza di tale passaggio così diffuso nella contemporaneità sia per l’intensità del dolore, arduo da lenire, in questi momenti luttuosi. Continua a leggere

Sergio Benvenuto, Antonio Lucci, Lacan, oggi. Sette conversazioni per capire Lacan, Mimesis, Milano 2014, pagg. 220.

di Fabio Milazzo

[Questa recensione è stata originariamente pubblicata su  Psychiatry On Line Italia – ISSN 1591-0598]

«Lacan, prese le mosse, nel suo “ritorno a Freud”, dalla lettura linguistica dell’intero edificio psicoanalitico,  riassunta da quella che, forse, è la sua formula più nota:

“L’inconscio è strutturato come un linguaggio”. […]

L’inconscio freudiano, infatti, fu motivo di scandalo non tanto per via dell’affermazione secondo cui il Sé razionale è subordinato al ben più vasto dominio dei ciechi istinti irrazionali,

quanto perché esso dimostrò come l’inconscio stesso obbedisca a una grammatica e a una logica sue proprie:

l’inconscio parla e pensa»

Žižek, Leggere Lacan. Guida perversa al vivere contemporaneo, P.25

Continua a leggere