Lo stato della poesia italiana contemporanea: cronaca di una morte annunciata.

di Marco Nicastro

«Se alcun libro morale potesse giovare,

io penso che gioverebbero massimamente i poetici:

dico poetici prendendo questo vocabolo largamente,

cioè libri destinati a muovere l’immaginazione;

e intendo non meno di prose che di versi.

Ora io fo poca stima di quella

poesia che, letta e meditata, non lascia al lettore nell’animo un tal sentimento nobile,

che per mezz’ora, gl’impedisca di ammettere un pensier vile,

e di fare un’azione indegna».

Giacomo Leopardi – Operette morali

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Il capo, l’attore. L’attorialità come dispositivo identitario, tra corpo individuale e corpo politico

di Paolo Capelletti

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Corpi politici

Le occasioni di condivisione disponibili – sempre più garantite – all’interno dello spazio sociale sono molteplici e non esclusive. Le norme che ne regolamentano l’appartenenza possono essere infinitamente diverse ma sempre si declinano come dispositivi funzionali: sono finalizzate alla sopravvivenza del proprio spazio (dominio) e alla riproduzione della possibilità di quella stessa appartenenza.[1] In altre parole: lo spazio di condivisione è un corpo, un accorpamento che si esprime nel mantenimento e nell’accrescimento[2] dei propri membri (delle proprie membra). Chi sta alla testa di quel dominio è il capo del corpo. 

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ETICA O VERITÀ?

di Michele Di Bartolo

giustizia

 

Quando Maurizio Ferraris fa appello alla verità come garanzia contro la prevaricazione e l’ingiustizia[1] si fa portavoce di un’istanza fortemente avvertita non solo dagli intellettuali, ma da tutta la società e, segnatamente, da quella italiana degli ultimi anni. L’esperienza quotidiana della sofisticazione della realtà operata dai media o dalla politica – solo per fare degli esempi – induce, infatti, a rivalutare la funzione della verità non solo e non tanto in sede teoretica, ma soprattutto in sede pratica. Un salutare ritorno al realismo sembra l’unica tutela contro l’arbitrio della retorica e lo strapotere del linguaggio e della comunicazione. Nessuna giustizia, dunque, senza verità.

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La democrazia in Grecia. Storia di un esperimento politico.

di Giulia Domna

Il dibattito su democrazia,  legge elettorale e partecipazione popolare è oggi di grande attualità e non credo sia inutile una veloce riflessione proprio sulle radici della democrazia stessa, che tradizionalmente facciamo risalire all’esperienza della città di Atene nel V secolo a.C. .

La democrazia ateniese è stato un esperimento politico unico nella storia, è proprio dalla polis che abbiamo imparato a fare “politica”: ma occorre chiarire subito che non basta dire demokratia (dal greco kratos “potere”, demos “popolo”) per fare paragoni tra ciò che intendiamo oggi per democrazia e quella ateniese.

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La dittatura del Baronaggio. Nobiltà e Questione Meridionale in Sicilia.

di Fabio Milazzo

Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.
Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 1920.

La recente rievocazione del processo unitario nazionale ha avuto il solito seguito di polemiche relative alle modalità attraverso le quali il Regno Sabaudo ha realizzato l’Unità. Tra le polemiche, scontata quella sulla colonizzazione del Sud d’Italia. Libri, convegni e articoli hanno cercato di ridisegnare il fenomeno “unitario” contrassegnandolo attraverso la categoria “colonizzazione”. Il Meridione d’Italia sarebbe stato annesso al Regno governato dai Savoia e trattato né più né meno che una “colonia” abitata da individui ignoranti, incivili e incapaci di una vita sociale degna di questo nome. Questo perché, di fatto, la Sicilia risultava essere “un paradiso abitato da diavoli” (per citare Benedetto Croce ripreso da un bel libro di Nelson Moe). Questa la tesi di fondo dei tanti presunti revisionisti, poco informati storiograficamente e molto interessati al sensazionalismo.

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Laddove vedo il mio nemico io sono. Paranoia e perversione nel corpo sociale.

di Maurizio Montanari

  Un amico di quei poveri “disgraziati” uccisi  nel centro di Firenze  ad opera di  Casseri (foto)  grida alle telecamere: “Non era matto! Se no, avrebbe sparato anche ai bianchi”.

In questa tragedia apparentemente senza motivo, questa frase  assume un valore particolare, molto vicino alla verità. L’obiettivo di quell’uomo  erano i ‘neri’, oggetto di odio, il Migrante nella sua interezza, colpito uccidendo alcuni dei componenti della  comunità senegalese. Un Altro da annientare falcidiando simbolicamente alcuni dei suoi appartenenti.  Si tratta di una ‘follia pianificata’ (come i media ci raccontano), o dell’obbedienza ad un “ordine di appartenenza” gruppale al quale il killer si sentiva indissolubilmente legato?

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