Paolo Quintili, L’illuminismo a fumetti, l’illuminismo inglese e scozzese, Editori Riuniti, Roma 2001.

di Francesco Clemente 

quintiliA distanza di un po’ più di un decennio dalla sua prima uscita, il libro  a fumetti di Paolo Quintili intitolato «L’Illuminismo a fumetti», «l’illuminismo inglese e scozzese» spicca per ironia e spirito innovativo nella trattazione di argomenti storico-filosofici riferiti a più di tre secoli fa.

Quasi perfettamente simmetrico nella struttura, con una prima e una seconda parte ognuna articolata in macro-sequenze e rispettivamente riferite all’illuminismo inglese e all’illuminismo scozzese, l’opera  prende spunto dall’effervescente e stringente «Storia della filosofia a fumetti » di  Osborne e Edney, edita sempre da Editori Riuniti nel 1998, con un’attenzione specifica, però, alla speculazione anglo-scozzese del periodo dei lumi.  Queste pagine, agli occhi di un pubblico non proprio di addetti ai lavori, risultano davvero accattivanti, grazie ad un mix efficace di conoscenza storico-filosofica e di una grafica originale, declinata in contesti comunicativi quotidiani, faccende concrete, incontri fortuiti, situazioni più o meno istituzionali, mai banali e sempre ironici.

Quintili, professore associato all’Università Tor Vergata di Roma, esperto di filosofia europea del periodo illuministico, vince la sua sfida con la noia che incombe sempre su quanti si attardano su questioni filosofiche a volte cronologicamente ben delimitate, merito di dialoghi scoppiettanti, dove emergono battute risolutive che rimangono certamente impresse nella mente del lettore. Questa verve che anima i dialoghi è supportata dall’abile tratto grafico di Norie Kajiahara, capace di esprimere un notevole ventaglio di tavole che spaziano dall’ambientazione comunicativa dei palazzi, fino a quelli all’aperto con tanto di scorci paesaggistici, dove i grandi protagonisti del dibattito filosofico di quel periodo non sono ingessati in stilemi oleografici, ma sono restituiti al grande pubblico con una gamma si espressioni ampia e pertanto umanamente credibili, con effetti ai limiti dell’esilarante, se si considera l’argomento su cui è fatto ruotare l’intero libro. Senza con questo sminuire involontariamente le altre parti di questo libro, al giudizio di scrive due sono le parti di un certo rilievo in termini di alta divulgazione: la sequenza dell’incontro fra Locke, John Toland e Antony Collins, dove al centro della discussione vi sono la libertà e le divisioni politiche e religiose, con un confronto serrato sullo scontro fra deismo e religioni rivelate; la sequenza  dedicata alle teorie materialistiche di Hartley e Priestley, nonché della filosofia della mente di Dugald Steward, che spicca per il felice esito divulgativo su temi spesso poco conosciuti anche per gli addetti ai lavori della filosofia.

Un divertissement, quello di Quintili, colto e stimolante che ha avuto il merito di esprimere con un anticonformismo intelligente  la volontà di arrivare con sensibilità contemporanea alla mente e all’emozione del lettore curioso.

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Francesco Clemente, nato a Grottaglie(Ta) il 12/03/1975 è docente di Filosofia e Storia nei licei di stato nella provincia di Frosinone. Laureatosi  all’Università Federico II di Napoli nel dicembre 1999 con una tesi su Jaspers, discussa con il Prof. Marco Ivaldo, ha scritto articoli filosofici comparsi su Segni e Comprensioni, nonché recensioni per la testata giornalistica Mangialibri di Roma.