Jacques Le Goff, La nascita del Purgatorio, Einaudi, Torino 1996.

nascita_del_purgatoriodi Emanuela Catalano

 

 

«Il Purgatorio supera in poesia il cielo e l’inferno,

 in quanto rappresenta un avvenire del quale entrambi sono privi».

Genio del Cristianesimo, F.-R. de Chateaubriand

 

Rileggendo La nascita del Purgatorio (edito da Einaudi nel 1982), uno dei saggi a mio parere più affascinanti e approfonditi sull’argomento, mi rendo conto di quanto le questioni e gli interrogativi che vertono sul destino dell’anima o, meglio, sulle sue sorti dopo la morte del corpo siano state da sempre oggetto di indagine, di riflessione e di preoccupazione da parte dei più ma anche più semplicemente di mera fascinazione e curiosità.Scomparso da pochi mesi, l’autore, Jacques Le Goff (Tolone, 1 gennaio 1924 – Parigi, 1 aprile 2014), era uno degli ultimi rappresentanti della scuola storiografica francese Les Annales, che ha avuto, fra i tanti meriti della Nouvelle Histoire, quello di focalizzare l’attenzione non tanto sulla storia politica quanto piuttosto sulle dinamiche che si intrecciavano tra storia economica, sociale e soprattutto sulla cultura e la storia della mentalità. Il suo acume lo indirizzò verso lo studio della spiritualità, del mondo interiore, delle paure e delle passioni che animano e agitano il cuore degli uomini e non soltanto dei soli avvenimenti transeunti e passeggeri. In questo orizzonte di pensiero, lo storico medievalista dedicò ampio spazio nel corso delle sue riflessioni al modo in cui avvenne il passaggio dal dualismo Inferno/Paradiso nella mentalità cristiana a quel “terzo luogo” – ignorato dalle Scritture secondo la definizione di Lutero – che ha preso piede soltanto nel XII secolo.

Egli spiega come il termine ‘Purgatorio’ non esistesse prima del XIII secolo così come non ritroviamo neppure una sua ben definita rappresentazione e al contempo scandaglia il raffinato meccanismo con cui la Chiesa del tempo introdusse questa terza dimensione. Con l’introduzione del fuoco purgatorio è l’intera visione della geografia dell’aldilà a cambiare, e di conseguenza muta l’intera prospettiva escatologica cristiana. Dopo la morte del corpo, l’anima aveva la possibilità di purgarsi dei suoi peccati, purificandosi, a condizione che essi fossero di “legno, fuoco, paglia” per dirla con Sant’Agostino (vedi La Città di Dio, cap. 26esimo, III) e cambiare così il suo destino mentre invece chi moriva senza pentirsi era punito per l’eternità. Questa idea è anche alla base della successiva comparsa del capitalismo moderno e tipica della mentalità mercantile del tempo. Là dove San Francesco d’Assisi aborriva il denaro, definendolo “polvere da pestare sotto i piedi”, richiamandosi al Vangelo di Matteo, un dibattito sul tema dell’usura diventava imprescindibile. Anche l’usuraio più accanito, condannato da Dante al pari dei sodomiti, avrebbe potuto sperare di apparire al cospetto di Dio a patto però di aver restituito tutti i suoi averi prima della sua dipartita. In questo modo, la Chiesa si riservava la facoltà di gestire le sorti dei cristiani nell’aldilà tramite oblazioni, offerte, preghiere, suffragi, messe ai defunti. Nacque l’idea che i vivi potessero ancora fare qualcosa per i loro cari defunti, affinché la loro anima non perisse in eterno tra le dannate fiamme e rendere loro più lieto e meno doloroso il momento del trapasso. Cambia l’orizzonte di pensiero quando si inizia a credere che non tutto finisce con la morte e i quadri spazio-temporali dell’immaginario collettivo cristiano vengono sovvertiti. Innocenzo III lo aveva ribadito a sua volta: “I vivi si occupano dei morti perché sono a loro volta dei futuri morti”. La rapidità con cui si diffuse questa nuova concezione è testimoniata dallo stesso divin poeta, il quale lo elesse a luogo-simbolo nella sua Commedia. È un saggio avvincente e interessante quello di Le Goff e l’ultimo capitolo è dedicato proprio alla seconda cantica dantesca, descritto con dovizia di particolari e di significati. Il purgatorio non è quindi sempre esistito, come banalmente si tende a credere, ma è frutto di un cambiamento nella società e di un’evoluzione del modo di pensare, una maturazione subentrata nei comportamenti e nelle credenze degli uomini del Medioevo che, da un sistema di pensiero di tipo binario, iniziarono a pensare secondo categorie nuove che scardinavano quelle precedenti. Se il processo delle indulgenze sarà condannato dai luterani, per i cristiani si aprono nuove prospettive soteriologiche di salvezza. Accantonate le idee dualistiche tipiche del Manicheismo, la Chiesa si erge a tribunale dei vivi e dei morti, sfuma l’antica dicotomia tra ricchi e poveri e si fa strada una classe sociale intermedia con maggiori possibilità di redenzione e di salvezza. Nella società del tempo, l’incarnazione o per meglio dire l’emblema par excellence di tale figura era ravvisabile nel mercante. Dante ha contribuito in tal modo a creare una nuova iconografia e un nuovo immaginario dell’aldilà, essendosi posto anche il problema di collocare geograficamente tale luogo, non più avvolto dalle fiamme sottoterra, né situato in alcun cielo; l’idea di una montagna fu una novità significativa in tal senso. Anche se la Chiesa del tempo non attribuì mai alla sua opera valenza spirituale, considerandola soltanto frutto dell’immaginazione di un laico, è bene infine ribadire il carattere transitorio di tale luogo: dopo il Giudizio universale, resteranno solo il Paradiso e l’Inferno. Le occasioni di salvezza vengono sì dilatate e il giudizio procrastinato ma alla fine dei tempi resteranno solo gli eletti e i dannati. Finalmente si era certi che non fosse solo il peccato ad avere la prerogativa di decidere tragicamente il destino dell’anima umana, ma che ci si potesse salvare in questo secondo regno, dove lo spirito aveva la possibilità di purgarsi e di acquisire la dignità per poter accedere al regno dei cieli. La speranza di redenzione finalizzata ad una salvezza ultraterrena diventava, al di là dell’implacabile giustizia divina, il telos verso il quale tutti i pensieri, azioni e volizioni degli uomini, in un modo o nell’altro, tendevano. 

Jacques Le Goff, La nascita del Purgatorio, Einaudi, Torino 1996.

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