Walter Peruzzi – Gianluca Paciucci, Svastica verde. Il lato oscuro del Va’ pensiero leghista, Editori Riuniti, 2011.

di Emanuela Catalano

Qualche giorno fa ho assistito alla presentazione del nuovo di libro di Gianluca Paciucci (Paciucci è – per chi non lo sapesse – uno dei più grandi e sensibili intellettuali italiani oggi viventi. In quanto tale, in Italia è praticamente sconosciuto al grande pubblico come sempre accade ai grandi. O meglio, come succede in questo nostro “belpaese” ai “diversi”, a tutti coloro i quali non si adeguano alla “cultura” ufficiale e dominante ma si ostinano caparbiamente a rimanere delle voci fuori dal coro in nome della vilipesa e bistrattata libertà di pensiero. Sorte diversa magari gli sarebbe toccata se avesse partecipato a trasmissioni della tv spazzatura, pubblica o privata che sia. Ma la televisione, si sa, è interessata solo ai finti intellettuali urlatori, alla gente più da stadio che da studio. Detto ciò, chiudiamo la parentesi).

Il libro è scritto insieme a Walter Peruzzi, e reca l’emblematico titolo: Svastica verde. Il lato oscuro del  Va’ pensiero leghista. Il volantino dell’invito in libreria conteneva un’accattivante esortazione: “Conoscere l’avversario: la LEGA NORD”. Effettivamente, molti ne parlano eppure pochi ne saprebbero definire esattamente la storia, le sfumature, pochi conoscono i retroscena, gli anfratti oscuri e inquietanti del movimento al di là delle tristi esternazioni di alcuni “leader” leghisti.

Il Nord si sa – per definizione – dovrebbe essere la culla del pensiero padano, se mai una Padania o un pensiero al suo interno sia esistito o esisterà mai, se non per fortuna sinora nella mente di qualche scriteriato (e forse non sono neanche così poco numerosi, come mi piace pensare). Eppure mi ha colpita notare anche l’opposizione e l’ostilità che nei suoi confronti nutrono i cittadini autoctoni. Io sono fiera di collocarmi per definizione in quella categoria di persone che solitamente viene additata con il nome di terroni, una di quelle venute qui dal lontano e profondo Sud a rubar loro il lavoro e, nel mio caso, gli uomini.

Perdonate questa digressione personale, questo squarcio di vita privata ma mi capita quando mi infervoro e entriamo piuttosto in medias res. Per riprendere le parole di Jünger, è fondamentale conoscere il nemico dall’interno, in profondità, carpirne tutti i reconditi meccanismi di funzionamento per poterne coglierne le debolezze e agire in maniera sotterranea, contro di esso. Fingere di appoggiarlo, condividerne le esperienze per poter tramare alle spalle. In breve, ognuno di noi dovrebbe leggere la Padania e prestare maggiore attenzione a tutto ciò che avviene all’interno e attorno al movimento e non considerarlo come un fenomeno marginale relegato a pochi individui, a una ristretta cerchia di simpatizzanti; al contrario i sostenitori proliferano come funghi, ed è soltanto conoscendolo a fondo che si potrà prevederne gli esiti e preparare una valida difensiva. Siamo di fronte a un movimento razzista e intollerante sic et simpliciter che cerca di fare proselitismo e trovare nuovi adepti proprio là dove mancano le basi culturali e l’istruzione è carente. Queste idee bieche attecchiscono maggiormente là devo il retroterra culturale è scarno, richiamandosi all’atavico legame al suolo, cercando di far rivivere quelle antiche tradizioni che in qualche modo rivestivano una valenza di guida, autorità e conferivano un’identità a chi vi prendeva parte.

Per renderne meglio l’idea, riporto qualche ‘perla di saggezza’ trovata sbirciando qua e là sul web (vi risparmio il decalogo reso pubblico dai leghisti padovani due giorni fa e indirizzato a Salvatore Riina):

–         Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)

–         Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi)

–         Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)

–         Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)

–         La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli)

–         Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)

–         Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia), meglio noto come il “Trota”.

–         Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)

–         A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)

–         Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)

–         Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poiché credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)

–         Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)

–         Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)

–         I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)

–         Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)

–         È un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)

–         Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli)

–         Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)

–         Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)

–         Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)

–         Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli)

–         Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)

–         Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)

–         È proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)

–         Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli)

–         Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)

–         Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)

–         L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)

–         Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)

–         Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)

–         Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)

–         È inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)

–         I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso).

Gianluca Paciucci

E qui concludo questo tristissimo elenco di citazioni. Chi asserisce simili affermazioni e occupa nella vita politica ruoli di primo piano non tiene conto del fatto che dovrebbe rappresentare la totalità dei cittadini italiani. Per fortuna, voglio ancora sperare ci siano voci dissidenti, chi si dissocia e non ci sta, chi sia ancora in grado di usare lucidamente quella facoltà razionale decantata già nel secolo dei lumi da Immanuel Kant. Ma costoro che ne sanno di Kant…! Fatto sta che il dilagare di simili affermazioni non faccia altro che aumentare il senso di diffidenza per tutti coloro che sono considerati stranieri o diversi e va rimarcata tutta la pericolosità e la necessità per tutti noi di rimanere costantemente vigili. Tutti ricordiamo i Gentilini, i Borghezio, i Tosi, … ebbene – ad avviso di Peruzzi e Paciucci – non si tratta semplicemente di pochi scalmanati quanto piuttosto di punte emergenti di un vero e proprio agglomerato nazista uniforme. Serve ricordare un episodio che fu filmato di nascosto, spiegano gli autori: Borghezio si recò per una visita di lavoro presso i fascisti francesi di Le Pen. Parlava di nascondersi dietro il regionalismo per portare avanti il fascismo. I regionalisti non possono essere attaccati e quindi quella politica è un ottimo paravento dietro cui nascondere la rinascita del fascismo. Ma qui siamo al senso lato che però si coniuga con prediche ed azioni dirette contro etnie, persone, simboli ed istituzioni. E di questo parla il bel libro “Svastica verde” e non con la veste paludata del saggio ma con quella del semplice e (apparentemente) banale racconto della quotidianità leghista, che è semplicemente agghiacciante e aberrante. Il carattere eversivo del movimento leghista è scritto nel suo stesso nome, che recita ancora oggi “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”. Un obiettivo riconfermato da Bossi appena qualche mese fa, nel settembre 2010, nel corso del convegno di Pontida. Il sovvertimento dell’ordine costituzionale, secondo cui la Repubblica è «una e indivisibile», resta lo scopo di un partito i cui massimi esponenti hanno giurato come ministri sulla Costituzione. Forse, sarebbe più corretto dire spergiurato. Maroni, per esempio, è stato reclutatore nel 1996 della Guardia padana e per molto tempo è stato indagato insieme ad altri per banda armata: un ex ministro degli Interni che avrebbe dovuto garantire, invece, la legalità e la sicurezza dello Stato.

Quello descritto in Svastica Verde è un razzismo su base etnica, come quello nazista che si richiamava alla razza ariana. Ad esso si accompagna un sessismo becero, analogo a quello del loro alleato e amico Berlusconi, che si serve delle battute o delle immagini più logore e dei più biechi luoghi comuni per ribadire l’assoluta supremazia del maschio, bianco s’intende. Tale razzismo si riflette in un’idea proprietaria del territorio e del potere, in base alla quale chi ha la maggioranza dispone delle istituzioni come vuole. Marchiando, per esempio, la scuola pubblica, le strade e i ponti con i simboli di partito. Seguendo il modello dei regimi totalitari. Svastica verde, appunto: da Adro a Buguggiate, da San Martino di Lupari a Castronno. Che l’unico obiettivo del ceto politico leghista sia il potere, tanto odiato quanto invidiato e conteso a «Roma ladrona», è documentato anche dall’opportunismo senza princìpi che portò la Lega prima ad agitare in Parlamento il cappio, chiedendo l’intervento della magistratura contro i corrotti o invocando i rigori della legge contro «il mafioso di Arcore», poi a solidarizzare proprio con Berlusconi e a votare tutte le leggi ad personam necessarie per tenerlo fuori dalla galera insieme ai suoi parlamentari e sodali indagati per mafia o altri reati. È la stessa disinvoltura di cui la Lega dà prova servendosi strumentalmente della religione a fini di potere, passando dai matrimoni celtici e dal culto pagano del Dio Po alla campagna in favore del crocefisso e del presepio. […]

L’augurio, concludono gli autori, è che queste pagine aiutino a far comprendere meglio cosa sia la Lega e perché rappresenti, al pari degli altri partiti di estrema destra in ascesa in Europa, una minaccia letale per la convivenza civile, da contrastare anche sul piano giudiziario, in Italia e davanti la Corte europea di Strasburgo, ma soprattutto su quello umano, politico e culturale.

Walter Peruzzi – Gianluca Paciucci, Svastica verde. Il lato oscuro del Va’ pensiero leghista, Editori Riuniti, 2011, € 15.

Un commento su “Walter Peruzzi – Gianluca Paciucci, Svastica verde. Il lato oscuro del Va’ pensiero leghista, Editori Riuniti, 2011.

  1. […] trovato in questo sito una recensione di un libro “Padano” pubblicato qualche anno or sono, dove potete anche […]

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