Laddove vedo il mio nemico io sono. Paranoia e perversione nel corpo sociale.

di Maurizio Montanari

  Un amico di quei poveri “disgraziati” uccisi  nel centro di Firenze  ad opera di  Casseri (foto)  grida alle telecamere: “Non era matto! Se no, avrebbe sparato anche ai bianchi”.

In questa tragedia apparentemente senza motivo, questa frase  assume un valore particolare, molto vicino alla verità. L’obiettivo di quell’uomo  erano i ‘neri’, oggetto di odio, il Migrante nella sua interezza, colpito uccidendo alcuni dei componenti della  comunità senegalese. Un Altro da annientare falcidiando simbolicamente alcuni dei suoi appartenenti.  Si tratta di una ‘follia pianificata’ (come i media ci raccontano), o dell’obbedienza ad un “ordine di appartenenza” gruppale al quale il killer si sentiva indissolubilmente legato?

La prospettiva analitica può orientare.
Le reazioni all’omicidio che si leggono sul sito estremista  ‘Stormfront’, non sono dissimili dalle dichiarazione di intenti  tipiche di gruppi simili, quali ad esempio il Ku Klux Klan, il cui referente italiano venne arrestato anni fa a Modena, mentre era intento a reclutare adepti attraverso la rete promuovendo la campagna ‘salva la stirpe bianca’.

Possiamo parlare di paranoia portata sino all’estremo del passaggio  all’atto?
L’odio è un sentimento abbastanza normale e diffuso, che trova il brodo di coltura nel clima di paura che ciclicamente le società si trovano ad attraversare. Ne è un esempio il nostro paese. Con odio si intende un  ‘sentimento di forte ostilità e avversità nei confronti di qualcuno di cui si desidera il male. Senso di vivissima ripugnanza, di profonda contrarietà e di totale intolleranza nei confronti di qualcosa.
L’odio che non è un sintomo, ma una passione umana, uno stato dell’essere, scivola sovente nella sua declinazione peggiore, quella paranoica, soprattutto quando il momento culturale ne favorisce lo sviluppo.

La Paranoia  è un meccanismo psicologico, che si può trovare sia nella nevrosi che nella psicosi. Nel primo caso parliamo di stile paranoico, atteggiamento sospettoso, diffidente, tendenza a pensare che qualcuno trami alle nostre spalle. Perdita di senso di segnali che vanno tutti nella stessa direzione. La caratteristica di persone e gruppi di  tal fatta è l’aggressività, la chiusura, l’autoreclusione dentro a luoghi dal quale lanciare invettive, colpire, attaccare il bersaglio eletto a causa dei pericoli percepiti come da lui provenienti. Il nemico diviene la ragione di vita di questo tipo di personalità la quale, priva di nemico, è a rischio scompenso.

La vita di soggetti e gruppi di questo tipo è   dedicata ad alimentare una solitaria guerra, a detrimento delle normali attività della vita quotidiana.
L’odio immotivato è il cemento di gruppi che si riuniscono in società altrimenti destinate a sfaldarsi, lasciando i singoli appartenenti nella disperazione solitaria.

Nel suo stato grave, che prende appunto il nome di psicosi paranoica, abbiamo che fare con deliri, l’assurgere di  queste convinzioni   a verità uniche e non confutabili. A seguito di ciò il soggetto modella la propria vita in base a queste convinzioni.  Ecco allora la presentificazione del nemico. La Proiezione è l’ operazione con la quale il soggetto espelle da sé e localizza nell’altro , persona o cosa, delle qualità, dei sentimenti, dei desideri e perfino degli oggetti che egli non riconosce o rifiuta in sé. La negazione consiste invece nella cancellazione  di sentimenti, desideri o pulsioni proprie del soggetto. Negazione della realtà, disconoscimento del dato reale oggettivo, dei dati delle verità storiche (cfr. ad es. la negazione dell’Olocausto). La scissione è infine l’operazione con la quale una parte della personalità, inconsapevole al soggetto stesso, si “ distacca“ e compie azioni o pensa cose che il soggetto non riconosce più  come proprie.

Quando queste caratteristiche divengono costanti e si radicalizzano, parliamo di odio che diventa patologico. E tanto più la società (o il nucleo sociale)  del momento offre una sponda a queste torsioni, più avviene una strutturazione paranoica che trasforma il diverso nel ricettacolo di ogni male, tramutandolo nel   bersaglio verso il quale si esercita la violenza, la segregazione e la eliminazione.

 Questa atmosfera si respira bene nell’eccellente film ‘La caduta‘, nel quale il bunker di Hitler  degli ultimi giorni assume i tratti dell’ambiente paranoico.
La inarrivabile prova di Bruno Ganz ci consegna intatto il clima  folle di quegli ultimi giorni.
Un uomo totalmente distaccato dalla realtà. Una frattura col mondo resa cinematograficamente in maniera clinicamente  ineccepibile quando i generali gli fanno notare che le truppe  attese per risolvere l’impasse, non arriveranno mai, affermazione  che il dittatore non riesce a simbolizzare e fare sua, continuando,  imperterrito, a muovere pedine sullo scacchiere.

La frattura con la realtà si evidenzia in alcune pregevoli scene  cliniche: ‘Lei è un diplomatico, può mettersi in salvo!’ Grida lo stupito medico all’ufficiale,  che rinuncia a fuggire e si uccide perchè  ‘lo aveva giurato’.

Utilizziamo un  testo di Innamorati- Rossi: ‘La rete dell’odio. Analisi strategica, semiotica e psicologica  dell’integralismo, fondamentalismo e razzismo su Internet’ (Dati Editore).
In una vecchia intervista, l’autore mi condensò la questione  dei gruppi estremisti in queste righe: ‘I GPV vanno innanzi tutto distinti tra quelli che usano effettivamente la violenza per perseguire i loro scopi e quelli che sembrano soltanto inclini a usarla ma ancora non sono passati alle vie di fatto, oppure quelli che semplicemente offrono sostegno ideologico a quelli che la vogliono usare (come i siti antisemiti che riportano ancora presunte prove dell’abitudine degli ebrei di intingere le ostie nel sangue dei bambini cristiani etc.).
La galassia internet ne è disseminata. E’ difficile valutarne la obiettiva diffusione in termini di presenza reale sul territorio di organizzazioni attivamente finalizzate alla violenza. Ma ciò che rende pericolosi questi siti è la loro tendenza a cambiare l’atteggiamento mentale delle persone cosiddette normali attraverso  la diffusione di notizie deliranti. Se io non ho motivo di odiare gli ebrei o i neri sarò sconvolto dalla violenza razziale. Ma se qualcuno mi fa capire che in fondo quelli colpiti dalla violenza razziale in realtà ci odiano, vogliono stuprare le nostre donne, vogliono impadronirsi del potere etc. etc., forse avrò qualche dubbio nel difenderli e lascerò mano libera alla violenza dei gruppi attivi.

‘Tranne casi limite gli adepti sono persone cosiddette “normali” con tendenza alla marginalizzazione. Il ragionamento di base di un potenziale adepto a un GPV è questo: “io non occupo il posto che mi compete, quindi deve essere colpa di qualcuno: questo qualcuno, che odia me e quelli come me, sono quelli che vengono ‘da fuori’ e vogliono sostituire quelli come me” . Il principio è questo: quelli come me  (gruppo di appartenenza) non mi farebbero mai questo (tenermi al di fuori del posto che è giusto che occupi nel lavoro e nella società). Quindi è colpa di altri (gruppo esterno o outgroup). Quando qualcuno arriva con una spiegazione facile (il gruppo esterno sono i terroni,  i negri, gli ebrei) scatta l’odio nei confronti degli altri e qualche  volta la violenza attiva o il sostegno alla violenza attiva.’

Al contempo Casseri si è fatto volontà dell’Altro, annullandosi  in nome di un Altro assoluto, al quale si era totalmente dato e offerto  come oggetto. Un obbedienza in nome della quale, insegna Lacan, il perverso si  tramuta in mero esecutore di ordini privo di capacità critica, una normale  macchina dell’orrore. Si noti quanto l’oscillazione tra paranoia in forma acuta e
perversione sia labile nel caso di questa tragedia.

Propriamente parlando ( la perversione) è un effetto inverso del  fantasma. E’ il soggetto che si determina esso stesso come oggetto, nel suo  incontro con la divisione della soggettività(…) E in quanto il soggetto si fa  oggetto di una m volontà altra che non solo si chiude, ma si costituisce la posizione  sadomasochista.  ( J.Lacan, ‘ I quattro concetti fondamentali della  psicoanalisi . p 188-189)

Casseri  serviva non a caso la causa della ‘razza bianca’, in nome  della quale ha agito in maniera studiata, precisa, volendo infliggere un colpo  alla comunità migrante, (‘ ora tocca a voi, negri!’) , volendo angosciarne gli  appartenenti con la sua minaccia immanente.

‘Il sadico vuole suscitare l’angoscia nell’altro’, infatti non viene cercata tanto la sua sofferenza, quanto la sua angoscia(…). L’Angoscia  dell’Altro, la sua esistenza essenziale in quanto soggetto in rapporto a tale  angoscia, ecco ciò che il desiderio sadico sa far vibrare (JL. Seminario X. P 113).

Darsi la morte dopo aver compiuto l’omicidio, significa volersi sottrarre al giudizio di
chi non si riconosce come legittimato a ricoprire quel posto.

La capacità di giudizio non è connaturata alla struttura perversa,  come il processo di Norimberga ci insegna. Qualunque sia la natura del crimine, la leggerezza del corpus  politico quando soffia sul fuoco del razzismo o dell’odio per il  diverso, non tiene in conto del vaso di Pandora che può scoperchiare.

11 commenti su “Laddove vedo il mio nemico io sono. Paranoia e perversione nel corpo sociale.

  1. filosofiprecari.it ha detto:

    Ottimo articolo. Ma la normalità – questo è un limite del mondo della psicanalisi – è troppo definita e si sostituisce all’etica, che è, per me, un’altra cosa. “Male” & “patologico” non sono necessariamente sinonimi

  2. sentierierranti ha detto:

    @Filosofi P.
    Sono d’accordo. E’ il limite della psicoanalisi che vuol farsi “ortopedia della mente”. L’articolo di Maurizio, forse, celebra, poco filosoficamente, queste scissioni che non possiamo condividere fino in fondo. Come più volte ho cercato di puntualizzare, la psicoanalisi mi interessa quale “serbatoio concettuale” e non nel suo darsi “correttivo”. Lacan, lo aveva capito e, secondo me, anche Deleuze che utilizzò per tutta l’esistenza derivazioni concettuali analitiche pur criticando aspramente la psicoanalisi-scienza.

  3. arf ha detto:

    Consiglio in proposito il libro di massimo recalcati “Sull’odio” e il lavoro di Lacan “Della psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità”.

    • sentierierranti ha detto:

      Ho letto il libro “sull’Odio”,mentre non conosco quella sulla “psicosi”. L’appunto che mi sento di muovere a Recalcati è quello di declinare le questioni Lacaniane, con molta chiarezza, ma poca criticità teoretica.

  4. Maurizio Montanari ha detto:

    Prima ancora ‘ Viaggio al termine della notte’, di LFC.

    Da non mancare J,S Nasio, i grandi casi di psicosi

    La ciritca di SE, che faccio mia, non è nella questione teoretica. Una psicoanalisi mediatica avvalla classi diagnostiche alle quali noi non dobbiamo credere.

  5. manlio giacanelli ha detto:

    sono manlio giacanelli neurologo ospedaliero in pensione; critico negativamente ed aspramemente coloro che spiegano la storia prevalentemente con la paranoia di Hitler senza considerare storicamente il problema del terzo reich: alla crisi del 1929 sono seguite tre principali dittature in Europa,inoltre va ricordato che gli ufficiali ed i sostenitori hitleriani erano cattolici e protestanti “battezzati”.
    Puntare sulla psichiatria e psicoanalisi storica significa paradossalmente comprendere ed infine attenuare le responsabilità storiche dei dittatori. O peggio ancora attenuarle eguagliando i crimini di Hitler a quelli di Stalin nell’ipocrita tentativo di coprire le responsabilità del Vaticano nei confronti del nazismo. Ricrdiamoci che nessun dittatore ha voluto annientare una “etnia” intera, persino ebrei tedeschi non ostili allo Stato germanico.
    Quanto a Deleuze e Guettari e “all’imperialismo dell’Edipo”, consiglierei di studiare Freud prima di lamentare l’assenza di elementi “sociali” nell’inconscio edipico.

    Attendo qualche lume,

    con amicizia, Manlio Giacanelli

    • sentierierranti ha detto:

      Per quello che riguarda l’articolo di Maurizio lascio che sia lui a rispondere. Dico soltanto che la “paranoia” è un locus utile per situare una delle possibili interpretazioni della questione che non vuole esaurire nè relativizzare il discorso. In questo sito si cerca di fare filosofia, anche attraverso l’utilizzo delle categorie concettuali della psicoanalisi, quindi le sono estranee categorie quali “bene-male”. Il nostro intento, molto modestamente, è quello di “discorsivizzare” gli accadimenti perchè si crede che così facendo si creino nuove linee interpretative, energie discorsive, direi pomposamente. Per quello che riguarda l’interpretazione del complesso di E. da parte di Deleuze ricordo soltanto la grande considerazione espressa in “Logica del senso” e, più in generale, quanto già detto in diverse occasioni:Deleuze utilizzò per tutta l’esistenza la psiconalisi tentando per tutta la vita di far fuori questo padre troppo ingombrante. Con stima

  6. manlio giacanelli ha detto:

    spero che sia possibile parlare o “discorsivizzare” anche di storia .

    Due considerazioni : 1) i dittatori sono sempre paranoici ,altrimenti non potrebbero essere dittatori, ecco perchè ho accennato al rischio di psichiatrizzare la storia dei popoli.

    2) basti leggere l’ultimo capitolo dell’antiedipo di Deleuze e Guattari , la schizoanalisi dove si tratta ben più di “far fuori questo padre troppo ingombrante”.

    Non dobbiamo arrestarci alla prima tesi quella dell’inconscio ma dialetticamente proseguire all’io e al super -io; questo è il lato mancante di Deleuze,laddove desidera introdurre il sociale in una costruzione freudiana umana e filosofica che non apre e non può aprire a mediazioni, salvo negarsi.

    Attendo ancora un lume; nessuna timidezza nel rispondere,

    con amicizia

    Manlio Giacanelli

  7. sentierierranti ha detto:

    Sì, la storia è assolutamente “discorsivizzabile” ma come e secondo quali criteri è un’altra “storia”. Credo abbia un certo valore il discorso paradigmatico, alla Agamben-Melandri, che mira a “mostrare” la singolarità dell’accadimento secondo lo scorrimento infinito s/S:un significante (l’evento) che scorre all’infinito sulla catena dei significati. La schizoanalisi non è stata pensata nei termini di una “cura” ma di un “sapere” che tenta di rispondere alla domanda:cosa significa pensare? In tal senso a me interessa la psicoanalisi, come strumentario concettuale utile per offrire risposte a quest’interrogativo;non mi interessa nella declinazione di “medicina dell’anima”. Sulle aporie (volute?) di Deleuze sono parzialmente d’accordo a patto che si riconosca la finalità propositiva del suo incedere teoretico. A presto

  8. Maurizio Montanari ha detto:

    cari enrambi

    Leggo solo ora;a causa di un intoppo medico, la discussione.
    Credo che le obiezioni del dr Giacanelli siano fondate, e non dissimili da quello che ho cercato di dire. Solo un folle potrebbe fare a meno di tenere in considerazione i fattori sociali e le crisi economiche. Quello che ho cercato di mostrare è che per giungere a questi livelli, sia necessaria la presenza di un nucleo paranoide molto forte, prima individuale poi di gruppo, che riesca a ‘radunare’ e occupare il posto dirigente alddove il mondo , causa la crisi, crolla. Mi sforzo da tempo di trattare il tema delle piccole sacche nascoste, nella città, proprio in quanto elementi ancora sotto traccia. Quanti piccoli Himmler esistono nelle nostre città? Quanti zelanti Heichmann abbimao conosciuto che , con le giuste condizoni, potrebbero divenire dei mostri? A Modena è stato arrestato il capo del KKK, il quale aveva fatto molti adepti. Ora, se da noi intervenisse una situazione ‘Greca’, quanto ci metterebbero questi micro gruppi cementati sull’odio a divenire protagonisti della storia attuale? Me lo domando sempre. In Germani i gruppi xenofobi arrivano a cifre tali da poter entrare in parlamento ma, per qualche motivo, esistono ‘anticorpi’, come negli USA, che non permettono loro di avere un ruolo primario.

  9. Maurizio Montanari ha detto:

    Scusate la grammatica e la digitazione, ma le mia condizoni fisiche mi portano a mal digitare…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...