E.Bazzanella, Lacan. Immaginario, simbolico e reale in tre lezioni, ed. Asterios, Trieste 2011, pagg. 110.

di Fabio Milazzo

La scrittura ermetica è, probabilmente, la cifra distintiva del procedere argomentativo di Lacan. Per tal motivo, la sua produzione, ha sempre attirato un pubblico ristretto, una “setta” di eletti che, non arrendendosi all’oscurità di una prosa eccentrica, hanno scelto di “votarsi” eticamente allo studio, all’analisi e all’ermeneutica di un pensiero mai scontato che, più di altri, rifugge il carattere ovvio, banale direi, delle tante costruzioni sintatticamente ordinate tipiche di una società, quella post-televisiva, che ha pienamente sostituito il registro Simbolico con quello Immaginario.

Leggere Lacan è impegno ostico, per molti un mero esercizio masochistico. Per altri, quelli che lo citano non soltanto “per sentito dire”, è un affare veritativo, nel senso che questa “scrittura”, volutamente oscura, esoterica e iniziatica, ha la pretesa di narrare quell’oggetto in-scrivibile, se non per metafora, che è l’inconscio.

Inconscio, badiamo bene, che non è stato “scoperto” da Freud ma inventato. “Freud, ha inventato il dispositivo che permette di interrogare ciò che egli ha chiamato…inconscio”( C.Soler, Lacan. L’inconscio reinventato, 2009). Questa precisazione situa la grande intuizione Lacaniana e la peculiarità del proprio “ritorno a Freud”, vale a dire quello di riscoprire lo spirito analitico attraverso il quale, Freud, tentò di indagare l’ininvestigabile. Un sondare che non poteva che essere metaforico, visto l’oggetto della ricerca.

Precisato ciò, cercato di chiarire il senso di una scrittura volutamente oscura, risulterà chiara la difficoltà di ogni lettura introduttiva tendente a fissare il perimetro di un’opera in fieri che, al pari di quella Foucaultiana, pretende l’utilizzo (anzi il fraintendimento ) e rifugge la “fissazione scolastica”.

Bazzanella, nel libro che recensiamo, ha ben chiaro tale assunto e, infatti, non compie una ricognizione tendente ad “addomesticare” Lacan, ma lo “usa” cercando di problematizzare tre super-concetti, il Reale, il Simbolico e l’Immaginario, che vengono applicati come una “griglia concettuale” per significare la contemporaneità. Nessun sterile – ed improbabile- lavoro filologico ma un tentativo di narrare ciò entro cui siamo immersi.

L’autore “compie” il proprio tentativo ermeneutico battendo il “sentiero” già percorso da  Slavoj Žižek.  A “nostro” giudizio questo è l’unico utilizzo possibile della riflessione Lacaniana, l’unica in grado di non fossilizzarla depotenziandola.

Bazzanella privilegia una chiave di lettura non molto di moda nell’epoca dei pensieri superficiali, delle scienze cognitive, e dei riduttivismi, quella della liquefazione delle identità e della critica radicale al cogito cartesiano. La nota affermazione lacaniana secondo la quale “non c’è Altro dell’Altro” indica proprio il radicale differimento delle soggettività che risultano reificabili solo per esigenze pragmatiche. In altre parole, secondo Lacan (foto), siamo delle Alterità continuamente alienate nel processo impossibile di sostanzializzazione di ciò che muta nel continuo ridefinirsi delle proiezioni immaginarie: l’identità.

Siamo continuamente alienati, ci ricorda Bazzanella, dal Simbolico, dall’Immaginario e dal Reale, viviamo, quindi, immersi in processi di soggettivazione che sono anche processi di assoggettamento. La lezione Foucaultiana appare veramente prossima alla lettura Lacaniana

L’uomo è un ente che “nasce” alienato perché da sempre è costretto a “giocare in difesa”. L’universo rappresentazionale attraverso il quale significa il mondo è la conseguenza di uno “smarrimento” mitologico, la “perdita” della das Ding , che lo aliena da se stesso e lo pone sulla difensiva. L’intera opera Lacaniana è un tentativo di descrivere l’insieme  delle risposte messe in campo da questo soggetto alienato che “non sa chi è”. Il “suo” oscillare esistenziale è il tentativo di gestire il trauma dello smarrimento primigenio. Questo trauma origina quell’apertura di senso che ci contraddistingue, quel “serbatoio” unico di senso attraverso il quale produciamo le nostre rappresentazioni.

Il nodo Borromeo , oggetto della “triplice” indagine di Bazzanella, lo sappiamo, non prevede lo “scioglimento” di uno soltanto dei “nodi”; detto in altre parole, nessuno dei tre “lacci”può essere “letto” al di fuori della relazione che lo lega agli altri “componenti”.  Reale, Simbolico e Immaginario sono  inscindibili.

Bazzanella ritiene che l’attrezzatura concettuale di Lacan possa essere utile per comprendere la contemporaneità. In particolare, egli analizza il passaggio dall’ordine Simbolico, caratterizzato da un “grande Altro” ordinante la società di qualche tempo fa (l’insieme di regole, leggi e dottrine, morali), all’ordine Immaginario, caratterizzato dal prevalere dell’Icona, dell’immagine (pensiamo a “Facebook). Quest’ultimo “registro”, attraverso il “peso” totalitario dell’iconico,  occlude oltremodo il Reale che “fa sentire la propria assenza” (legata alla Das ding ) attirando a sé nella direzione di pratiche sempre più rischiose, al limite dell’autolesionismo (pensiamo al consumo di droghe e alcol).

Il grande tema che fa da sfondo alla “lettura” di Bazzanella è proprio l’implosione del registro Simbolico, definitivamente soppiantato dall’Immaginario tipico della “società dello spettacolo”, caratterizzata da povertà lessicale, costruzioni sintattiche elementari e incapacità ermeneutica diffusa.

Il testo di Bazzanella non offre soluzioni, per lo meno se non vogliamo prendere in esame la scontata conclusione di un necessario ri-bilanciamento dei tre “registri”. Non era questo lo scopo principale del volume che, invece, riesce nel tentativo di chiarire tre “super-concetti” centrali nella produzione Lacaniana.

E.Bazzanella, Lacan. Immaginario, simbolico e reale in tre lezioni, ed. Asterios, Trieste 2011, pagg. 110.

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