Aleksandr R. Lurija, Viaggio nella mente di un uomo che non dimenticava nulla, Armando Editore 2011, pp. 134.

di Emanuela Catalano

Un avvincente viaggio nei meandri della mente di un uomo che – come recita il titolo – non dimenticava mai nulla, la cui memoria prodigiosa e fuori dall’ordinario indusse lo psicologo russo Lurija a interessarsi a lui, spingendolo alla stesura di questo romanzo psicologico che altro non è che il resoconto di lunghi anni di osservazione scientifica, quasi trenta, sulla singolarità dei processi psichici di questo eccezionale mnemonista.

Quello che di straordinario ha il nostro protagonista, chiamato Š., è la sua peculiare capacità a trasformare ogni ricordo, immagine, suono, informazione percepita in un vero e proprio codice visivo personalissimo, il quale si imprime nella sua memoria in maniera indelebile. Ma non è tanto la memoria in sé a catturare l’attenzione dello scienziato quanto piuttosto il fatto che quest’ultima si presenti in grado di condizionare non soltanto il linguaggio di Š. ma anche l’organizzazione del suo pensiero, influendo di conseguenza sulla sua personalità, sul suo modo di vivere, invadendo tutto il suo mondo sino al punto di rendere sempre più labili e aleatori i confini tra realtà e immaginazione. Si pensi alla fantasia sconfinata e all’immaginazione che contraddistinguono ogni bambino: la peculiarità precipua di Š. è quella di essere in grado di far riviverne nella memoria ogni istante, come a sentirne quasi le sensazioni, il “caldo” dell’abbraccio materno, il “freddo” dell’abbandono nella culla, il suono della voce della madre. E tutto ciò assume in lui una consistenza tangibile, quasi palpabile. Un’immagine nitida, tersa che provoca in lui le medesime sensazioni che noi purtroppo abbiamo perduto, conservando solo qualche immagine sbiadita del nostro passato e della nostra infanzia, qualche reminescenza vaga, imprecisa e dai contorni indefiniti e incerti.

 In Š. appare sviluppata in modo eccezionale la sinestesia quale elemento fondamentale della sua vita psichica: ogni informazione proveniente dal mondo esterno viene inserita simultaneamente in una matrice multidimensionale di codificazione percettiva e cognitiva. In lui non esiste la comune separazione, presente in ciascuno di noi, tra tatto, vista, udito e gusto. Egli sembra infatti in grado di “vedere i colori delle voci, sentiva i sapori dei colori, percepiva il senso di una parola in base alla sua struttura fonetica”. Le sue eventuali omissioni nell’enumerare una serie di dati, snocciolare nomi o numeri erano dovute a difetti di percezione, di attenzione e mai di memoria. Per intenderci, se un suono veniva a ‘disturbare’ per così dire la sua lettura dell’immagine, ciò provocava in lui una “macchia” che sarebbe poi andata a offuscare il suo ricordo, rendendo meno chiara e comprensibile la sua percezione. Il ricordo dipendeva in sostanza dalla illuminazione, dalla dimensione delle immagini, dalla loro collocazione e dall’assenza di voci estranee o rumori che avrebbero potuto disturbare la sua successiva visione. Dopo aver tentato di delimitare l’estensione della memoria di Š., divenne problematico piuttosto il procedimento inverso, vale a dire aiutarlo a ‘dimenticare’ tutto quanto aveva assimilato: egli non ricordava semplicemente ma era dotato della capacità di “vedere” tutto ciò che aveva percepito. Anche a distanza di anni, gli esperimenti condotti dimostrarono che nulla di ciò che aveva immagazzinato era andato perduto: ogni informazione veniva letta e percepita alla stregua di un’immagine visiva realmente presente in tutta la sua vivezza e immediatezza.

Qual era l’origine di una tale persistenza delle tracce? La possibilità di inserire ogni informazione in una trama di associazioni semantiche rende la traccia mnestica più accessibile e durevole. Quel che però colpisce è l’immane lavoro, la fatica che Š. doveva probabilmente adoperare. O meglio, il fatto che per lui tali processi di memorizzazione fossero del tutto spontanei e naturali e non comportavano alcuno sforzo mentre a noi non verrebbe mai in mente di imprimerci tutta una serie di informazioni utilizzando le stesse tecniche messe a punto e utilizzate inconsciamente da Š., descritte accuratamente nel libro.

Aleksandr R. LURIJA

Particolarmente interessante e degno di nota l’esempio riportato nel testo, che descrive il caso in cui dovette ricordare i primi versi della Divina Commedia in una lingua, l’italiano, che egli non conosceva. Colpiscono le associazioni compiute e i parallelismi messi in atto per collegare ogni termine con una parola russa, o un fonema a lui molto più congeniale e familiare. Per liberarsi dall’eccessiva aderenza alla concretezza dell’immagine, egli dovette a poco a poco apprendere a “semplificare” le immagini eidetiche, ad astrarre dall’eccesso di dettagli. Mentre un tempo, per pensare all’America, doveva immaginare di tendere una lunga corda, ad un certo punto non fu più necessario compiere tutto queste complicate operazioni, spostarsi da un paese all’altro.

Ma quali sono in realtà le difficoltà nelle quali dovette incappare nel tentativo di decifrare frasi anche semplici, mancandogli la capacità di cogliere in maniera immediata nessi che alla maggior parte delle persone appaiono logici, immediati ed evidenti? O come superare la contraddizione che nasceva in lui ogni qualvolta doveva scegliere tra la struttura fonetica del significante e il significato usuale che quella parola solitamente esprime? “Gli altri pensano, io vedo!”: da qui la difficoltà a cogliere anche i minimi nessi logici che caratterizzano qualsiasi semplice testo scritto. Si pensi in particolar modo alla comprensione delle poesie ad esempio che sono creazioni non di immagini bensì di significati. O ancora come distinguere i confini tra reale e immaginario? “Per capire il senso, devo vedere”: in che modo spiegargli il significato e il senso di termini quali il niente, il vuoto, l’eternità?

Quel che preme a Lurija, al di là di tutte le difficoltà che una simile memoria insolita e prodigiosa al contempo comporta, è chiaramente esporre la straordinarietà di questo caso medico, nel tentativo di non sfuggire alla tentazione di ridurre l’uomo alle sue singole componenti o interpretarlo alla luce di aride e sterili schematizzazioni tipiche dei modelli formali bensì di coglierlo in tutta la sua complessità e molteplici sfaccettature per non tralasciar o perdere nulla della ricchezza della sua vita psichica, con un’accurata attenzione per l’uomo visto nella sua totalità.

La ricchezza interiore della vita di un uomo, il mistero delle sue azioni volontarie: tutto ciò non poteva secondo Lurija essere ridotto all’approccio scientifico di stampo comportamentista, con buona pace di Pavlov (per quanto riguarda gli studi sui riflessi condizionati), Watson e Skinner. La varietà della vita cosciente non può essere paragonata o spiegata in termini di ripetizione meccanica, di “contingenza” o “rinforzo”. Dietro una prosa letteraria scorrevole, Lurija è così abile da descrivere scientificamente i casi di ipermnesia da lui riscontrati nell’arco della sua carriera facendo emergere dalle sue pagine una lezione metodologica di inestimabile e straordinario valore e di cronaca clinica, destinata a far discutere ancora a lungo. I due assunti teorici che sottendono il lavoro di ricerca dell’autore sono l’origine storico-sociale delle funzioni psichiche complesse e la loro organizzazione cerebrale attraverso sistemi funzionali strutturati gerarchicamente.

Per spiegare l’evoluzione dell’uomo, occorreva dunque procedere per “linee miste”, seguendo un nuovo tipo di approccio al problema che si rivolgeva finalmente ad analizzare le relazioni del soggetto con il suo ambiente sociale esterno, in un processo che si svolge al di fuori dell’organismo per intenderci, là dove confluisce l’origine reale del complesso comportamento umano. Il libro di Lurija, affrontando temi quali quello del nesso indissolubile tra linguaggio, memoria e costituzione della personalità, potrà attirare l’attenzione sia di chi è già un appassionato e profondo conoscitore delle neuroscienze e desidera battere ulteriormente le strade della psicologia della personalità sia di chi ambisce piuttosto, spinto da naturale inclinazione e da curiositas, o più semplicemente da profano della materia, ad inoltrarsi nei sentieri irti e tortuosi della nostra psiche attraverso la lettura di uno splendido romanzo.

 Scrivere libri con simili affascinanti storie è un problema piuttosto complicato come sottolinea lo stesso autore nelle note conclusive: “è necessario trovare degli uomini con delle qualità assolutamente eccezionali”. Egli sa di non avere più la possibilità e il tempo di farlo probabilmente, ma occorre perseverare nella ricerca dal momento che “la gente va e viene, ma la forza creativa dei grandi eventi storici, così come le idee importanti e le azioni, restano”. Per sempre e ci accompagneranno ovunque andremo. L’attività cosciente dell’uomo, in tutta la ricchezza della sua vita mentale, si colloca in definitiva al crocevia tra scienze biologiche e psicologiche: ed è da qui che dobbiamo partire per avventurarci su questo sentiero affascinante e ancora tutto da scoprire.

Aleksandr R. Lurija, Viaggio nella mente di un uomo che non dimenticava nulla, Armando Editore 2011, pp.134, € 12,00.

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