Michela Marzano, Etica oggi. Fecondazione eterologa, «guerra giusta», nuova morale sessuale e altre grandi questioni contemporanee, Centro Studi Erickson, 2011, 125 p., brossura

di Emanuela Catalano

Un tempo, quando si parlava di etica – intesa nel senso classico del termine – a tutti era noto a cosa ci si riferisse nella fattispecie, si conveniva senza troppi indugi nell’ammettere che per etica si intendesse quell’insieme più o meno rigido di prescrizioni o di principi da applicare alla realtà al fine di trasformare il caotico essere spontaneo in una sorta di ordinato o ideale dover-essere.

Oggi l’idea tradizionale di etica sembra essere definitivamente in crisi, essa è tramontata con la messa in discussione del principio di autorità. Da qui, la necessità, anzi l’obbligo ineludibile di pensare ad un’etica diversa, che parta dalle esigenze dei singoli, certamente in quanto esseri sociali e non solo individuali, ma non più semplicemente in quanto facenti parte di una data comunità (locale, nazionale, globale, universale, ecc.). Nasce così l’etica applicata, ben esemplificata nella figura del medico di fronte al paziente ad esempio: un medico ha il dovere di dire al paziente tutta la verità sul suo reale stato di salute, ma non di più di quanta effettivamente il paziente manifesti di voler sapere; di fronte a un paziente che evidentemente rifiuti questa consapevolezza, il medico ha il dovere di tacere. Insomma, è il paziente – il paziente singolo, concreto, “questo” paziente –  il criterio ultimo della nuova etica, non più un astratto principio di informazione al di sopra delle parti in causa per intenderci.

L’etica applicata necessita – al di là della polimerizzazione dei saperi e frammentazione della disciplina – di un approccio filosofico sostanzialmente diverso e rinnovato. Mentre è da sempre noto che la conoscenza attiene al campo della razionalità teorica, l’ambito di indagine nel quale si muove l’etica fa capo alla razionalità pratica e ha come fine ultimo la ricerca del bene e l’introduzione di un concetto a nostro avviso fondamentale, che è quello del diritto alla felicità. Ora la felicità non deve essere perseguita in vista di qualcos’altro quanto piuttosto solo per se stessa, fedeli potremmo dire all’insegnamento buddhista secondo il quale essa consiste nel non desiderare. Nella mancanza, nell’assenza del desiderio.

Aristotele nell’Etica nicomachea sottolineava già come la filosofia morale non potesse limitarsi alla pura e alla mera speculazione astratta ma dovesse avere quale fine ultimo quello di delineare e definire i fini dell’azione umana. Solo una vita vissuta all’insegna della phronesis, intesa come saggezza e inclinazione ad agire secondo i dettami della ragione, poteva portare gli uomini a convivere e instaurare una relazione giusta e equilibrata con altre persone. Sarà poi Kant a sottolineare la pregnanza della dignità, quale valore intrinseco dell’essere umano, un essere fedeli a se stessi e al proprio dovere verso di sé. La massima dell’imperativo categorico è quella che ingiunge di comportarsi sempre come se tale regola dovesse valere per l’intera umanità. Perseguire il bene per il maggior numero di persone quindi.

Come comportarsi allora dinanzi al nostro potere di poter disporre di tutte le cose che non hanno libertà? Può un essere umano essere degradato della sua umanità e ridotto a ‘cosa tra le cose’? Si può possedere una cosa, una proprietà per intenderci, è chiaro ma possiamo possedere un corpo, una persona dotata di anima e di libero arbitrio? Ecco che la questione del corpo che sottende tutte le opere della Marzano (foto) torna qui a palesarsi nettamente e prende piede un’accurata analisi dei concetti che fondano da sempre la bioetica. Oggi si fa tanto parlare di bioetica e ci sembrava opportuno richiamare in questa sede i quattro principi su cui si basa questa disciplina, vale a dire l’autonomia del paziente, il bene della sua persona, il nocumento e infine la giustizia.

L’accento è posto come dicevamo sul ruolo del medico e sul suo rapporto con il paziente. La capacità dell’uomo di “manipolare” la vita attraverso il progresso scientifico ha fatto sì che nuovi interrogativi morali su quali siano le regole di comportamento da rispettare si ponessero e quali siano i limiti da porre perché la scienza stessa non distrugga la vita umana; la scienza ha bisogno di essere guidata da valori e orientamenti etici, che costituiscono delle indicazioni preziose perché essa stessa non danneggi l’esistenza umana, ma sia appunto a un servizio di un miglioramento della qualità della vita.

L’interrogativo che emerge a questo punto è il seguente: come imbastire relazioni interpersonali, senza trincerarsi dietro la finzione di un dialogo tra sordi? Dopo aver insistito sulla differenza tra segreto e verità, tra sacralità della persona in quanto corpo e non come oggetto fra gli altri di cui poter fare uso e abusare a proprio piacimento, l’autrice si richiama alla posizione di Engelhardt (foto), il quale sostiene che gli individui liberi devono poter disporre liberamente della propria persona, essendo la libertà la connotazione precipua di ogni essere umano. La sfida che il filosofo deve raccogliere è quella di dotarsi di nuovi strumenti ermeneutici per poter coniugare le proprie riflessioni e interpretare la realtà con le nuove scoperte biomediche. La disamina prosegue attraverso temi di scottante attualità – la fecondazione eterologa, l’eutanasia, il diritto di morire, la liberazione sessuale, per approdare a riflessioni sull’etica ambientale proprio perché come già sosteneva Ilya Prigogine “nel grande spettacolo dell’universo, noi non siamo più soltanto spettatori passivi ma anche e soprattutto attori, intimamente e continuamente coinvolti nella nostra interazione con la natura e con l’ambiente che ci circondano”. Segue la polemica sugli OGM per approdare ad un altro, inquietante, interrogativo: quello della cosiddetta guerra giusta. Già Cicerone e Sant’Agostino parlavano di ‘guerra giusta’ nei termini di un conflitto che non arrecasse danno ad altri ma mirasse prevalentemente a respingere un’invasione nemica e combattere il peccato, la causa insomma doveva essere giusta e retta l’intenzione di chi prendeva in mano le armi.

Cosa possiamo sostenere oggi al riguardo? Penso all’invasione dell’Afghanistan da parte delle truppe americane, all’uccisione di Saddam Hussein, ad Abu Ghraib. Come giustificare la tortura che vi è stata praticata? Le sofferenze inflitte ad altri esseri umani? Il ricorso alla violenza è davvero un ‘male necessario’? E se la storia assolvesse davvero il suo ruolo e la sua funzione di magistra vitae, dovremmo allora solo poter concludere, con Gramsci, che noi siamo stati soltanto cattivi allievi. Come giustificare ancora l’ingiustificabile nell’avversario? Come uscire da questa apparente impasse, dalla contraddizione e dal paradosso di un ricorso alla armi per scongiurare l’esplodere e la recrudescenza di ulteriori, gli ennesimi, atti di violenza pura e gratuita? Ancora una volta, la Marzano riesce con un libro di poche pagine a scuotere le coscienze e a farci interrogare su alcuna cruciali istanze del nostro tempo. La teoria morale deve dunque articolarsi con la pratica, non può prescindere da questo connubio, per offrire elementi trasversali di risposta, o perlomeno strumenti di analisi appropriati ad affrontare le grandi questioni morali dei giorni nostri, per poter guardare in maniera più speranzosa all’avvenire ed essere pronti a raccogliere in ogni istante le nuove sfide. Perché in definitiva le questioni approntate in questo libro ripercorrono proprio quei problemi che assillano oggi non soltanto i filosofi morali – per dirla con la Marzano, chi della filosofia ha fatto la propria passione e ragion d’essere – ma anche qualunque persona che, per via della sua professione o del suo impegno, si debba confrontare nella vita con scelte via via sempre più difficili.

“Etica oggi” (tradotto dall’originale francese a cura di Riccardo Mazzeo) è un libro denso ma scorrevole, suscettibile di più letture su piani diversi che consigliamo, perché accessibile, a tutti poiché anche quando è tecnico, descrittivo e analitico, è sempre scritto in maniera comprensibile. E in poco più di 120 pagine, il lettore riesce ad avere un’idea completa, semplice, ma non banale, di tutta una serie di spinose questioni che hanno coinvolto la riflessione etica in questi ultimi decenni aprendo a ulteriori e interessanti spunti di riflessione.

Michela Marzano,Etica oggi. Fecondazione eterologa, «guerra giusta», nuova morale sessuale e altre grandi questioni contemporanee, Centro Studi Erickson, 2011, 125 p., brossura, euro 10.

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