Il prezzo dell’analisi. Due riflessioni a proposito della massima di Lacan: ‘L’analista paga con un giudizio sulla sua azione’.

di Maurizio Montanari

 

 L’intervista ad Armando Verdiglione pubblicata giorni fa su Repubblica , e l’ultima polemica sollevata da Elisabeth Roudinesco su ‘Liberation’ del primo ottobre,  hanno l’indubbio merito di riprendere alcune questioni che da sempre interessano il funzionamento della psicoanalisi e le azioni degli psicoanalisiti. Al di là delle sterili polemiche, è assai  utile alimentare un serio dibattito su un tema anch’esso importante ed emergente che va al di là del caso Verdiglione: perchè sempre più spesso accade che gli psicoanalisti siano messi sul tavolo degli imputati? Chi ha a cuore la psicoanalisi, come strumento clinico e di analisi del legame sociale, si deve interrogare.

 Perchè sono sempre più soggetti all’accusa di tramutarsi in ‘guru’ in cerca di adepti da irregimentare?

Non passa giorno che voce non si unisca al coro di attacchi alla disciplina di Freud e ai suoi attuali nipoti. Non tanto all’analisi tout court, quanto alla cattiva psicoanalisi, per molti due entità sovrapponibili. Oltre al j’accuse di M. Onfray , “Crepuscolo di un idolo. Smantellare le favole freudiane “, ci sono i pamphlet dell’intellighenzia europea ed italiana: il feroce e unilaterale “Il libro nero della psicoanalisi“, “Il caso Marilyn M. E altri disastri della psicoanalisi “, “Inconscio ladro!” di Elisabetta Ambrosi, il godibile ‘Alice nel paese degli analisti’, per finire con l’ottimo “Al di là delle intenzioni. Etica e analisi” di Luigi Zoja ( davvero imperdibile quest’ultimo). 

Ma se ben guardiamo la blog- sfera ( a tutti gli effetti il fronte delle voci più libere) la schiera dei detrattori e critici non è più solo formata da trinariciuti organicisti che negano tout court la validità dell’introspezione e non riconoscono lo statuto dell’inconscio, ma da tanti pazienti, o analizzanti, i quali possono solo accodarsi nelle innumerevoli discussioni sui forum per lagnare l’inefficacia del trattamento analitico, o denunciare errori pagati a caro prezzo. E non solo economico. Fino a quando, di fronte ad una critica sempre più vasta e sempre più articolata, si percorrerà la via del ‘non è vero nulla’, rimandando un serio dibattito, restando indifferenti a queste istanze?  Gli aspetti da esaminare non sono solo quelli relativi alla ‘efficacia’ dell’analisi, elemento di per sé già difficile da valutare (e oggetto di innumerevoli dibattiti scientifici), ma anche le possibili controindicazioni che possono derivare da un’analisi inefficace. Non tutti sanno preventivamente che un’analisi sbagliata può causare seri danni, e che in caso di un rapporto deleterio, non esistono istanze alle quali fare riferimento.  

Chi va su un lettino oggi, non ha precise garanzie di terzietà, di protezione da errori. 

Ecco il vulnus principale dell’instrumentum analitico. In campo medico, se un’operazione va male, il malato può rivolgersi all’azienda sanitaria, al tribunale dei diritti del malato, o altro ancora. Nel campo della psicoanalisi, se una cura si inceppa o deraglia, purtroppo, non esiste luogo nel quale portare le proprie rimostranze. L’unica speranza è che l’analista abbia a fondo scavato nelle sue zone opache, quelle che conducono a errori, e se ne assuma la responsabilità tenendo quel posto senza fuggire. Il miglior modo per difendere la psicoanalisi è dunque renderla trasparente esaltando in tal modo la sua eccellenza, che fortunatamente continua ad esistere nonostante gli errori. Un analista che sbaglia diagnosi, magari distratto da altre cose, o semplicemente con un lavoro su se stesso stagnante, espone il paziente a rischi talora altissimi. Il ‘controtransfert’ è quella risposta relazionale ed emotiva dell’analista verso il paziente, utile nel processo analitico fino a quando non diventa una pioggia di detriti che provengono dall’analista, il quale senza controlli, può scaricarli sul malcapitato paziente.  Il paziente che, come insegna l’analista francese J.A Miller, è sempre ‘innocente’ quando entra nello studio con lettino. Chi non ricorda l’analista Moretti de ‘La stanza del figlio’, irritato perché il paziente Orlando con un ritardo ha fatto sì che lui non fosse vicino al figlio nel momento della disgrazia? Ecco, quella scarica di rabbia che gli riversa addosso in seduta, è un controtransfert incontrollato.

Lacan (foto) tratta la questione del controtransfert : “(..)Come è scritto da qualche parte, se si trascurasse quell’angolo dell’inconscio dell’analista, ne risulterebbero delle vere e proprie zone cieche, da cui conseguirebbero eventualmente nella pratica fatti più o meno gravi e incresciosi: misconoscimento, intervento mancato o inopportuno, o persino errore”.

 Cosa garantisce al paziente che , accortosi di questo, l’analista immediatamente lasci quel posto e non arrechi danni?

Nessuno.

 Quello che, specie oggi, è necessario ribadire, è cha la psicoanalisi è essenzialmente e primariamente il luogo della rettifica della propria esistenza. Qualsiasi altra cosa che non sia il percorso  del paziente  che entra entra nella stanza del lettino, rapporti analizzante -analista di  qualsiasi natura,   , falsa il percorso e lo fa deragliare su binari del maestro-discepolo, via che conduce direttamente ad una condizione diadica fasulla che può avere effetti collaterali devastanti per l’analizzante. Il movimento psicoanalitico garantisce terzietà? Per esserlo, è necessario che chi apre le porte alla gentilezza sia, in questo caso, gentile, parafrasando al contrario la lezione di Brecht. E’ fondamentale che lo psicoanalista sia, al netto della conduzione della cura, inserito in una rete, più ampia, che possa osservare ed eventualmente correggere eventuali errori. Sia insomma ‘giudicabile’. Come evitare, come riporta Paracchini in un articolo del Corsera, che: ‘un ego fuori ordinanza, un eloquio coinvolgente che fa breccia nel pubblico femminile’ non siano nocivi per i pazienti, oppure non portino a creare ‘adepti che sembrano una setta’?

Il neo presidente della IPA Stefano Bolognini (foto) dà una indicazione preziosa, ma purtroppo inascoltata, asserendo che la sovraesposizione mediatica dello psicoanalista danneggia il paziente. 

Si dirà: questo problema vale per tutte le discipline del mondo “psi”. Vero, parzialmente. Non va dimenticato che l’analisi è un luogo particolare, una sorta di ‘no mans land’ nella città, uno spazio vuoto, una zona franca addobbata con gli affreschi della propria esistenza, che noi diamo in custodia all’analista. Si può paragonare il setting analitico ad un’officina nella quale, grazie ad un buon avvitatore, tutte le viti della macchina vengono allentate. Svitate quel tanto che basta perchè il guscio mostri la sua mobilità, e si possa giungere all’anima del motore. Una destrutturazione guidata. E’ la terra di un uomo che piange e rimemora il passato, un uomo che sogna e in quel luogo sa di poter proiettare le diapositive più intime perchè garantito dalla sicurezza. Ecco perchè gli errori possono avere effetti cosi’ gravi. Quando le viti sono allentate, i colpi accidentali vanno più in profondità, si riverberano sull’intera struttura.

 Le scuole psicoanalitiche hanno sviluppato gli anticorpi per saper contenere e correggere questi svarioni? Il mondo scentifico chiede alla psicoanalisi alcune cose che la disciplina di Freud e Lacan non può dare : verificabilità, standardizzazione dei dati, questo perchè la psicoanalisi è essenzialmente ‘uno per uno’. Ma garanzie verso il paziente quelle si. Oggi quelle devono essere fornite. “L’analista, dico, da qualche parte, deve pagare qualcosa per reggere la sua funzione. Paga in parola, paga con la sua persona.

 Infine bisogna che paghi con un giudizio sulla sua azione’.

 E’ il minimo che si possa esigere” .

 E’ rispettata questa massima di Lacan? La via indicata da questa massima mette al riparo da derive giudiziarie, e garantisce un percorso più salutare per il paziente.

                                        ________________________________________

Da: Liberation. 1 ottobre 2011 

Il primo ottobre, Elisabeth Roudinesco (foto), rilascia a ‘Liberation’ una lunga intervista. Nel corso della quale fa accenno alla questione dei ‘deliri interpretativi’ e accende un dibattito ancora in corso.  

Si noti come nella sua vis polemica la Roudinesco, paradossalmente,   non fa che  riaffermare i principi elencati da Lacan e ripresi da  J.A . Miller ai quali si è qua fatto cenno, nel merito delle precauzioni che gli analisiti devono osservare. 

 ‘C’est d’autant plus surprenant que le langage est censé être le moyen le plus adapté en psychanalyse pour discuter, se disputer même.  

 C’est  ce  que  disait  Freud  :  «Cela me  déroute parfois que les analystes eux-­‐mêmes ne soient pas radicalement changés par leur commerceavec l’analyse.» Force est de constater qu’il  ya un peu plus de délires interprétatifs  dans la communauté psychanalytique depuis ses origines que dans  d’autres disciplines.

Pourquoi?

Parce que ceux qui s’intéressent  aux gens qui vont mal ont eux- ‐mêmes parfois traversé des épisodes difficiles,dépressifs, réactionnels ou  violents. Historiquement, cela concerne tous les praticiens  des  médecines de l’âme, et les institutions psychiatriques, psychanalytiques ou de psychothérapie en onteu conscience. Il y a un beau film de Vincente Minelli, tourné en 1955, la Toile d’araignée, qui fait état  de cette question. Dès  ses débuts, le  mouvement  psychanalytique y a été confronté.

Comment former des psychanalystes qui soient «équilibrés» et qui sachent dominer leurs passions? Périodiquement,il  y a des délires dans le monde  psychanalytique. Notamment aussi mparce que les

psychanalystes   ont constitué des associations qui échappent  aux règles  de l’enseignement public. A l’université, vous  n’avez pas le droit d’insulter  votre collègue du département d’à côté.  

La psychanalyse n’est- elle pas le lieu où tout peut- être dit ?  

A priori, oui. Mais on y rencontre des ous sympathiques, comme Wilhelm Reich, qui a apporté  beaucouop  de choses à la psychanalyse et au marxisme.

C’était un authentique penseur et praticien. Si, par moments, il délirait, il a quand même eu raison sur le fait que ne fallait pas que le mouvement psychanalytique allemand  s’engage dans une collaboration avec le nazisme, comme l’a fait Ernest Jones. Ensuite,  après son émigration aux Etats- ‐Unis, Reich a construit une théorie délirante de l’énergie sexuelle, et il a terminé sa vie dans un pénitencier  après  un procès  pour escroquerie. Figure tragique de l’histoire de la saga freudienne, comme d’autres d’ailleurs. Je songe aussi à Otto Gross, psychiatre autrichien, freudo- ‐nietzschéen toxicomane,   retrouvé mort après une longue errance sur les trottoirs de Berlin. Actuellement, le mouvement analytique se professionnalise. Et il cherche plutôt à se normaliser  et  à  ne  plus  tolérer  des  praticiens délirants. Mais attention, trop de normes exclut aussi  le  talent.  Lacan,  qui  n’était ni fou ni délirant, a été considéré à tort par ses ennemis  comme un gourou démoniaque. Thèse absurde. Il s’occupait des psychotiques, des mystiques,  et il était fasciné par les extrêmes. Il était capable d’excès, comme les surréalistes,  et  il mettait en cause l’opinion commune. Ces esprits- ‐là sont précieux.

5 commenti su “Il prezzo dell’analisi. Due riflessioni a proposito della massima di Lacan: ‘L’analista paga con un giudizio sulla sua azione’.

  1. alfredo rapaggi ha detto:

    Sul contenuto, se il contenuto principale è l’esigenza di portare in supervisione il proprio agire, ovvero il controtranfert, non mi pare ci sia qualcosa da eccepire e tutte le scuole di tipo psicoanalitico sono d’accordo nel raccomandare questo agli allievi.
    Quello che invece mi allontana dall’articolo è il tono, soprattutto iniziale. Non mi piace il confronto con i medici, confronto che avrebbe anche potuto considerare lo stesso oggetto dallo stesso punto di vista (affettivo) e non da un punto di vista tecnico (a parte il fatto che non è affatto vero che il medico che sbaglia l’intervento sia punito). E non mi piace che non siano considerate altre categorie che si trovano in condizioni simili ma senza adeguata preparazione (vedi i religiosi che infatti sono denunciati per reati gravi ultimamente). Insomma sono d’accordo di mettere l’analisi personale alla base della professione di psicoanalista e anche di raccomandare supervisioni a vita, ma non di fare accuse di questo tipo.

    • sentierierranti ha detto:

      @Alfredo. Parlo nelle vesti di amministratore del sito, non di autore dell’art.. Il “pezzo” vuole gettare uno sprazzo di luce su una problematica: quella legata alla problematicità del binomio analisi-cura. Credo che ridurre la psicoanalisi ad “ortopedia” della mente presti il fianco ad accuse legate alla non quantificabilità dell’intervento sul “campo”. Da qui credo discendano tutta una serie di sviluppi tra i quali possiamo segnalare anche quello da te presentato legittimamente. In altre parole, l’interrogativo, da porre è:la psicoanalisi è una cura? E, se sì, di che tipo?

  2. Maurizio Montnari ha detto:

    Caro Rapaggi.
    Non ho volutamente spaziato ad altre categorie, perchè era mia intenzione trattare esclusivamente sul tema del controtransfert dell’analista e dei controlli. Poi mi preme far notare una cosa: sui danni che persone in malafede ( come dice lei religiosi fraudoenti o guaritori ) molto si dice, e molto si è scritto.
    Ma sui danni esistenziali che un’analisi deragliata determina, nessuno ancora ha avuto la forza di dire. Non i letteratti, ma le persone incappate in brutti incontri. E’ vero come dice lei che le Scuole raccomandano. Ma non tutti lo fanno, e non tutti sono in una scuola. Per questo è bene, prima di inziare un’analisi, controllare che il proprio analista non sia autoreferente.

    m montanari

  3. Maurizio Montnari ha detto:

    Chiedo scusa per gli errori di battitura. Smetterò da oggi di scrivere in treno col palmare e riprendo la tastiera…

  4. Dave ha detto:

    Exactly where did u pick up the ideas to compose
    ““Il prezzo dellanalisi. Due riflessioni a proposito della massima di Lacan:
    Lanalista paga con un giudizio sulla sua azione.
    hæcceit@s web”? Many thanks -Desiree

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