Marcello Flores, 1917. La Rivoluzione, Einaudi, Torino 2007, pagg. 139.

di Fabio Milazzo

Il 1917 rappresenta, per l’immaginario collettivo contemporaneo relativo alla Rivoluzione, l’anno fondativo.

Un secolo intero di tentativi attuativi rivoluzionari si sono plasmati sugli avvenimenti russi concretizzatisi nell’Ottobre rosso.

Ancora oggi, per tanti, per molti, parlare di “rivoluzione” equivale ad immaginare una rottura entro le vicende politiche di una determinata area, secondo le linee di sviluppo della più “famosa e celebrata” sovversione politica novecentesca.

Da qui una equivalenza: rivoluzione = esplosione sociale russa del 1917.

Eppure noi, con diversi articoli pubblicati su questo sito e su http://www.sentierierranti.com, abbiamo cercato di mostrare la vaghezza discorsiva del concetto di “rivoluzione”. Ad una attenta analisi sembrano privi di risposta o, per altri versi, passibili di molteplici risoluzioni interrogativi quali:cos’è una rivoluzione? Quali sono i suoi caratteri distintivi? Esistono delle linee guida capaci di denotare il concetto di R.?

Marcello Flores, docente di “storia contemporanea” e “storia comparata” all’università di Siena, da uomo e da studioso che vive quasi un secolo dopo i fatti del 1917, cerca, nel breve saggio che consigliamo, di offrire una guida storicamente valida sul periodo compreso tra il febbraio e l’ottobre dell’anno in questione.

Lungo le 139 pagine si delinea un panorama fatto di ansie, povertà, speranze, illusioni, desideri e, soprattutto, di energie pronte ad esplodere. E’ questo il contesto entro cui matureranno gli scioperi e le manifestazioni delle operaie tessili e delle lavoratrici durante la “festa della donna” del 23 febbraio (ricordiamo che all’epoca in Russia era in vigore il calendario Giuliano, di due settimane in “ritardo” rispetto a quello Gregoriano in uso nelle altre parti d’Europa).

Flores evidenzia la fragilità della società russa che “entra in guerra”, percorsa com’era da ansie e desideri di cambiamenti e, soprattutto, gravata da un’arretratezza divenuta strutturale. I morti, i feriti e i prigionieri della Guerra non faranno che rendere insostenibile l’odio dei più nei confronti del “sordo” potere zarista.

L’esplosione sociale di Febbraio è figlia del conflitto e del maturarsi della globalizzazione nel suo più tipico volto novecentesco ( cfr. G.Gozzini, Globalizzazione, Giunti, Firenze 2007). Il clima che si respira durante i primi mesi del 1917 è intriso delle rivendicazioni degli operai-contadini “costretti” a ragionare “gomito a gomito” sulle proprie sventure tra le trincee del fronte. L’esplosione di Febbraio giunge inattesa e produce due organismi, il Governo provvisorio e il Soviet, incapaci di veicolare le energie in campo. Sarà questa mancanza a concedere a Lenin la possibilità di inserirsi nel “gioco”.

Ansia di “terra” e desiderio di fine della Guerra rappresentano, quindi, il “brodo primordiale” entro cui avrà origine il fermento rivoluzionario. Eppure, Febbraio non conduce necessariamente ad Ottobre. E tra le donne e gli operai scesi per strada il 23 febbraio non ce n’era alcuno in grado di affermare di essere parte di quella elite rivoluzionaria con il compito di condurre la Storia verso la fine escatologica.

Il grande merito dei bolscevichi, inizialmente forza minoritaria e frazionata, è stato quello di “credere” di essere al servizio della Ragione (quella Hegeliana) Rivoluzionaria (quella del Marx di Lenin). La visione di se stessi quale avanguardia rivoluzionaria capace di accelerare i destini della Storia è stato l’ingrediente in più, quello decisivo. Realismo, cinismo, pragmatismo sono soltanto conseguenze di un atteggiamento mentale.

Il Governo tirannico che abolisce la libertà di stampa e, di fatto, quella di parola, si regge su un credenza ontologica: Io (Partito) sono la Verità. Indubbiamente ciò è possibile alla luce di un non troppo oscuro immaginario teologico.

Ottobre “compie” la Rivoluzione, questo credono i bolscevichi e questo permetterà a Lenin e ai suoi compagni di accaparrarsi di una semantica fatta di simboli e credenze che confluiranno nella “grandiosa narrazione Rivoluzionaria”. Quella che, ancora oggi, plasma il nostro universo mentale.

Il volume di Flores, negli 8 capitoli in cui è composto, riesce a trasmettere tutto quello sopra accennato e molto di più, quindi, a problematizzare un Evento “sfuggente” che attende ulteriori opere di risignificazione.

Marcello Flores, 1917. La Rivoluzione, Einaudi, Torino 2007, pagg. 139, euro 8.

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