Stéphane Hessel, Indignez vous !, ed. Indigene, 2010, pagg. 32.

 di Emanuela Catalano

In Francia, è diventato un vero e proprio caso editoriale e politico nel giro di poche settimane. Un successo senza precedenti. Stiamo parlando dell’autore di un pamphlet di una ventina di pagine, il quale ci invita e ci esorta ad indignarci contro tutte le ingiustizie di questo mondo – dall’emblematico e significativo titolo Indignez-vous ! – che si legge in un quarto d’ora e che segnaliamo qui di seguito, nell’attesa che venga pubblicato anche in italiano. Ma chi è esattamente Stéphane Hessel?

Per la biografia, rinviamo direttamente al link:

http://fr.wikipedia.org/wiki/St%C3%A9phane_Hessel

Al di là dei temi di attualità e del parallelismo che potremmo instaurare tra l’Italietta del berlusconismo di oggi e la Francia di Sarkò, per via del comune senso di malcontento generale che serpeggia negli animi, il successo del libretto è forse determinato dal suo basso costo (soli 3 euro)? Oppure risiede nei toni retorici del suo autore? Fatto sta che avevamo tutti bisogno di qualcuno che ci risvegliasse in questo preciso istante dal nostro sonno dogmatico e ridestasse le coscienze dall’atavico e letargico torpore.

Arrivano al momento giusto le parole di Hessel, un uomo che a novantatre anni suonati, nonostante tutta un’esistenza segnata e vissuta all’insegna del più profondo impegno sociale e della militanza politica, una vita che gli era stata in un certo senso “restituita” e che bisognava pertanto “impegnare” per dirla con le sue stesse parole, torna a far parlare di sé, e che Internazionale (14/20 gennaio 2011, n.880), non esita a designare come il “partigiano indignato”.

Quello che maggiormente colpisce leggendo le parole di Hessel è la ferrea volontà e determinazione, la caparbietà oserei dire, insite in quell’ottimistico voler continuare a credere in una società “improntata a determinati principi e valori e della quale essere fieri”. La società di cui sta parlando non è certamente quella che ignora o finge di non vedere i sans-papiers, che istiga all’odio contro l’estraneo, sia egli l’extracomunitario, l’immigrato o il rom; che rimette in discussione anni di conquiste, lotte e rivendicazioni sociali, non dando per scontato nemmeno che alla fine di una vita di duro lavoro ci sia una pensione, dove si parla costantemente di sicurezza sociale e dove i mass-media sono purtroppo nelle mani di pochi ricchi e la libertà di stampa ed espressione è diventata sempre più una chimera. Una società dove gli istituti bancari sono privatizzati, nella quale la corsa all’avere, al consumo forsennato accresce sempre di più il divario tra il satollo e opulento occidente capitalistico e il resto del mondo, in cui l’istruzione stenta a rimanere gratuita e accessibile a tutti indistintamente, senza discriminazioni di alcun genere o restrizioni qualsiasi.

 L’ideale stesso di democrazia connaturato al concetto di Repubblica – alla cui costituzione in Francia Hessel ha attivamente partecipato e contribuito – sembra definitivamente tramontato. E che cosa rimane dell’eredità della Resistenza? Uno dei motivi cardini dell’azione dei partigiani – ci dice Hessel – era stato l’indignazione: solo indignandosi era stato possibile concepire una qualche forma di resistenza al nazifascismo. Il suo augurio è che ciascuno di noi possa a questo punto ritrovare in se stesso un motivo di indignazione, unico modo per auspicare una qualche forma di impegno politico, di rivolta e di azione. Sulla scia di Sartre, egli afferma ancora che “ogni individuo è responsabile” di ciò che fa, scagionando e sollevando di ogni responsabilità la storia, il destino, il fato o chicchessia. L’atteggiamento peggiore che i giovani possano assumere oggigiorno è quello dell’indifferenza, del lassismo, della non-curanza, dell’inettitudine. Così facendo, l’uomo perde la peculiarità che lo fa essere tale e destituisce di senso ogni briciola di umanità rimasta in lui.

Oltre al già citato divario tra paesi ricchi e paesi poveri, Hessel (foto) suggerisce ai giovani di guardarsi intorno: “cercate e troverete”, troverete altri dieci, cento, mille motivi per indignarvi: dal modo in cui i diritti umani vengono oggi calpestati alle condizioni generali di salute del pianeta, per poi parlare della sua personale indignazione per il perpetuarsi delle violenze all’interno di quel triste scenario che è il conflitto arabo-israeliano, come se la storia non fosse più quella magistra vitae di ciceroniana memoria. Dalle lotte per l’indipendenza algerina all’11 settembre, passando per la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo fino alla nuova era di Obama, quale speranza possiamo nutrire nei confronti del futuro?

Hessel si dice convinto da ultimo che il futuro appartenga alla non-violenza, alla conciliazione di culture differenti, sulla scia dell’opera e dell’impegno profuso in questa causa prima di lui da Gandhi, Martin Luther King, Mandela. E se i fatti sembrano contraddire quest’auspicio, è solo perché nell’inevitabilità del ricorso all’uso della forza, delle armi e della violenza parrebbe essere contenuto l’unico modo per fare cessare le ostilità e ogni forma di sopruso, oppressione, terrorismo, odio. In realtà, anche la non-violenza può portare agli stessi esiti, e la speranza dovrà essere il baluardo della nostra fiducia nel futuro.

Andando al di là del celebre dipinto di Paul Klee che Benjamin aveva così caro, quello dell’angelo della storia che rivolge con sgomento e terrore il proprio sguardo sull’accatastarsi di un cumulo di macerie dietro di lui mentre una tempesta inesorabilmente lo spinge verso il futuro, a voler dire che non necessariamente futuro e progresso vanno di pari passo, un messaggio di speranza nella capacità delle società moderne a superare i conflitti conclude invece il testo, in nome di una “mutua comprensione e vigile pazienza”.

Un nuovo tempo è giunto, un tempo in cui l’uomo dovrà preoccuparsi di etica, giustizia ed equilibrio più che di speculazioni finanziarie o progressi tecnico-scientifici. Dal ‘48 in poi, grandi scoperte e conquiste erano state certamente compiute.

Resta da capire come collocare in tale prospettiva e ottica storica i primi dieci anni del XXI secolo, con i decenni che verranno. I pericoli della barbarie del secolo passato sono certo tramontati ma il loro fantasma continuerà a oscurare le nostre notti e a rendere inabitabile il nostro pianeta se continueremo a non indignarci. Nessuno è alieno dal pericolo della violenza, la minaccia incombe sempre su di noi e non sparirà mai, fin quando gli uomini non insorgeranno pacificamente contro i mezzi di comunicazione e di consumo di massa, il disprezzo per la cultura e per i più deboli, l’amnesia generalizzata e la competizione ad oltranza di tutti contro tutto. “Creare è resistere, resistere è creare” : questo l’accorato appello di un uomo che parrebbe sulla soglia della vita ma che forse mai più di adesso ne è stato così dentro: bisogna sperare, bisogna sempre sperare in un nuovo mondo, una nuova umanità. In un futuro migliore e più vivibile, contro il declino della nostra società. Nessun sistema politico contemporaneo è più del tutto immune dal rischio degenerativo e la vigilanza in difesa della democrazia e della libertà dev’essere sempre viva e costante.

 Un proclama all’azione e un inno alla libertà in definitiva, nella consapevolezza – hegelianamente parlando – che la storia è progresso e che nel suo divenire ineluttabile, siamo compresi e partecipiamo in veste di soggetti agenti e attivi, anche noi, ognuno di noi.

Stéphane Hessel, Indignez vous !, ed. Indigene, 2010, pagg. 32, euro 2,95.

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