Daniel Marguerat, L’uomo che veniva da Nazareth. Che cosa si può sapere oggi su Gesù,”Piccola collana moderna”, pp. 112, Euro 8,00.

 di Fabio Milazzo

Quale era l’aspetto di Gesù? Era simpatico, antipatico o lasciava indifferenti? Era affascinante o brutto come la tradizione riporta fosse Socrate? Aveva la barba e i capelli lunghi o era sbarbato e con i capelli corti? Alto o basso? Magro o grasso? Lacero e sporco come i cinici o ben vestito e ordinato come un magister artium del XIV secolo?

Credo che ognuno di noi si sia posto molte volte almeno alcune di queste domande entrando in chiesa, o soltanto contemplando un dipinto con “impresso” il volto del Nazareno .

Ovviamente non esiste alcun individuo (e, almeno fino ad ora, alcun documento)  in grado di tacitare la nostra curiosità.

Probabilmente una delle motivazioni che possono “spiegare” il fiorire del genere letterario dei vangeli cosiddetti apocrifi a partire dal II sec.della nostra era è da “legare” a questo bisogno privo di soddisfazione: chi è stato il Gesù terreno?

La domanda, per secoli è rimasta inespressa, posta sotto silenzio da chiese troppo impegnate a glorificare se stesse nel riflesso glorioso del Gesù trasfigurato dei cieli…

Il processo della secolarizzazione e l’emancipazione della ragione nei confronti delle Autorità ha ri-portato alla luce il bisogno inespresso di cui sopra e, conformemente al carattere dei tempi, la disciplina che si è fatta carico di cercare di rispondere agli interrogativi sul “Gesù di Nazareth” è stata la storiografia.

Il XX secolo ha registrato un enorme mole di studi nel campo della ricerca storiografica su Gesù, studi che si sono giovati delle numerose discipline gravitanti nell’ambito degli “studi sul passato”: antropologia religiosa, sociologia, archeologia, paleografia, epigrafia, psicologia storica, soltanto per citarne alcune.

La massa di dati, le interpretazioni, le voci, i pareri hanno letteralmente saturato di “immagini di Gesù” la scena editoriale. Come provare a fare un po’ di ordine in questo ginepraio?

Un’opera che mi sentirei di consigliare, a chi volesse una “prima” infarinatura sullo stato della ricerca storiografica su Gesù, è quella di Daniel Marguerat, forse il più importante studioso dell’esegesi storico-critica di area francofona.

L’Autore, in realtà, ha scritto numerosi saggi sulla figura di Gesù, i più importanti dei quali sono raccolti in “Jesus de Nazareth. Nouvelles approches d’une enigme”.

L’opera qui consigliata, invece, è soltanto un’agilissima presentazione vertente sui dati maggiormente accettati dalla comunità degli studiosi, relativamente al Gesù Storico.

In 7 capitoli più uno introduttivo si cercano di delineare le questioni più dibattute e analizzate riguardanti l’Ebreo Marginale” (Meier).

Nell’introduzione Marguerat analizza ciò che oggi sappiamo su Gesù e le fonti di informazioni dalle quali traiamo le nostre “notizie”.

Nel primo capitolo, intitolato “Il Profeta del Regno” si analizza il “messaggio” veicolato da Gesù incentrato, molto probabilmente, sull’imminente venuta della basileia di Dio che noi oggi, impropriamente conosciamo come Regno di Dio e che inconsapevolmente associamo all’idea di Paradiso così come descritto da Dante.

Nel secondo capitolo si analizza lo statuto esistenziale richiesto da Gesù per entrare a far parte di questa realtà che di lì a poco avrebbe “inaugurato” Dio. La metanoia , come conversione e abbandono di un ordine di pensieri troppo legati ad un’esistenza prossima alla trasfigurazione. Si analizzano inoltre le parabole, come modalità espressive, utilizzate per comunicare il messaggio e i miracoli come espressione di quell’etica del fare mai disgiunta in Gesù da quanto predicato.

Nel terzo capitolo viene analizzato il rapporto tra Gesù e la gente, la “sua” immagine di Dio e la posizione sui “privilegiati” di questo mondo.

Nel quarto capitolo viene tratteggiato l’importante tema del legame tra Gesù e la sua comunità d’appartenenza , quel variegato e multiforme mondo che costituiva l’ebraicità del I secolo della nostra era.

Nel quinto capitolo si analizza, invece, la comunità sorta attorno a Gesù, i discepoli, più o meno vicini, e gli apostoli, cioè coloro i quali con-dividevano l’esistenza e il peregrinare del Maestro.

Nel sesto capitolo viene presentata la questione riguardante la condanna e l’esecuzione di Gesù. Chi lo ha condannato? Perché? Cosa di Lui e del suo messaggio ha dato fastidio? Quanto radicale è stata la sua predicazione per causare una condanna a morte? Quanto poco “politicamente corretto” è stato il suo agire e il suo messaggio?

Nel settimo capitolo si discute di ciò che viene cronologicamente dopo la condanna a morte, di ciò che ha dato origine ad una comunità post-Eventu, cioè un gruppo di persone decise a perpetuare un messaggio alla prova dei fatti sconfitto…

Infine la domanda per eccellenza chiude il volumetto: chi era Gesù? La risposta tiene ovviamente in considerazione i dati oggi a nostra disposizione, quelli maggiormente riconosciuti dalla comunità degli studiosi, tuttavia, alla fine, tra gli interrogativi cui il pregevole saggio cerca di offrire una risposta, uno sembra continuare a sollecitare non tacitato il nostro bisogno di sapere, come se, al di là di tutto, qualcosa non tornasse… chi era veramente Gesù? Forse una domanda che come ogni autentica domanda non può avere una riposta…

Affermato ciò, un testo che, in circa un centinaio di pagine, riesce a condensare quasi tutti gli argomenti “principali” della “ricerca” “sull’Uomo di Nazareth”, non in maniera riduttiva, non può non essere, da me, consigliato.

Daniel Marguerat, L’uomo che veniva da Nazareth. Che cosa si può sapere oggi su Gesù,“Piccola collana moderna”, pp. 112, Euro 8,00, cod. 88-7016-537-X.

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