Emilio Gentile, Né stato né nazione. Italiani senza meta, Laterza Roma-Bari 2010, € 9,00, pp. 112.

 di Emanuela Catalano

Puntualmente, ritorna sulla scena letteraria l’illustre storico Emilio Gentile, con un saggio dal titolo alquanto provocatorio Né Stato né Nazione e dal sottotitolo altrettante significativo che la dice lunga sull’argomento intorno al quale verterà la sua disamina: Italiani senza meta. È sintomatico che il suddetto lavoro venga pubblicato alla vigilia dei tanto discussi centocinquant’anni di unità – o presunta tale – del nostro bel Paese. In Italia infatti non mancano le controversie al riguardo. Mentre a Torino imperversano i preparativi per i festeggiamenti dell’Unità, che troveranno il loro apice nella data del 17 marzo 2011 – emblematico a tal proposito è il calendario digitale che computa il tempo a rammentarci i giorni che mancano a tale data – non si sono fatte attendere come dicevamo nemmeno le polemiche. Penso in particolar modo a certe dichiarazioni della Lega, la quale ha fatto del federalismo il suo vessillo. Pubblico alcune delle ultime dichiarazioni sconcertanti in ordine di apparizione, a mo’ di esemplificazione di quanto detto finora:

3 maggio 2010, Calderoli a Genova: «Io non so se ci sarò alle celebrazioni e anzi sicuramente sarò al lavoro per realizzare il federalismo; sì, perché il miglior modo per festeggiare l’Unità d’Italia è l’attuazione del federalismo».

L’indomani, sull’onda delle polemiche, rinfranca la dose il leader della Lega, Umberto Bossi: «L’Unità d’Italia? Una ricorrenza inutile; ci vado se me lo chiede Napolitano. Il Presidente mi è sempre stato simpatico

E Fini, sempre il 4 maggio 2010, a La Stampa: «Ovviamente depreco questo atteggiamento di sostanziale negazione dell’unità nazionale. Però non mi meraviglia affatto. La Lega in fondo non è un partito nazionale. I sostenitori di Bossi, lo sappiamo, si sentono figli di una nazione tanto inesistente quanto retoricamente declamata».

La risposta di Napolitano, in conclusione, non si fa attendere e arriva mentre il Presidente si trova a Marsala, l’11 maggio: «Chi si prova – ha scandito – ad immaginare o prospettare una nuova frammentazione dello Stato nazionale, attraverso secessioni o separazioni comunque concepite, coltiva un autentico salto nel buio. L’Italia deve nel medio e lungo periodo, crescere di più e meglio ma può riuscirvi solo se crescerà insieme, solo se si metteranno a frutto le risorse finora sotto-impiegate, le potenzialità, le energie delle Regioni meridionali».

Il Capo dello Stato ha parlato a tutto il paese, al Nord e al Sud. Secondo Napolitano “si deve chiedere a tutte le forze responsabili che operano nel Nord e lo rappresentano, di riflettere fino in fondo su un dato cruciale” ovvero la necessità dell’Italia di essere unita per “crescere di più e meglio”. Al tempo stesso è necessario che il Sud operi “correzioni essenziali” sia a livello di amministrazioni pubbliche sia nel settore privato che nei comportamenti collettivi.

La situazione politica, economica, la crisi sociale, culturale, l’emergenza sanitaria sotto gli occhi di tutti e che stanno attraversando in largo ed in lungo il nostro Paese hanno messo a dura prova la sua stabilità e mentre molti sembrano nutrire profonda sfiducia nella capacità delle istituzioni di risollevare le tristi condizioni nelle quali versiamo, altri asseriscono con forza l’impossibilità di uscire da questa impasse. Una nazione italiana – a dire di molti – sembrerebbe non essere mai esistita. Eppure, per dirla con Renan, “ la nazione  è un plebiscito di tutti i giorni”. Dall’Unità ad oggi, numerose sono state le dispute, le elezioni politiche cui gli italiani sono stati chiamati ad esprimersi. Se la nazione è il ricordo dei sacrifici che si sono compiuti, essa è anche d’altro canto il frutto di quelli che si è ancora disposti a compiere; è lecito pertanto ipotizzare che, più di un nostalgico richiamo a qualsivoglia Eden perduto, sarebbe preferibile volgere insieme lo sguardo al futuro. La conclusione cui si perviene è quella di un futuro incerto e degli italiani che vagano alla deriva, senza meta per l’appunto e senza sapere verso quale porto sicuro approderanno. Aveva forse ragione Nietzsche a declamare, nella seconda considerazione inattuale – quella Sull’utilità e sul danno della storia – che l’eccesso di consapevolezza storica è deleterio e che gli uomini invidiano lo status di beatitudine in cui vivono gli animali, le pecore in particolar modo, poiché esse pur senza averne coscienza vivono felici nell’istante in quanto la loro consapevolezza si esaurisce nell’attimo stesso del presente in cui vivono? Il tentativo di Gentile è piuttosto quello di trarci fuori da questo brancolare al buio, non in direzione dell’oblio, bensì si risolve in un immaginario spiraglio che si apre nell’ultimo capitolo del suo libro e che fa intravedere come sia ancora possibile un auspicio di speranza, contrariamente a quanto affermava Kafka, secondo il quale vi sarebbe stata speranza, “speranza infinita per tutti ma non per noi”. Attraverso un interessante ed avvincente excursus sulla storia del nostro Paese, l’autore ci invita a ripercorrere con lui l’ultimo secolo di storia e a riflettere sulle ragioni che hanno condotto ad un tale smarrimento.

«Se una grande maggioranza di italiani è orgogliosa della propria italianità, considera un bene l’Unità d’Italia, e si identifica con la patria, allora è lecito concludere che lo stato di salute della nazione italiana appare buono, molto buono, anzi florido. Ma le cose stanno proprio così?».

 

3 commenti su “Emilio Gentile, Né stato né nazione. Italiani senza meta, Laterza Roma-Bari 2010, € 9,00, pp. 112.

  1. emilio gentile ha detto:

    La ringrazio per la recensione e per la comprensione dello spirito col quale il libretto è stato scritto.
    Emilio Gentile

    • emanuela catalano ha detto:

      Sono io a dover ringraziare lei professore per l’impegno profuso, gli studi sul fenomeno e la diffusione del fascismo in Italia (argomento che mi sta particolarmente a cuore), per la chiarezza espositiva ed argomentativa, per tutto ciò che ogni volta scopro leggendo i suoi libri… Ci sembrava pertanto doveroso segnalare la pubblicazione di questo prezioso pamphlet e consigliarne la letture nelle scuole, affinché anche i nostri studenti acquisiscano, in questi tempi bui, la coscienza di ciò che significa oggi essere e “sentirsi” italiani.
      Emanuela Catalano

  2. vittorio mazzone ha detto:

    sono un preside di liceo da due anni in pensione, che ha costituito con docenti e studenti di alcune scuole di afragola e casoria(due citta’ medie a nord di napoli)un centro di promozione culturale.
    A partire dal prossimo mese di ottobre,avvieremo la seconda fase di un progetto denominato”VIVERE LA COSTITUZIONE…..Se non ora ,quando?” che ,naturalmente, proporra’ anche delle occasioni di riflessione sull’Italia di oggi, a 150 anni dall’unificazione nazionale.
    Ho letto ed apprezzato il saggio del Prof. Gentile e ne proporro’ la lettura all’interno di una nostra iniziativa chiamata LIBROFORUM INCONTRO CON L’AUTORE.
    Mi piacerebbe poter comunicare con il Prof.Gentile per invitarlo a partecipare ad un incontro con i lettori del suo testo.
    Posso sperare in qualche aiuto per risolvere questo problema?
    Attendo con fiducia

    vittorio mazzone

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