“FAQ. mafia”, Attilio Bolzoni (in uscita per Bompiani il prossimo 19 maggio)

Consiglio caldamente la lettura di “FAQ mafia”, l’imminente pubblicazione di Attilio Bolzoni. Con il libro si scrive una pagina “importante” della narrazione delle relazioni mafia-politica. Le recenti polemiche sorte intorno alle recentissime dichiarazioni di Ciancimino Junior trovano eco nel libro del giornalista siciliano.
Tra gli squarci offerti da Bolzoni, importanti quelli relativi al fallito attentato all’Addaura al giudice Giovanni Falcone.
Attilio Bolzoni, che avanza un’ipotesi non del tutto inedita, ma fornendo però qualche elemento in più afferma che tra i mandanti di quell’attentato non ci sarebbero stati soltanto mafiosi – Riina, Biondino e Madonna sono stati condannati per l’accaduto – ma anche “un pezzo di Stato”, interessato a togliere di mezzo Giovanni Falcone.
Ci sono testimonianze che rivelano un’altra verità e che irrobustiscono sempre di più l’ipotesi di un “mandante di Stato”. La scena del crimine è da spostare di ventiquattro ore: la borsa con i candelotti di dinamite è stata sistemata sugli scogli non il 21 giugno del 1989 ma la mattina prima, il 20 giugno. E, da quello che sta emergendo dalle investigazioni, sembra che fossero due i ‘gruppi’ presenti quel giorno davanti alla villa di Falcone. Uno era a terra, formato da mafiosi della famiglia dell’Acquasanta e da uomini dei servizi segreti. E l’altro era in mare, su un canotto giallo o color arancio con a bordo due sub. I due sommozzatori non erano di “appoggio” al primo gruppo: erano lì per evitare che la dinamite esplodesse. Non c’è certezza sull’identità dei due sommozzatori ma un ragionevole sospetto sì: uno sarebbe stato Antonino Agostino, l’altro Emanuele Piazza.

Agostino e Piazza erano due poliziotti specializzati nella caccia ai latitanti. Entrambi furono uccisi poco dopo l’attentato fallito – Agostino nell’agosto del 1989, Piazza nel marzo del 1990 – e su entrambe le loro morti non si è fatta mai la necessaria chiarezza.
Di Agostino, il pentito Ferrante disse che fu ucciso “perché voleva rivelare i legami mafiosi con alcuni della questura di Palermo”: circostanza confermata dal pentito Pagano. Dopo la sua morte, la squadra mobile di Palermo seguì per mesi un’improbabile “pista passionale”. Piazza invece fu ucciso dalla mafia, ma anche nel suo caso le indagini presero tutt’altra strada: la squadra mobile di Palermo indirizzò inizialmente le ricerche su “una fuga della vittima in Tunisia, in compagnia di una donna”.
Bolzoni (20 settembre 1955) è un giornalista italiano, che scrive su la Repubblica occupandosi della Mafia e della Sicilia con questo lavoro “getta un sasso” nella palude della storia italiana dove stato e mafia, buoni e cattivi,  si sovrappongono continuamente in un affresco in cui è quasi impossibile distinguere le singole “pennellate” di senso denotanti il quadro d’insieme.

 Attilio Bolzoni, Faq mafia, (in uscita per Bompiani il prossimo 19 maggio).

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