Saramago José, Caino, Edizioni Feltrinelli, Milano, pp. 142.

È finalmente disponibile anche in italiano l’ultima fatica del premio Nobel José Saramago, Caino, edito da Feltrinelli. Scritto in uno stato di trance in soli quattro mesi, a dire dell’ottantottenne scrittore, con una intensità senza pari e senza precedenti. A vent’anni dalla pubblicazione del Vangelo secondo Gesù Cristo, l’autore torna a cimentarsi con temi biblici, e torna a farlo alla sua maniera, da anticlericale, da ateo convinto potremmo dire, e mai pentito, affrontando questa volta un percorso che vuole essere una sorta di rivisitazione dell’Antico Testamento e facendo assurgere a protagonista del suo racconto Caino, emblema e personificazione del male, il quale, per gelosia nei riguardi del fratello Abele, lo uccise, forse nel tentativo – come vedremo – di uccidere Dio stesso.

Quel che emerge ad una prima lettura è la presenza di questo Dio, Jahvé, che appare minaccioso, terribile, iracondo, geloso e possessivo al tempo stesso, che punisce gli uomini in maniera efferata, e di cui vien detto come unica giustificazione che “i suoi disegni sono imperscrutabili”. Caino, in seguito all’uccisione del fratello, sarà segnato da una maledizione e costretto a vagare, in luoghi e tempi diversi, il che gli consente di prendere parte ad eventi funesti, ora da protagonista, ora da osservatore silenzioso. Marchiato da un simbolo sulla fronte, inizierà ad errare per il mondo, solo, sconfortato, abbandonato. Attraverso i suoi occhi, il lettore sarà proiettato presso il monte Moria, assistendo così al sacrificio di Abramo, sarà presente alla distruzione della città di Sodoma, conoscerà Giobbe e le sue tribolazioni; lo ritroveremo poi presso il monte Sinai, per terminare con l’ineluttabile viaggio verso l’ignoto dell’arca di Noè. Il finale, a sorpresa, segna un nuovo modo di relazionarsi con il divino.

Interrogato via e-mail dall’edizione online di El País, l’autore aggiunge: «Dio, il demonio, il bene, il male, tutto questo è nella nostra testa. Non nel cielo o all’inferno, che pure abbiamo inventato. Non ci rendiamo conto del fatto che, avendo inventato Dio, ne siamo immediatamente divenuti schiavi». E lo stile, incalzante come sempre, coinvolge il lettore e lo trascina lungo il filo degli eventi in una sorta di crescendo di sentimenti ed emozioni contrastanti. La domanda che sorge spontanea alla fine è la seguente: chi è questo Dio, che per favorire Abele trasforma Caino nel primo fratricida della storia?

Con una prosa complessa e dialoghi quasi ironici, Saramago rielabora le vicende descritte secondo una sua personalissima prospettiva, dandoci un ritratto crudele del Dio dei cristiani, che appare in tutta la sua malvagità, né più ne meno di qualsiasi altro uomo.

Caino diventa così il simbolo dell’umanità che si ribella non soltanto a Dio ma al principio stesso di autorità in nome della propria libertà. L’uomo in rivolta, l’uomo che insorge è colui il quale ha ben chiaro l’assunto secondo cui “la storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con dio, perché lui non capisce noi, e noi non capiamo lui”. Una storia basata essenzialmente sulle incomprensioni e l’assenza di un dialogo autentico. Ed è essenzialmente l’uomo, nella cui mente solo esiste il dio, ad essere il protagonista di queste pagine. In definitiva, Saramago è tornato ed affronta nuovamente tematiche e questioni al centro del dibattito teologico e culturale con un libro destinato ad dare adito a non poche polemiche.

Emanuela Catalano

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