F.Furet-D.Richet, La rivoluzione Francese, Laterza, Bari 1974 (ed. orig. 1965-1966), pagg. XIII-684.

RO90040311

di Fabio Milazzo

La storiografia che si è occupata della Rivoluzione francese, per forza di cose, è sempre stata militante. Per le ricadute che l’avvenimento ha avuto sulla tarda modernità e sul XX secolo innanzitutto. Basti pensare  all’influenza che concetti quali quello di «Nazione»[1] e di «giacobinismo» hanno avuto per la geografia politica del Novecento per rendersi conto che ogni presa di posizione sulla madre di tutte le rivoluzioni ha un significato politico. E’ il principale motivo delle feroci polemiche che seguono ogni ermeneutica storiografica che si discosta dalla vulgata. Continua a leggere

Maddalena Rostagno, Andrea Gentile, Il suono di una sola mano. Storia di mio padre Mauro Rostagno, Il Saggiatore, Milano 2011.

Rostagnodi Emanuela Catalano

Venticinque anni fa, il 26 settembre 1988, il giornalista Mauro Rostagno veniva assassinato a Trapani, in Sicilia, in un agguato di stampo mafioso. Aveva 46 anni. Il processo contro i suoi presunti assassini inizia nell’aula bunker del tribunale di Trapani ventitré anni dopo. I tempi della giustizia, si sa, sono lenti.

È un ritratto bellissimo e struggente, quello che emerge dal libro di Maddalena Rostagno; non deve essere stato facile per lei, a distanza di anni dall’omicidio di Mauro, rovistare tra i ricordi, alla ricerca di quella verità per troppo tempo disattesa ed elusa e della sete di giustizia in quelle carte giudiziarie, dominando la sua rabbia e facendo fronte a quel dolore ancora troppo forte per la prematura e ingiusta perdita del padre. Ma lei ce l’ha fatta e ci restituisce un ritratto tenero, commovente e lucidissimo del padre, delle sue mille vite e dell’amore che nutrì nei suoi confronti. Ha scritto di lui Adriano Sofri: “Di tutti quelli che ho conosciuto, era il più pronto a prendersele tutte le vite che abbiamo in offerta”. Continua a leggere

Lucia Barbera, L’assistenza all’infanzia abbandonata nella Sicilia d’età borbonica, Aracne, Roma 2012, pagg. 440.

lucia barberadi Emanuela Catalano

È con un misto di commozione e orgoglio che mi accingo oggi a recensire  l’imponente libro di Lucia Barbera, frutto di dura fatica, lungo e meticoloso lavoro di ricerca, innumerevoli notti in bianco, immane passione e dedizione assoluta. L’opera colpisce per il tema trattato, un capitolo troppo spesso e molto volentieri “dimenticato” dalla storiografia tradizionale; non se ne trova infatti traccia né nei manuali di storia del liceo, se non in qualche breve appendice in calce ai capitoli, o ‘moduli’ per usare una terminologia oggi più in voga, né tanto meno l’argomento trattato della Barbera è frutto di studio serio e sistematico, indagine e approfondimento nelle Facoltà universitarie italiane. Fortunatamente numerosi studi e convegni stanno riportando in auge questo tema, specie a livello europeo, nella speranza che la conoscenza e la discussione di queste tematiche possano sensibilizzare la popolazione vis-à-vis di un argomento così delicato.

Continua a leggere

Giovanni Arrighi e l’eterno ritorno del Capitale.

di Fabio Milazzo

la-compagnia-inglese-delle-indie-orientali-br-L-1

I Cicli di accumulazione del Capitale.

“Crisi” è uno di quei termini che quotidianamente vengono fatti rimbombare nelle nostre orecchie e che, proprio per questo, spesso diventano “impercettibili” alle nostre strutture cognitive. Assumendo lo statuto di “rumore di fondo” non li si discrimina più percettivamente e cognitivamente.

Porre sotto attenzione questo “silenzio del rumore” equivale a significarlo, a riscoprirlo, ad indagarlo nelle sue componenti troppo spesso celate nelle pieghe dell’abitudine.

Crisi, capitalismo e finanza, sono termini che devono essere tratti fuori da quello stato di invisibilità dovuto alla “troppa visibilità”. Al pari della “lettera” di E.A.Poe queste parole ci si celano proprio perché ci stanno sempre davanti. Continua a leggere

Lucy Riall, Risorgimento. Storia e interpretazioni, Donzelli ed., Roma 2007, pagg. VIII-183.

di Fabio Milazzo

Lucy Riall è una storica irlandese, insegna al Birkbeck College dell’Università di Londra, dove tiene la cattedra di Comparative History of Europe (19th to 20th centuries). I suoi interessi vertono sulla storia d’Italia, in particolare su quella del Mezzogiorno in epoca “Risorgimentale”. Come tanti altri studiosi prima di lei, pensiamo a H.Bresc, D.Abulafia, M. Aymard, solo per fare dei nomi, ha eletto il Sud d’Italia a baricentro gravitazionale dei propri interessi di storica. A differenza di altri, in mente ho soprattutto il nome di Denis Mack Smith, il suo lavoro non è viziato da quella distorsione concettuale che vizia tanti studiosi che si approcciano ad una galassia per molti versi “troppo” conosciuta ma per lo più attraverso “luoghi comuni” e categorie vacue.

Continua a leggere

Grado Giovanni Merlo, Streghe, il Mulino, Bologna 2006, pp. 105.

di Emanuela Catalano

“Correva l’anno 1509…” è il titolo della rievocazione storica, tenutasi nella cittadina di Saluzzo, ai piedi del Monviso, nei giorni scorsi.

 V’è un sol Monviso sulla terra, un solo gruppo di monti come quello, un solo Pian che s'agguagli di Saluzzo al piano » per dirla col Pellico].

La vicenda di Leonora, arsa viva per stregoneria, mi ha particolarmente colpita riportandomi alla mente un interessante studio del prof. Grado Giovanni Merlo, intitolato, per l’appunto Streghe e ambientato negli stessi luoghi.

Continua a leggere

La democrazia in Grecia. Storia di un esperimento politico.

di Giulia Domna

Il dibattito su democrazia,  legge elettorale e partecipazione popolare è oggi di grande attualità e non credo sia inutile una veloce riflessione proprio sulle radici della democrazia stessa, che tradizionalmente facciamo risalire all’esperienza della città di Atene nel V secolo a.C. .

La democrazia ateniese è stato un esperimento politico unico nella storia, è proprio dalla polis che abbiamo imparato a fare “politica”: ma occorre chiarire subito che non basta dire demokratia (dal greco kratos “potere”, demos “popolo”) per fare paragoni tra ciò che intendiamo oggi per democrazia e quella ateniese.

Continua a leggere

Giochi di potere. Gladiatori e arte del governo nell’età Antica.

di Giulia Domna

Inoltre se la nona Aurora avrà portato ai mortali
il santo giorno e ricoperto il mondo di raggi,
indirò per i Teucri per prime le gare della flotta veloce;
e chi vale nella corsa a piedi e chi, audace per forze
o si presenta migliore nel giavellotto e nelle frecce leggere
o si fida d’attaccare uno scontro col forte cesto,
tutti sian presenti e s’aspettino i premi della meritata palma

  Virgilio, Eneide,  V, 65-70

Mosaico del gladiatore, Villa Borghese, Roma.

A Drepanum,  accogliente città sulla costa occidentale della Sicilia, Enea fa ritorno una seconda volta durante il suo peregrinare per celebrare il primo anniversario della sepoltura del padre Anchise, le cui ceneri e ossa si trovavano proprio in quella terra: il pius eroe celebra, secondo la tradizione, i riti funebri  offrendo al padre dei giochi come munus, che significa “dono”, ma anche “dovere” nei confronti del defunto: una regata navale, la corsa a piedi, il pugilato, il tiro con l’arco, una parata equestre. Attraverso i ludi Enea e i compagni scaricano le tensioni accumulate durante il viaggio; l’atmosfera è festosa, la narrazione vivace e ricchi i premi in palio:

[…]tripodi sacri, verdi corone, palme come dono ai vincitori, armi e vesti ricamate di porpora, talenti d’argento e d’oro sacri [1].

Continua a leggere

Peter Englung, La bellezza e l’orrore. La Grande Guerra narrata in diciannove destini, Einaudi, Torino 2012, pagg.586.

di Fabio Milazzo

Sin dagli anni immediatamente successivi alla fine del primo conflitto mondiale si andarono raccogliendo documenti, fonti, testimonianze relativamente agli eventi bellici appena conclusi. Giornalisti, politici, analisti e storici si diedero da fare per raccogliere un materiale immenso, una biblioteca borgesiana che spaziava dalle testimonianze di “prima mano” ai resoconti delle diplomazie, al fine di illuminare ogni aspetto del terrificante conflitto che aveva appena squassato il globo. Da allora, anche grazie a questo materiale, gli studi sulla Grande Guerra si sono accumulati nelle biblioteche offrendo, potenzialmente, un ritratto a tutto tondo di un’esperienza traumatica come poche per la civiltà mondiale.

Continua a leggere

La dittatura del Baronaggio. Nobiltà e Questione Meridionale in Sicilia.

di Fabio Milazzo

Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.
Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 1920.

La recente rievocazione del processo unitario nazionale ha avuto il solito seguito di polemiche relative alle modalità attraverso le quali il Regno Sabaudo ha realizzato l’Unità. Tra le polemiche, scontata quella sulla colonizzazione del Sud d’Italia. Libri, convegni e articoli hanno cercato di ridisegnare il fenomeno “unitario” contrassegnandolo attraverso la categoria “colonizzazione”. Il Meridione d’Italia sarebbe stato annesso al Regno governato dai Savoia e trattato né più né meno che una “colonia” abitata da individui ignoranti, incivili e incapaci di una vita sociale degna di questo nome. Questo perché, di fatto, la Sicilia risultava essere “un paradiso abitato da diavoli” (per citare Benedetto Croce ripreso da un bel libro di Nelson Moe). Questa la tesi di fondo dei tanti presunti revisionisti, poco informati storiograficamente e molto interessati al sensazionalismo.

Continua a leggere