Lo stato della poesia italiana contemporanea: cronaca di una morte annunciata.

di Marco Nicastro

«Se alcun libro morale potesse giovare,

io penso che gioverebbero massimamente i poetici:

dico poetici prendendo questo vocabolo largamente,

cioè libri destinati a muovere l’immaginazione;

e intendo non meno di prose che di versi.

Ora io fo poca stima di quella

poesia che, letta e meditata, non lascia al lettore nell’animo un tal sentimento nobile,

che per mezz’ora, gl’impedisca di ammettere un pensier vile,

e di fare un’azione indegna».

Giacomo Leopardi – Operette morali

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“Delle stelle l’occaso, e nell’incontro, l’oriente: de-siderare (?) d’esser-ci”

Di Giancarlo Pera 

“Perché noi occidentali crediamo nelle stelle e negli oroscopi che cadono dalle stelle

e abbiamo dimenticato che i nostri gesti lenti, agili o violenti

modificano le stelle, il loro equilibrio, la loro luce, il loro giro?”

Umberto Galimberti, 1989

palomar

Albrecht Dürer, Il disegnatore della donna sdraiata, 1538, immagine voluta da Italo Calvino per la copertina di “Palomar” (1983)

Avevo lasciato Palomar, dramatis persona che ‘di ciò che sa diffida’ nel mentre che ‘ciò che ignora tiene il suo animo sospeso’, sulla sua sdraio, in una ‘bella notte stellata’ che ‘soverchiato, insicuro, s’innervosisce sulle mappe celesti come su orari ferroviari scartabellati in cerca di una coincidenza. (…) contorcendosi verso sud o verso nord, ogni tanto accendendo la lampadina e avvicinandosi al naso le carte che tiene dispiegate sui ginocchi’. Continua a leggere

Silvia Vizzardelli, Io mi lascio cadere. Estetica e psicoanalisi, Quodlibet, Macerata 2014.

quodlibetdi Alessandra Campo 

“Non è dato alla natura umana di essere nelle cose ma di cadere in esse”[1].

Si cade. Per terra, dalle nuvole, tra le braccia di qualcuno o spinti da un demone. Si cade, sul posto, in un punctum, caecum. Punto estetico in cui inizio e fine coincidono e che, secondo il poeta persiano Omar Khayyam, vissuto nel XII secolo, è la vita vera. “C’è un momento in mezzo, tra sobrietà ed ebbrezza”[1], in cui si cade, anzi meglio, si asseconda la caduta. Continua a leggere

Primo Levi, Ad ora incerta. Poesie, Garzanti, Milano 2004.

di Marco Nicastro 

garzanti_levi_adoraincerta_25Sebbene Franco Fortini in una delle note critiche inserite alla fine della raccolta convenga – del resto in accordo con l’Autore – sulla “debolezza” qualitativa e tematica di queste poesie, personalmente sono convinto del contrario: si tratta di veri componimenti poetici, liricamente consapevoli, se intendiamo per poesia e per lirica la capacità di esprimere profondamente la tragicità e l’intensità della vita attraverso un proprio autentico timbro ed una propria peculiare modalità d’espressione (in tal senso la poesia non è strettamente legata al verso e si può essere molto poetici anche scrivendo in prosa; ciò emerge molto chiaramente dagli scritti più ispirati del Levi prosatore).  Continua a leggere

Note di lettura a: Mario Galzigna Storia di una passione. Poesie. Il Poligrafo, Padova 2011, pp. 119.

522040_10204867343864333_3787833422734707825_ndi Marco Nicastro 

Il tema assai coinvolgente – lo sviluppo e lo spegnersi graduale di una passione amorosa – della silloge poetica di Mario Galzigna, elegantemente edita dal Poligrafo di Padova, viene efficacemente racchiuso in una forma poetica concettuale, in cui le emozioni, le fantasie, le pulsioni e le intemperanze di una relazione sono lucidamente ricondotti ad un ordine superiore (estetico, formale) che l’autore può a volte trovare nella costanza del verso (sempre endecasillabo), a volte nei riferimenti diretti ad altri autori tramite le note inserite alla fine di ogni componimento. Queste rappresentano i contributi di insostituibili illustri compagni con cui il poeta dialoga, in una sorta di coro immaginario, nei momenti di travolgente passione, di sofferenza, di solitudine e senso di vuoto che la fine di un rapporto d’amore sempre lascia dietro di sé.  Anzi, direi che proprio la presenza di questo tipo di note, assolutamente inusuali nei componimenti poetici, costituisca un elemento di originalità che certamente valorizza la raccolta e che fa parte integrante di essa, fornendo quasi le coordinate letterarie e filosofiche per orientarsi nell’esperienza vissuta dall’autore.

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Sulla poesia.

di Marco Nicastro

"Il compleanno" di Marc Chagall

“Il compleanno” di Marc Chagall

Non è questione semplice definire cosa sia o non sia poesia; in questo brevissimo contributo proverò a fornire qualche spunto assolutamente personale in merito. Nessuno degli elementi che proverò a indicare può considerarsi fondamentale per la qualificazione di un testo come poetico; di sicuro altri e altrettanto validi potrebbero essere individuati. Ciò che mi preme fin d’ora sottolineare, più che altro, è l’importanza delle combinazioni di questi elementi (più che dell’elemento singolo in sé), alla ricerca di un equilibrio che solo i poeti autentici riescono a raggiungere. Questo modo di mescolare i vari ingredienti di un testo poetico al punto giusto è secondo me qualcosa di magico, quindi di difficile a definirsi in termini logici e razionali. Spero quindi mi si possa perdonare la titubanza ad arrivare ad una definizione particolarmente incisiva dell’oggetto di questo ragionare; data la complessità del problema solo timidamente e senza assolutismi si può provare a dare qualche indicazione su cosa possa dirsi o non dirsi poesia. Continua a leggere

Marco Nicastro, Trasparenze. Poesie. Oèdipus Edizioni, Salerno 2013, pp. 63.

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di Nadia Centorbi

Il segno poetico  che  si  staglia  sullo  sfondo  di  una  numinosità  baluginante,  improvvisa e persino dolorosa nel suo rapido guizzo;  l’attonito  sfolgorio  dell’io che trascende  di  scorcio  una  nebulosità  sonnambulica ,  scortato  dall’attesa  di  una nuova  epifania,  proteso  all’assoluto  eppur  radicato  nell’incanto -disincanto  di  una più  che  heideggeriana  fenomenologia:  questi  i  Leitmotive  dei  versi  raccolti  in Trasparenze,  il  volumetto  di  poesie  di  Marco  Nicastro  pubblicato  da Oèdipus nel  2013.  Versi che sembrano levigati ed essenziali come ciottoli sul letto  di un fiume,  lambiti  ma non segnati dall’imperterrito fluire.  Versi nitidi nella loro essenzialità che tende ad atomizzarsi in una  forma  che  non  rischia  l’ermetismo  per  via  di  una concentrazione  centrifuga,  sempre  protesa  all’analogia  fulminea.  Versi ‘trasparenti’, appunto, irradiati da rivelazioni rapite in attimi estatici e condensate in immagini nebulizzate:  «Trasparenza  dell’essere  /  dinnanzi  al  nudo  sentire;  / squarci improvvisi di luce / lacrimano sulla nostra pace» (Barlume). Continua a leggere