Mladen Dolar, La voce del padrone. Una teoria della voce tra arte, politica e psicoanalisi, Orthotes editrice, Napoli-Salerno 2014, pagg. 217.

di Fabio Milazzo 

[Questa recensione è stata originariamente pubblicata su  Psychiatry On Line Italia - ISSN 1591-0598]

«Mladen Dolar non sembra un idiota e non parla come un idiota,

ma non lasciatevi ingannare-

Mladen Dolar non è un idiota»

Slavoj Žižek

 

 

dolarMladen Dolar, con Alenka Zupančič, è il fondatore della Scuola Psicoanalitica di Ljubljana, giunta alla ribalta internazionale sulla scorta dei successi editoriali di un altro suo membro: Slavoj Žižek. Proprio quest’ultimo, in diversi contesti, ha fatto frequenti riferimenti al suo «amico marxista Mladen Dolar» tessendone le lodi per le capacità analitiche e teoretiche dimostrate[1]. Abilità che vengono alla luce nel volume «La voce del padrone, una teoria della voce tra arte, politica e psicoanalisi», pubblicato per le edizioni Orthotes e magistralmente curato da Luigi Francesco Clemente. Il testo, originariamente pubblicato da MIT Press nella collana diretta proprio da Žižek, «Short Circuits», focalizza un aspetto dell’esperienza umana su cui poco si è spesa la filosofia: la voce. Ad eccezioni delle brillanti analisi di Derrida, sviluppate in particolare in «La voce e il fenomeno», l’argomento ha avuto un posto marginale nell’agone filosofico che perlopiù ne ha valutato il ruolo strumentale e subordinato in ordine alla produzione delle idee. In ciò ha ovviamente pesato una metafisica della presenza che storicamente ha fatto della voce il canale di trasmissione privilegiato della ratio, all’interno di un sistema di pensiero che si è identificato principalmente con il Logos. In tale ottica Derrida ha criticato proprio il presunto carattere metafisico della voce, strumentoprivilegiato per l’affermazione dell’irriflesso principio della presenza secondo il quale l’Essere è ridotto ad un ente pronto e disponibile per le esigenze logocentriche del soggetto. Continua a leggere

(a cura di) Alex Pagliardini e Rocco Ronchi, Attualità di Lacan, edizioni Textus, L’Aquila 2013.

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di Alessandro Siciliano

Lacan non è un autore semplice. La sua opera è ostile alla lettura e alla comprensione. Lo si sente dire spesso e questo libro ci aiuta a capire perché. C’è infatti qualcosa di specifico, in Lacan, ad essere inafferrabile dalla comprensione. Continua a leggere

Lucrezia Ercoli, Filosofia della crudeltà. Etica ed estetica di un enigma, Mimesis, Milano-Udine 2013, pagg. 137.

di Fabio Milazzo

«L’etica della crudeltà è un antidoto contro la persistenza rocciosa dei pregiudizi e la tirannia asfissiante del senso comune. Un’est-etica crudele ci costringe a rimanere dubbiosi e sospettosi, a rifuggire ogni morale edificante»

Lucrezia Ercoli

9788857519920La citazione sopra riportata offre una chiave di lettura utile per situare l’argomento del volume esaminato: una riflessione a tutto tondo, scevra da pregiudizi, sul tema della «crudeltà».  L’autrice, Lucrezia Ercoli, si occupa da qualche anno della direzione artistica di «Popsophia, festival del contemporaneo», ed è proprio attraverso il felice e produttivo uso promiscuo di registri discorsivi diversi -pop verrebbe da dire- che affronta il tema attenzionato. Che cos’è la crudeltà? Questo l’interrogativo a cui il volume prova ad offrire risposta nella consapevolezza della densità e della pervicacia dei pregiudizi presenti sul tema. Continua a leggere

F.Furet-D.Richet, La rivoluzione Francese, Laterza, Bari 1974 (ed. orig. 1965-1966), pagg. XIII-684.

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di Fabio Milazzo

La storiografia che si è occupata della Rivoluzione francese, per forza di cose, è sempre stata militante. Per le ricadute che l’avvenimento ha avuto sulla tarda modernità e sul XX secolo innanzitutto. Basti pensare  all’influenza che concetti quali quello di «Nazione»[1] e di «giacobinismo» hanno avuto per la geografia politica del Novecento per rendersi conto che ogni presa di posizione sulla madre di tutte le rivoluzioni ha un significato politico. E’ il principale motivo delle feroci polemiche che seguono ogni ermeneutica storiografica che si discosta dalla vulgata. Continua a leggere

Marco Nicastro, Trasparenze. Poesie. Oèdipus Edizioni, Salerno 2013, pp. 63.

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di Nadia Centorbi

Il segno poetico  che  si  staglia  sullo  sfondo  di  una  numinosità  baluginante,  improvvisa e persino dolorosa nel suo rapido guizzo;  l’attonito  sfolgorio  dell’io che trascende  di  scorcio  una  nebulosità  sonnambulica ,  scortato  dall’attesa  di  una nuova  epifania,  proteso  all’assoluto  eppur  radicato  nell’incanto -disincanto  di  una più  che  heideggeriana  fenomenologia:  questi  i  Leitmotive  dei  versi  raccolti  in Trasparenze,  il  volumetto  di  poesie  di  Marco  Nicastro  pubblicato  da Oèdipus nel  2013.  Versi che sembrano levigati ed essenziali come ciottoli sul letto  di un fiume,  lambiti  ma non segnati dall’imperterrito fluire.  Versi nitidi nella loro essenzialità che tende ad atomizzarsi in una  forma  che  non  rischia  l’ermetismo  per  via  di  una concentrazione  centrifuga,  sempre  protesa  all’analogia  fulminea.  Versi ‘trasparenti’, appunto, irradiati da rivelazioni rapite in attimi estatici e condensate in immagini nebulizzate:  «Trasparenza  dell’essere  /  dinnanzi  al  nudo  sentire;  / squarci improvvisi di luce / lacrimano sulla nostra pace» (Barlume). Continua a leggere

Michele Serra, Gli sdraiati, Feltrinelli, Milano 2013, pagg. 108.

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di Emanuela Catalano

Già Freud sosteneva quanto fosse impossibile esercitare il mestiere di genitore, il quale dal canto suo doveva essere consapevole e convincersi di questa impossibilità. Al di là delle ideologie politiche, dei moralismi o paternalismi, vorremmo leggere l’ultimo libro di Serra per quello che è: un racconto sul travagliato rapporto tra padri e figli che rimane un nerbo scoperto della nostra cultura. Che si sia di destra o di sinistra, dopo le lotte sessantottine, che ne è dell’autorità del padre, o meglio cosa resta del padre, per dirla con Recalcati? Quello che emerge dalla lettura di questo testo è un’amara e al contempo ironica riflessione sulla difficoltà dei padri a capire i propri figli, perennemente interconnessi, con l’iPad, iPhone, pc, tv, cuffie, ecc., stravaccati su un divano in posizione – come recita il titolo – sdraiata. E gli ‘eretti’ cosa fanno nel frattempo? Li guardano, li scrutano, si interrogano in silenzio sul perché di questa mancanza di dialogo, sulla non conoscenza dei propri figli che ci porta a percepirli talvolta come estranei. Continua a leggere

Maddalena Rostagno, Andrea Gentile, Il suono di una sola mano. Storia di mio padre Mauro Rostagno, Il Saggiatore, Milano 2011.

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Venticinque anni fa, il 26 settembre 1988, il giornalista Mauro Rostagno veniva assassinato a Trapani, in Sicilia, in un agguato di stampo mafioso. Aveva 46 anni. Il processo contro i suoi presunti assassini inizia nell’aula bunker del tribunale di Trapani ventitré anni dopo. I tempi della giustizia, si sa, sono lenti.

È un ritratto bellissimo e struggente, quello che emerge dal libro di Maddalena Rostagno; non deve essere stato facile per lei, a distanza di anni dall’omicidio di Mauro, rovistare tra i ricordi, alla ricerca di quella verità per troppo tempo disattesa ed elusa e della sete di giustizia in quelle carte giudiziarie, dominando la sua rabbia e facendo fronte a quel dolore ancora troppo forte per la prematura e ingiusta perdita del padre. Ma lei ce l’ha fatta e ci restituisce un ritratto tenero, commovente e lucidissimo del padre, delle sue mille vite e dell’amore che nutrì nei suoi confronti. Ha scritto di lui Adriano Sofri: “Di tutti quelli che ho conosciuto, era il più pronto a prendersele tutte le vite che abbiamo in offerta”. Continua a leggere

Ariemma Tommaso, Il corpo preso con filosofia. Body building, chirurgia estetica, clonazioni, Il Prato, Padova 2013, pagg. 80

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di Paolo Capelletti

Una tendenza culturale ancora molto radicata si distingue, nell’eterno dibattito tra opere estetiche “alte” e produzioni popolari (confronto la cui natura stessa definirei prima noiosa che infondata), per lo schieramento estremista che squalifica le seconde con epiteti più o meno coloriti tra i quali figura l’accezione dispregiativa del termine pop. Questa intenzione protezionistica di certi ambienti di critica e studio è diventata una vera palestra per le nuove leve dell’élite intellettuale. Al di là della mera questione snobistica, è evidente che un metodo che assuma come ipotesi prima la capacità e poi il dovere di discernere a priori se e quando l’aulicismo di una manifestazione la renda degna di essere osservata, porterà all’intempestività delle proprie tesi e a una loro pressoché totale incapacità di reggere il confronto con ciò che stia all’esterno della stanza ove siano state generate. Continua a leggere

Antonio Scurati, Il sopravvissuto, Bompiani, Milano 2005,pagg. 370.

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di Emanuela Catalano

Nel bel romanzo di Scurati – di cui parleremo nelle righe che seguiranno – si districa l’aggrovigliata matassa della vicenda umana del professore Marescalchi; l’arco temporale degli avvenimenti ivi narrati si estende dai tanto temuti Esami di Stato ai primi di settembre, giorni coincidenti con la ripresa delle attività didattiche e la riapertura delle scuole. Immaginiamo il tanto noto e al contempo detestato suono della campanella. È il 18 giugno 2001, giorno in cui, come stabilito da calendario, si sarebbe svolto il primo turno di orali: quella mattina, Vitaliano Caccia si prepara a sostenere per la precisione la sua seconda prova orale. L’ennesima bocciatura è già stata concordata dai docenti, i quali gli hanno assegnato per lo scritto un punteggio irrimediabilmente basso, decretando così le sue sorti. Ma il ragazzo si presenta in ritardo; giunto al cospetto della commissione, estrae una pistola e, senza profferir parola, stermina i suoi professori uno ad uno, a bruciapelo, con un sangue freddo e una lucidità che farebbero rabbrividire chiunque, cambiando il corso di quello che sembrava il suo irreversibile destino. L’unico a essere risparmiato è Andrea Marescalchi, docente di storia e filosofia: contro di lui, Vitaliano non punterà l’arma bensì solo il dito, prima di voltar le spalle e lasciare per sempre il luogo del massacro. Colui che rimane, per l’appunto il ‘sopravvissuto’, si ritrova per così dire sospeso, inerme e impotente, consegnato agli inevitabili e inestricabili dubbi, destinato a ripercorrere i giorni e le settimane trascorse nel corso dell’ultimo anno scolastico, la gita a Parigi, le interrogazioni, le spiegazioni frontali, in cerca di una spiegazione, di una motivazione plausibile dinanzi al gesto apparentemente irrazionale e senza senso di un folle. Ma chi è veramente Vitaliano? Un ragazzo difficile, svogliato, poco propenso allo studio ma estremamente intelligente, esuberante, irruente, impulsivo, un drogato, un bullo, uno forte, uno tosto? L’esempio che tutti vorrebbero emulare, il ragazzo rispettato, odiato, desiderato? Oppure tutte queste sue connotazioni descrivono in realtà un’anima fragile, lacerata tra i primi giovanili amori, l’impellente bisogno di rivalsa degli ultimi, la sete di giustizia fai-da-te? Cosa si cela nelle sfumature dell’animo di questo ragazzo, negli anfratti del suo cuore? Sono queste le domande che si affastellano nella mente dello sventurato insegnante. Continua a leggere

Lucia Barbera, L’assistenza all’infanzia abbandonata nella Sicilia d’età borbonica, Aracne, Roma 2012, pagg. 440.

lucia barberadi Emanuela Catalano

È con un misto di commozione e orgoglio che mi accingo oggi a recensire  l’imponente libro di Lucia Barbera, frutto di dura fatica, lungo e meticoloso lavoro di ricerca, innumerevoli notti in bianco, immane passione e dedizione assoluta. L’opera colpisce per il tema trattato, un capitolo troppo spesso e molto volentieri “dimenticato” dalla storiografia tradizionale; non se ne trova infatti traccia né nei manuali di storia del liceo, se non in qualche breve appendice in calce ai capitoli, o ‘moduli’ per usare una terminologia oggi più in voga, né tanto meno l’argomento trattato della Barbera è frutto di studio serio e sistematico, indagine e approfondimento nelle Facoltà universitarie italiane. Fortunatamente numerosi studi e convegni stanno riportando in auge questo tema, specie a livello europeo, nella speranza che la conoscenza e la discussione di queste tematiche possano sensibilizzare la popolazione vis-à-vis di un argomento così delicato.

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