È con un misto di commozione e orgoglio che mi accingo oggi a recensire l’imponente libro di Lucia Barbera, frutto di dura fatica, lungo e meticoloso lavoro di ricerca, innumerevoli notti in bianco, immane passione e dedizione assoluta. L’opera colpisce per il tema trattato, un capitolo troppo spesso e molto volentieri “dimenticato” dalla storiografia tradizionale; non se ne trova infatti traccia né nei manuali di storia del liceo, se non in qualche breve appendice in calce ai capitoli, o ‘moduli’ per usare una terminologia oggi più in voga, né tanto meno l’argomento trattato della Barbera è frutto di studio serio e sistematico, indagine e approfondimento nelle Facoltà universitarie italiane. Fortunatamente numerosi studi e convegni stanno riportando in auge questo tema, specie a livello europeo, nella speranza che la conoscenza e la discussione di queste tematiche possano sensibilizzare la popolazione vis-à-vis di un argomento così delicato.
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Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, Feltrinelli, Milano 2011, pp.156.
Vorrei consigliare e proporre la (ri)lettura di un vecchio libro di Virginia Woolf (1882-1941), esponente di spicco dell’epoca vittoriana e autrice di taluni dei più importanti romanzi che hanno segnato in maniera indelebile il modo di pensare la storia della letteratura del secolo passato, e che si intitola Una stanza tutta per sé.
Si tratta di un libro che, attraverso la voce e la parola della scrittrice, infonde un grande coraggio a chiunque voglia fare qualcosa di diverso, a chi vuole seguire strade che non sono ancora state battute, al di fuori del selciato tradizionalmente percorso. Bisogna solo superare l’ostacolo rappresentato dal primo capitolo, che può sembrar un po’ ruvido apparentemente e ostico, specie per chi non è avvezzo alla profondità di pensiero e alla poliedricità, alle infinite sfumature di una figura come quella di Virginia, a chi non ha ancora confidenza con i suoi scritti, con la sua particolarissima modalità di scrittura. Il sesto capitolo invece è un piacere, una sorta di apoteosi dell’estasi della lettura. E poi è un libro piccolo, piccolo, che si legge velocemente.
Irvin D. Yalom, Il problema Spinoza, Neri Pozza, Vicenza 2012, pagg. 441.
Durante la consueta lettura della quarta di copertina di uno dei tanti romanzi esposti sui banconi della libreria, vengo attirata da questi gradevoli “ingredienti”: un grande filosofo e due periodi storici distanti tra loro ma ugualmente interessanti: il Seicento e il primo Novecento nazista. Il romanzo in questione è Il problema Spinoza di Irvin D. Yalom (Neri Pozza editore, Vicenza 2012) il terzo che l’autore dedica ad un filosofo, dopo Le lacrime di Nietzsche e La cura Schopenhauer.
Peter Sloterdijk, Stress e libertà, Raffaello Cortina, Milano 2013, 92 pagg.
Stress e libertà (Raffaello Cortina 2013, 92 pagg.): chi di noi non si sente parte in causa quando si parla dell’oppressione che lo stress esercita sulle nostre vite e del legittimo desiderio di liberarsene? Ma, prima ancora di leggere il saggio, siamo certi che la soluzione non è così scontata e a portata di mano se a proporla è Peter Sloterdijk, noto professore di Filosofia e Teoria dei media presso la Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe, di cui abbiamo già parlato a proposito della rivoluzionaria proposta di abolire le tasse in La mano che prende, la mano che dà (Raffaello Cortina 2012).
Lucy Riall, Risorgimento. Storia e interpretazioni, Donzelli ed., Roma 2007, pagg. VIII-183.
Lucy Riall è una storica irlandese, insegna al Birkbeck College dell’Università di Londra, dove tiene la cattedra di Comparative History of Europe (19th to 20th centuries). I suoi interessi vertono sulla storia d’Italia, in particolare su quella del Mezzogiorno in epoca “Risorgimentale”. Come tanti altri studiosi prima di lei, pensiamo a H.Bresc, D.Abulafia, M. Aymard, solo per fare dei nomi, ha eletto il Sud d’Italia a baricentro gravitazionale dei propri interessi di storica. A differenza di altri, in mente ho soprattutto il nome di Denis Mack Smith, il suo lavoro non è viziato da quella distorsione concettuale che vizia tanti studiosi che si approcciano ad una galassia per molti versi “troppo” conosciuta ma per lo più attraverso “luoghi comuni” e categorie vacue.
Peter Sloterdijk, La mano che prende e la mano che dà, Raffaello Cortina editore, Milano 2012, pagg. 137.
“A questo mondo solamente due cose sono certe: che si muore e che si pagano le tasse”: con questo celebre aforisma Benjamin Franklin in punto di morte avrebbe sancito una verità che, credo, nessuno di noi si sentirebbe di smentire. Mai come oggi il problema delle tasse è di grande attualità: per restare in seno alle cure amorose di mamma-Europa e ottenere l’approvazione dei nostri conti pubblici, il premier Monti -col il suo bravo governo tecnico di professori- ha messo abbondantemente le mani nelle tasche degli italiani con un bel salasso di tasse che -così ci dice- rappresentano il sacrificio indispensabile per rimettere in sesto il bilancio dello Stato, per restare faticosamente in zona-euro, per non fare la brutta figura di essere messi alla berlina come la Grecia (povera Grecia, culla della nostra civiltà europea, che cosa saremmo oggi senza la Grecia…).
Grado Giovanni Merlo, Streghe, il Mulino, Bologna 2006, pp. 105.
“Correva l’anno 1509…” è il titolo della rievocazione storica, tenutasi nella cittadina di Saluzzo, ai piedi del Monviso, nei giorni scorsi.
[« V’è un sol Monviso sulla terra, un solo gruppo di monti come quello, un solo Pian che s'agguagli di Saluzzo al piano » per dirla col Pellico].
La vicenda di Leonora, arsa viva per stregoneria, mi ha particolarmente colpita riportandomi alla mente un interessante studio del prof. Grado Giovanni Merlo, intitolato, per l’appunto Streghe e ambientato negli stessi luoghi.
Franco Forte, Il segno dell’untore, ed.Mondadori, Milano 2012, pagg.342.
Una copertina senza dubbio accattivante e ricca di mistero quella de “Il segno dell’untore”, edito da Mondatori nel gennaio 2012. Un altro bel lavoro dello scrittore Franco Forte, una sorta di sequel de “I bastioni del coraggio” (che non presuppone comunque la lettura del romanzo precedente). Franco Forte oltre che autore di numerosi romanzi storici, ha collaborato come sceneggiatore ad alcune note fiction televisive, come “Distretto di polizia” e “RIS”. E senza dubbio l’attività di sceneggiatore fa capolino in una stesura un po’ “televisiva” di un giallo storico di tutto rispetto, ma con un taglio narrativo chiaramente contemporaneo: la parte storica ben curata nei dettagli non appesantisce la narrazione, le informazioni storiche e le nozioni tecniche sono distribuite con incredibile naturalezza e coinvolgono pienamente la curiosità del lettore; anche la regia perfettamente studiata ci dà la sensazione di poter seguire -quasi attraverso una telecamera- una scena “zoomata” per cogliere dei dettagli importanti o altrimenti “allargata” per darci delle visioni d’insieme.
Ross King, I delitti della biblioteca scomparsa, Sylvestre Bonnard 2002, pagg.428.
La copertina è quella di colore nero opaco della collana che l’editore Sylvestre Bonnard ha dedicato ai gialli bibliofili: in effetti fin dalle prime pagine facciamo la conoscenza di un modesto libraio londinese del 1660, Isaac Inchbold: quarantenne, vedovo e senza figli, pacificamente abitudinario, in buona salute (ha una buona pancia, quasi tutti i capelli e soprattutto tutti i suoi denti!), vive nella zona di London Bridge dove si trova Nonsuch House, la sua casa e negozio-bottega che divide col servo fedele Monk; la vita scorre placida tra gli ordinati scaffali dei suoi amati libri, il nostro Mr Inchbold difficilmente esce o si sposta al di là dei quartieri londinesi per mischiarsi a quel mondo così caotico e pieno di pericoli. A prima vista non è certo il protagonista ideale di una complicata serie di intrighi delittuosi, ma è più facile trovare un labirinto, scrive Comenio, che una via maestra; e se non sei tu a cercare i guai, saranno ugualmente i guai a trovare te.
Hans Tuzzi, Il Maestro della testa sfondata, Ed. Sylvestre Bonnard, Milano 2002, pagg. 275.
Hans Tuzzi è lo pseudonimo di Adriano Bon, scrittore e saggista milanese, consulente editoriale e docente presso l’Università di Bologna, già noto al mondo della critica letteraria con diversi importanti saggi pubblicati tra gli anni ‘70 e ’90; ha poi esordito come “Hans Tuzzi” (nome preso a prestito da un personaggio dell’Uomo senza qualità di Musil) con il volume Collezionare libri antichi, rari, di pregio pubblicato da Sylvestre Bonnard nel 2000, che mostra tutta la sua indiscutibile competenza nel campo della bibliofilia antiquaria. Sempre con la stessa casa editrice, nel 2002 ha dato inizio a una serie di romanzi gialli che vedono protagonista il commissario Melis, un uomo tutto d’un pezzo (e per la gioia del suo autore anche discretamente colto a giudicare dalle citazioni e allusioni letterarie che impreziosiscono -senza troppe pretese- alcuni suoi interventi); originario della Sardegna (isola che i suoi hanno lasciato da tre generazioni), porta ancora con sé un sano orgoglio “del sud”, ma sa raccontare alla perfezione la Milano fine anni ’70. Il Maestro della testa sfondata, romanzo d’esordio, crea un perfetto incontro tra il crimine e il mondo del collezionismo librario.









