Jacques Le Goff, La nascita del Purgatorio, Einaudi, Torino 1996.

nascita_del_purgatoriodi Emanuela Catalano

 

 

«Il Purgatorio supera in poesia il cielo e l’inferno,

 in quanto rappresenta un avvenire del quale entrambi sono privi».

Genio del Cristianesimo, F.-R. de Chateaubriand

 

Rileggendo La nascita del Purgatorio (edito da Einaudi nel 1982), uno dei saggi a mio parere più affascinanti e approfonditi sull’argomento, mi rendo conto di quanto le questioni e gli interrogativi che vertono sul destino dell’anima o, meglio, sulle sue sorti dopo la morte del corpo siano state da sempre oggetto di indagine, di riflessione e di preoccupazione da parte dei più ma anche più semplicemente di mera fascinazione e curiosità. Continua a leggere

Mladen Dolar, La voce del padrone. Una teoria della voce tra arte, politica e psicoanalisi, Orthotes editrice, Napoli-Salerno 2014, pagg. 217.

di Fabio Milazzo 

[Questa recensione è stata originariamente pubblicata su  Psychiatry On Line Italia - ISSN 1591-0598]

«Mladen Dolar non sembra un idiota e non parla come un idiota,

ma non lasciatevi ingannare-

Mladen Dolar non è un idiota»

Slavoj Žižek

 

 

dolarMladen Dolar, con Alenka Zupančič, è il fondatore della Scuola Psicoanalitica di Ljubljana, giunta alla ribalta internazionale sulla scorta dei successi editoriali di un altro suo membro: Slavoj Žižek. Proprio quest’ultimo, in diversi contesti, ha fatto frequenti riferimenti al suo «amico marxista Mladen Dolar» tessendone le lodi per le capacità analitiche e teoretiche dimostrate[1]. Abilità che vengono alla luce nel volume «La voce del padrone, una teoria della voce tra arte, politica e psicoanalisi», pubblicato per le edizioni Orthotes e magistralmente curato da Luigi Francesco Clemente. Il testo, originariamente pubblicato da MIT Press nella collana diretta proprio da Žižek, «Short Circuits», focalizza un aspetto dell’esperienza umana su cui poco si è spesa la filosofia: la voce. Ad eccezioni delle brillanti analisi di Derrida, sviluppate in particolare in «La voce e il fenomeno», l’argomento ha avuto un posto marginale nell’agone filosofico che perlopiù ne ha valutato il ruolo strumentale e subordinato in ordine alla produzione delle idee. In ciò ha ovviamente pesato una metafisica della presenza che storicamente ha fatto della voce il canale di trasmissione privilegiato della ratio, all’interno di un sistema di pensiero che si è identificato principalmente con il Logos. In tale ottica Derrida ha criticato proprio il presunto carattere metafisico della voce, strumentoprivilegiato per l’affermazione dell’irriflesso principio della presenza secondo il quale l’Essere è ridotto ad un ente pronto e disponibile per le esigenze logocentriche del soggetto. Continua a leggere

(a cura di) Alex Pagliardini e Rocco Ronchi, Attualità di Lacan, edizioni Textus, L’Aquila 2013.

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di Alessandro Siciliano

Lacan non è un autore semplice. La sua opera è ostile alla lettura e alla comprensione. Lo si sente dire spesso e questo libro ci aiuta a capire perché. C’è infatti qualcosa di specifico, in Lacan, ad essere inafferrabile dalla comprensione. Continua a leggere

Lucrezia Ercoli, Filosofia della crudeltà. Etica ed estetica di un enigma, Mimesis, Milano-Udine 2013, pagg. 137.

di Fabio Milazzo

«L’etica della crudeltà è un antidoto contro la persistenza rocciosa dei pregiudizi e la tirannia asfissiante del senso comune. Un’est-etica crudele ci costringe a rimanere dubbiosi e sospettosi, a rifuggire ogni morale edificante»

Lucrezia Ercoli

9788857519920La citazione sopra riportata offre una chiave di lettura utile per situare l’argomento del volume esaminato: una riflessione a tutto tondo, scevra da pregiudizi, sul tema della «crudeltà».  L’autrice, Lucrezia Ercoli, si occupa da qualche anno della direzione artistica di «Popsophia, festival del contemporaneo», ed è proprio attraverso il felice e produttivo uso promiscuo di registri discorsivi diversi -pop verrebbe da dire- che affronta il tema attenzionato. Che cos’è la crudeltà? Questo l’interrogativo a cui il volume prova ad offrire risposta nella consapevolezza della densità e della pervicacia dei pregiudizi presenti sul tema. Continua a leggere

F.Furet-D.Richet, La rivoluzione Francese, Laterza, Bari 1974 (ed. orig. 1965-1966), pagg. XIII-684.

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di Fabio Milazzo

La storiografia che si è occupata della Rivoluzione francese, per forza di cose, è sempre stata militante. Per le ricadute che l’avvenimento ha avuto sulla tarda modernità e sul XX secolo innanzitutto. Basti pensare  all’influenza che concetti quali quello di «Nazione»[1] e di «giacobinismo» hanno avuto per la geografia politica del Novecento per rendersi conto che ogni presa di posizione sulla madre di tutte le rivoluzioni ha un significato politico. E’ il principale motivo delle feroci polemiche che seguono ogni ermeneutica storiografica che si discosta dalla vulgata. Continua a leggere

Marco Nicastro, Trasparenze. Poesie. Oèdipus Edizioni, Salerno 2013, pp. 63.

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di Nadia Centorbi

Il segno poetico  che  si  staglia  sullo  sfondo  di  una  numinosità  baluginante,  improvvisa e persino dolorosa nel suo rapido guizzo;  l’attonito  sfolgorio  dell’io che trascende  di  scorcio  una  nebulosità  sonnambulica ,  scortato  dall’attesa  di  una nuova  epifania,  proteso  all’assoluto  eppur  radicato  nell’incanto -disincanto  di  una più  che  heideggeriana  fenomenologia:  questi  i  Leitmotive  dei  versi  raccolti  in Trasparenze,  il  volumetto  di  poesie  di  Marco  Nicastro  pubblicato  da Oèdipus nel  2013.  Versi che sembrano levigati ed essenziali come ciottoli sul letto  di un fiume,  lambiti  ma non segnati dall’imperterrito fluire.  Versi nitidi nella loro essenzialità che tende ad atomizzarsi in una  forma  che  non  rischia  l’ermetismo  per  via  di  una concentrazione  centrifuga,  sempre  protesa  all’analogia  fulminea.  Versi ‘trasparenti’, appunto, irradiati da rivelazioni rapite in attimi estatici e condensate in immagini nebulizzate:  «Trasparenza  dell’essere  /  dinnanzi  al  nudo  sentire;  / squarci improvvisi di luce / lacrimano sulla nostra pace» (Barlume). Continua a leggere

Michele Serra, Gli sdraiati, Feltrinelli, Milano 2013, pagg. 108.

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di Emanuela Catalano

Già Freud sosteneva quanto fosse impossibile esercitare il mestiere di genitore, il quale dal canto suo doveva essere consapevole e convincersi di questa impossibilità. Al di là delle ideologie politiche, dei moralismi o paternalismi, vorremmo leggere l’ultimo libro di Serra per quello che è: un racconto sul travagliato rapporto tra padri e figli che rimane un nerbo scoperto della nostra cultura. Che si sia di destra o di sinistra, dopo le lotte sessantottine, che ne è dell’autorità del padre, o meglio cosa resta del padre, per dirla con Recalcati? Quello che emerge dalla lettura di questo testo è un’amara e al contempo ironica riflessione sulla difficoltà dei padri a capire i propri figli, perennemente interconnessi, con l’iPad, iPhone, pc, tv, cuffie, ecc., stravaccati su un divano in posizione – come recita il titolo – sdraiata. E gli ‘eretti’ cosa fanno nel frattempo? Li guardano, li scrutano, si interrogano in silenzio sul perché di questa mancanza di dialogo, sulla non conoscenza dei propri figli che ci porta a percepirli talvolta come estranei. Continua a leggere